NON SEMBRA MOLTO CONVINTA – Per motivi pratici più che “ideologici“, Ester, che dissente: “Ma voi siete matti, con quel che costano le rette devo pure perdere l’anno??? precario cnr
talentosprecato
Qui bisogna togliere i vecchi dalle Università, dare spazio a nuove voci. Non si può restare sempre con i dottorati che non servono a un cavolo. Già l’Università italiana non vale un *%$&£…“. Punto di vista considerato un po’ superficiale da Ceciò, che urla: “Domani voglio andare alla manifestazione a Firenze al rettorato. Forse è contro il mio interesse di studente gridare al blocco dell’anno. Ma è nell’interesse della mia formazione non perdere importanti e particolari corsi! Così come poter sperare in un futuro più sicuro! CI STANNO DEPREDANDO DELLA CULTURA E DELLE RISORSE PER IL FUTURO, CHE GIÀ PURTROPPO SCARSEGGIANO! COSÌ SI PRIVA DI PENSIERO LA GENTE, COSÌ SI DÀ VITA AI REGIMI!“.

UAN IS MEGL CHE TRI? – “La maestra unica può avere l’unico vantaggio di creare un legame piu affettivo coi bambini, se proprio vogliamo trovarne uno. Ma la maestra non deve fare da mamma. Deve insegnare. Adesso voglio vedere chi mi trova un motivo per cui una persona sola che deve gestire tutte le ore e le materie dovrebbe essere meglio di più persone che possono dedicarsi ognuna a una cosa e farlo in modo piu specializzato; è una contraddizione in termini perché in tutti i campi giungere alla specializzazione è considerato un progresso. Diciamoci la verità, volevano risparmiare e hanno tagliato sulle maestre e si sono inventati una scusa per far credere che è meglio così“. Così sostiene Anna861 del forum Studenti.it, e appare difficile darle torto. “Il maestro unico è meglio” perché “tre maestri potenzialmente in conflitto tra di loro non sono in grado di trasmettere agli allievi un metodo di studio che è, e deve assolutamente essere, unico: per ragioni psicoattitudinali e cognitive, non solo didattiche“; e poi “ripristinare il maestro unico vuol dire restituire la responsabilità educativa a una sola figura, Abbasso la Gelminisenza che la possa scaricare sulle altre o che possa farsi scudo degli altri maestri per mascherare la sua incompetenza (che danneggiava comunque i bimbi, visto che gli altri sopperivano solo fino a un certo punto)“; difese di questo tipo, che si leggono su vari blog di Tocqueville (quello di janecalamity in questo caso), per quanto stupendamente scritte, sanno un po’ di arrampicata sugli specchi. Per un provvedimento che, se guardato senza gli occhiali da tifoso, non può che avere un’unica, ovvia giustificazione. E forse le spese da tagliare, prima, potrebbero essere altre.

FACCIAMO L’IPOTESI – Sì, “facciamo l’ipotesi, così, astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. […] Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A ‘quelle’ scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. […] Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. CalamandreiL’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico“. Così tuonava mirabilmente — ignaro della Perego e del “futuro pornografico” dell’informazione — quel veggente di Piero Calamandrei (uno dei padri della nostra Costituzione, per chi non lo sapesse) in un discorso nel 1950. E, pur reputando esagerati — anche se “suggestivi” — certi articoli apocalittici sull’imminente/presente “ventennio berlusconiano“; e quasi fastidiose le voci fin troppo insistenti di “pericolo di deriva fasssssista” (dopotutto le manifestazioni, a tratti anche molto dure, dell’Opposizione si svolgono ancora in piena libertà, i blogger possono bloggare a piacimento e il contesto storico, economico e internazionale nel quale è inserita l’Italia è completamente diverso da quello degli anni 20) l’attualità vivissima di queste parole, a quasi sessant’anni di distanza, beh, forse qualche brividino lo fa venire. (Giornalettismo)

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