Commento a questo post (cliccare, ingrandire, si vede) di un certo successo rionale su fesbu e ai vari, pensosi sermoni di segno opposto – sfornati anche da autori dotati di robusto pedigree – che stanno impazzando.

L’articolo o status in questione lascia il tempo che trova esattamente come le previsioni apocalittiche, altrettanto immaginifiche, che in effetti hanno già sfiancato dopo pochi giorni. Non è che bisogna stare forzatamente sul pezzo, o almeno gli “intellettuali” o aspiranti tali farebbero meglio a evitare di tarare le loro uscite e le loro riflessioni sulle tempistiche dei meme, quantomeno per non rendersi ridicoli. Il semplice silenzio sarebbe preferibile.

La realtà è che, per quanto la cosa nettamente più probabile sia che alla fine ci si riprenda bene “come al solito”, nessuno sa esattamente come, quando e soprattutto se si risolverà e in che modo si svilupperà questa faccenda. Se ci sarà una seconda ondata (parecchio probabile questa, mi sa)(butto un’occhiata nella sfera di cristallo pure io e vedo altri, prematuri aperitivi, e una bella combo diffusione quasi incontrastata in Africa più aprite i porti, restiamo umani, Paesi che ci richiudono chissà come mai le frontiere appena riaperte in faccia, balletti, psicodrammi e menestrelli vari, ecc.; combo che dovrebbe regalare grasse soddisfazioni, intrattenendo l’utenza in isolamento ormai provata da Netflix). Quanto inciderà nei costumi, nelle abitudini, nella mentalità, nelle interazioni personali (il distanziamento sociale e la fissa dell’igiene lasceranno tracce, diventeremo una società meno baci, abbracci e tocconi e più simile ad altre, diciamo più sobrie, per le quali si sta valutando se questo maggiore “distacco” possa aver inciso nella diversa diffusione del virus, virus che, lo abbiamo capito ora?, non sarà l’ultimo accidente di questo tipo che ci capiterà, e quindi). Che impatto avrà sull’economia (ci saranno meno scambi commerciali, si viaggerà nettamente di meno, poco di meno, le vacanze mordi e fuggi di tre giorni al Borneo verranno aspramente demonizzate in quanto insostenibili, e magari pure quelle ad Alghero, oppure no, ci saranno controlli molto più intransigenti, tareremo la sanità sulle emergenze apocalittiche togliendo risorse a man bassa da altre parti), sugli assetti politici (avremo un’Europa più forte, meno forte, uguale, l’UE avrà un tracollo… boh, comunque faccio presente che un gruppo becerissimo, a tenersi bassi, come Stop Europa ha tirato su credo una mezza milionata di iscritti in pochi giorni), i casini che genererà e che sta già alimentando nei rapporti tra gli Stati (accuse reciproche, egoismi, furti di mascherine, nazionalismi alimentati, accetteremo finalmente di farci tracciare permanentemente anche il buco del culo, ecc.).

I precedenti dello stesso o di altri generi e campionati, più o meno arbitrariamente tirati in ballo, contano fino a un certo punto – per l’11 settembre ci fu molta pomposa retorica, ma i meno allocchi questo lo intuivano già al momento, mentre erano immersi nelle vicende, poi chiaramente ha cambiato in maniera più sottile, ma neanche tanto: tutta la lunga striscia di attentati, guerre, scenari geopolitici incasinatissimi, ISIS, l’immaginario Occidente vs Islam, le citazioni della Fallaci anche nelle fette biscottate sono cose piuttosto evidenti e palpabili. Come pure i paragoni numerici con tragedie di altre epoche, nelle quali morire per certi eventi diciamo “fuori dal diretto controllo umano” e improvvisi era tutto sommato qualcosa di molto più normale e socialmente accettato, mentre oggi ci siamo autocostruiti l’idea di essere quasi immortali, tant’è che per ogni disgrazia che accade si dà per scontato che ci debba essere qualche colpevole da rintracciare e da punire in maniera esemplare, magari con qualche pittoresco magistrato da qualche parte che si erge a grilleggiante protagonista.

La storia chiaramente tende a ripetersi, ma non ci farei assoluto e cieco affidamento, sempre. Anche solo per non fare la figura da sprovveduti dei vari Zingaretti, Sala e poverini vari, per i quali, visto che avevamo sculato alla grande con MERS, SARS e compagnia, sarebbe senz’altro finita così pure a ‘sto giro e ai vari menagrami allarmisti bisognava rispondere con gli aperitivi (facendo danni inenarrabili dei quali purtroppo non saranno mai chiamati a rispondere). E ovviamente, letta in chiave nostrana, non mi aspetterei ottimisticamente chissà quali miracoli dal periodo di ricostruzione: gli annosi e noti problemi che affliggono l’Italia non si risolvono certo con la bacchetta magica o con un (bel) po’ di voglia di fare e di riprendersi.

Immagine presa da pfffff, su, dai.