Non so quale ricerca (c’è sempre una ricerca su qualsiasi cosa) dice che ‘sti megavincitori manco realizzano di aver vinto che subito si mettono di buzzo buono a bruciare soldi col lanciafiamme preso da Amazon e dopo due anni sono più poveri in culo che pria. Comunque sul sito c’è scritto che oltre una certa soglia ti devi presentare nella sede della Sisal. Di questi palpitanti momenti in genere si parla poco, si tratta di dinamiche piuttosto oscure, tenute nascoste all’ignaro giocatore compulsivo medio, ma è totalmente da escludere che possa andare nel modo che stovvi per illustrare?

Vecchietta che intende lasciare tutto a Padre Pio quando schiatta, cioè nel giro di qualche mese, a occhio: «Salve, è qui che si riscuotono le vincite del SuperEnalotto?».
Bigio impiegato smistascartoffie che guadagna 1.500 euro al mese: «No, è due piani sopra. Di che cifra si tratta?».
Vecchietta: «Mah, niente di che, sul giornale dicono mi pare duecentonove euri… Ah, no, milioni, avevo letto male».
Bigio impiegato: «Gulp. Ah, no, allora deve far vedere a me».
Vecchietta: «Tenga, buon uomo».
Bigio impiegato: «MUAHAHAHAHAHA, NON CI SONO TESTIMONI, ORA SONO PATRONE TI MONTO».

(Sostituire bigio impiegato con notaio/avvocato/parente/amico/conoscente, per una cifra simile anche il vicino di casa più pacato nonché salutatore seriale potrebbe trasformarsi senza preavviso nel killer dello Zodiaco).

Dopo attente riflessioni direi che l’unica per essere sicuri di arrivare a riscuotere effettivamente la somma è confessare, in modo che nessun altro possa attribuirsi truffaldinamente il merito di aver azzeccato proprio la combinazione esatta tra le 622.614.630 disponibili. E ovviamente il metodo più rapido, comodo e soddisfacente per il proprio ego con il quale farlo oggigiorno, si sa, sono i social (tanto le TV arriveranno di riflesso dopo cinque zeptosecondi). Un bel video – col solito gatto ignaro di tutto che gatteggia sullo sfondo – nel quale si sventola trionfanti il biglietto, cogliendo anche l’occasione per fare il gesto dell’ombrello, o esibire il dito medio, a seconda dei gusti, a tutte le categorie di probabili, direi quasi sicuri, scrocconi, elencandole: amici? tiè; conoscenti? tiè; posteri? aritiè; datori di lavoro stronzi? pigliate questo; barista che mi hai convalidato la schedina con la solita espressione scazzata e ora pontifichi su ciò che sarebbe appropriato facessi IO con i MIEI soldi? tiè; associazioni per la protezione dei cuccioli di Alien fucsia del Madagascar messi in pericolo dal global warming? Ditone medio bello teso anche a voi. A quel punto resta il problema della criminalità (organizzata o meno) che ovviamente cercherà con tutte le sue forze di rapirci, stuprarci analmente e rivendere pure i nostri affezionati organi interni al mercato nero in ogni modo, ma avendo risparmiato un sacco di soldi sugli scrocconi ce ne avanzano parecchi da investire in robuste guardie del corpo. Poi, ovviamente, la grande fuga, il cambio di connotati, di pianeta, di mentalità, di sesso.

(Ma vi immaginate uno che è andato poco convintamente a controllare e ha beccato i primi cinque numeri, la mano comincia a tremare, il respiro diventa affannoso, lo sguardo si sposta lentamente sull’ultima cifra, quella decisiva, e poi al sesto ci aveva, chessò, quarantotto e invece è uscito quarantanove, e lui voleva giocare proprio il quarantanove, era fermamente convinto di questo perché aveva sognato suo nonno che gli aveva detto dai pirla metti quarantanove, da morti possiamo avere accesso ai telegiornali del futuro, qui non ci sono cantieri e così sono costretto a guardarli, ma la moglie gli aveva detto ma no metti quarantotto che è il nostro numero fortunato, caro, allora lui la femminicidia e la trasforma in salsicce come nel racconto di Dürrenmatt, con i soldi del cinque però riesce a comprare un avvocato potentissimo – beh, relativamente, diciamo – che riesce a farlo uscire dal carcere dopo pochi anni con scuse varie, signor giudice comunista, anche lei sarebbe impazzito in quelle condizioni, del tutto inumane, allora al ritorno a casa lui trova le salsicce, ormai avvizzite, parla con loro, si confronta democraticamente sull’accaduto, le abbraccia piangendo. E ci infila il cazzo, avvizzito anch’esso, dentro, e il cazzo dopo aver sborricchiato un po’ di sborra antica altamente proteica, frutto di quelli che sono sembrati essere 622.614.630 giorni di astinenza, magicamente diventa un tutt’uno con le salsicce e allora arrivano gli scienziati che lo portano via per studiarlo, ma in laboratorio si scopre che devono segargli il cazzo lui può andare a casa).

Ah, ovviamente il titolo del post è fuorviante, mi dispiace.