Trovo antropologicamente affascinante tutto il megacasino imbastito attorno a questa vicenda a dir poco fondamentale per le itagliche sorti. Intanto, diciamoci la verità, delle vittime non fotte a nessuno, vengono usate ed esibite strumentalmente nei vari salotti (esemplare il Vespa di ieri).Anni di piombo L’uomo “di destra” vede in Cesare Battisti l’archetipo di ciò che odia più visceralmente: il farloccone comunista radical chic che, grazie alle millantate doti da intellettuale e all’appoggio di altri orribili snobboni a lui consimili (Pennac, Vauro…) intenti oziosamente a difendere un probabile colpevole, si arroga il diritto di infrangere tutte le regole sociali. O perlomeno quelle che lui non accetta possano essere violate, mentre per altre, come sappiamo, è un po’ più lassista :asd: . Insomma, dal suo punto di vista Battisti è l’individuo che riesce nell’impresona di concentrare dentro di sé tutto lo schifo possibile e attirarsi dietro uno sciame di merdosità ineguagliabile.

Il tizio della presunta sinistra (non estrema) attuale si aggrega al coro delle urla degli indignati-ora-risollevati, perché vuoi mai che passi per un fiancheggiatore di terroristi e assassini, e poi che ci guadagno. Anzi, un certo atteggiamento duro & puro senza guardare tanto per il sottile si intona molto bene alle mode giustizialiste di questi anni ed è una maniera per ribadire — un po’ pateticamente, diciamocelo, — la propria, famosa superiorità morale… :asd: E poi bisogna essere pur coerenti con quello che si urla giorno e notte contro Berlusconi & friends. Per cui, se c’è addirittura una sentenza definitiva non ti deve passare manco per l’anticamera del cervello di sindacarla o farti venire qualche dubbio su quello che hanno scolpito nel travertino tramite dettatura divina i nostri meravigliosissimi e infallibili Supergiudici in ermellino e calzamaglia.

I quattro gatti spelacchiati rimasti all'”estrema sinistra” ne fanno, come i destrorsi, una questione imprescindibile per la sopravvivenza e affrontano di petto ideologicamente la materia (basandosi sulle teorie un po’ forzate di Carmilla e dintorni che imbastiscono una critica per differenza con poche fonti e pochi riferimenti alle leggi, senza entrare più di tanto negli atti del processo, senza accennare alle motivazioni della sentenza, non considerando alcune accuse come l’esecuzione materiale di Sabbadin). Questo, perché generalmente sono rimasti a farsi pipponi infiniti su fatti di millemila anni fa, perdendo completamente di vista le questioni reali e concrete. Quindi, costoro vedono in tutto il can-can su Battisti una condanna non di eventuali misfatti commessi dall’uomo, delle responsabilità individuali, bensì proprio di un certo modo di pensare e vivere: è perseguitato perché comunista :asd: .

Ci sono poi i casi clinici. Cioè coloro i quali, schizofrenicamente, riescono a sostenere l’infallibilità sempre & comunque dei giudici quando vanno contro Ilvio e politicume vario. Mentre diventano ipergarantisti “ad personam” per Battisti, Sofri (comunque elemento non paragonabile al Cesarone, per condotta tenuta) & C.

Personalmente trovo che se, oltre alla Francia (la dottrina Mitterand) che vabbè ci odia a prescindere e quindi non fa testo e il Brasile (che ora sta calando le braghe, non per reale convinzione, ma evidentemente perché abbiamo fatto un casino della madonna), anche un pacco di altri Paesi tipo Argentina, Giappone (molto attento al terrorismo nero, Zorzi sta là e gli è stata data cittadinanza), Svezia, Inghilterra, Canada, Spagna non riconoscono la diafana e cristallina meravigliosità della giustizia italiana di certi anni un motivo ci sarà. Credo che sia innegabile una certa enfasi posta dal diritto penale italiano sui reati associativi (una sorta di “responsabilità collettiva” da codice Rocco); l’esistenza di sentenze arrangiate e politicizzate (nelle quali vengono sostenute robe tipo “l’impostura di quanti si richiamano alla dittatura del proletariato”); l’opinabilità della scelta trasversale dei nostri politici del tempo di introdurre una legislazione speciale basata soprattutto sull'(ab)uso del pentitismo per combattere il terrore dilagante; eccetera eccetera. Simpatiche cosette, insomma — oltre che dall’efficacia discutibile — non proprio armoniosamente conciliabili col garantismo e il rispetto dei diritti dovuti all’uomo, ma anche e soprattutto all’imputato.

Detto questo, pur sforzandosi e nutrendo qualche dubbio, è difficile essere solidali con Battisti. Cioè con uno che, sostanzialmente, si è difeso dal processo (che comunque c’è stato, eh…). La legislazione ammette la condanna in contumacia. Uno nelle condizioni e con i trascorsi dell’amato cantautore non può far finta di non sapere che nel suo Paese si stesse svolgendo un processo (pubblico, e anche molto reclamizzato) per omicidio plurimo nei suoi confronti. La legge non ammette ignoranza e prevede l’onere di costituirsi davanti al foro, non si può cascare dal pero. Sono principii magari duri da digerire ma basilari senza i quali la giustizia non potrebbe esistere e regnerebbe il caos. E, francamente, penso che ci siano altre cause ben più meritevoli da sposare e sostenere con tanto ardore.