Premesso che, in condizioni normali, non sono certo uno che invoca chiusure domenicali, restrizioni e menate varie (l’esatto opposto, ma le condizioni attuali non sono affatto normali, quindi occorre elasticità mentale per ragionare diversamente, mettendo un po’ da parte ideologie e preconcetti).

Cercherei di cucire insieme grazie al prezioso dono della logica (prerogativa mi dicono dell’essere umano) qualche noto fatto, cercando di trarre alcune considerazioni che possano portare alla risoluzione di questo inspiegabile enigma che sta affliggendo il uebbe. Cioè: «ZOMG, perché questi cretini hanno ridotto gli orari di apertura, si formano le code e aumenta il rischio di beccarsi il virus!1» (ma forse vi sfugge qualcosa).

1) I supermercati stanno in piedi grazie a cassieri e commessi, in questo periodo oberati di lavoro (anche perché, aspetto da molti ignorato ma piuttosto importante, devono seguire delle procedure speciali, lunghe e laboriose, apposite per il coronavirus, non siamo in un periodo normale, quindi bisogna probabilmente aggiungere un sacco di lavoro che “non vediamo” o non riusciamo a cogliere). Non è che costoro siano un elemento che uno può prendere in considerazione come no, o mettere dietro altri aspetti che ci stanno più simpatici. Sono assolutamente imprescindibili. No cassieri e commessi, no party

2) I cassieri dei supermercati del Lazio hanno convocato riunioni sindacali e hanno minacciato lo sciopero totale se non si fossero ridotti gli orari. Insomma, l’alternativa sul piatto erano supermercati chiusi. Ripeto per i meno attenti: chiusi

3) Altri scioperi e agitazioni si minacciano in altre parti d’Italia (leggere qui, per esempio). Come si è arrivati o si arriverà a queste restrizioni nelle diverse regioni o nelle diverse catene, che magari si autoregolano, conta a mio avviso poco (il Veneto ha detto che farà come il Lazio se il governo non si sbriga a prendere una decisione a livello nazionale), visto che la tendenza è quella un po’ ovunque, i sindacati sono compatti e determinati e non c’è grande scelta. Ho letto pure «li precettano». Ma certamente

Testimonianze del genere ne trovate quante volete, se cercate. In tutte le lingue.

4) Per quelli che non sono abbastanza convinti del fatto che sgobbare in un supermercato sia in questo momento un’attività ad alto rischio, con ciò che ne consegue, c’è questo link che fornisce un altro corposo indizio

5) Renzi sta cercando visibilità in qualsiasi modo in questo periodo, venderebbe pure i genitori per raggiungere la soglia psicologica del 2,5% nei sondaggi, e sta sparando una cagata populistica dietro l’altra. E si è appena messo a cavalcare il cavallo «supermercati aperti 24/7 lo vuole laggente». Mi pare semplice capire che il buonsenso stia dall’altra parte

6) Se, in una situazione emergenziale simile, che potrebbe protrarsi a lungo, i cittadini non collaborano e non mostrano senso civico, la responsabilità non prevale sul puntacazzismo e sul fare le pulci a tutto, e si esce di capoccia già dopo la prima settimana, c’è poco da fare. A Wuhan hanno messo su un’app per portare a domicilio la spesa a tutti. Qua è fantascienza. Va bene. (Almeno cercherei di far sì che tutti gli anziani, o se non altro quelli conciati peggio, la spesa possano riceverla a domicilio con frequenza accettabile).

Se si cercasse di far capire – spot martellanti a reti unificate sul fatto che non c’è un’emergenza alimentare – che la spesa va fatta massimo una volta alla settimana, si riesce a campare, è scientificamente provato, senza reclamare il diritto di andare giornalmente perché «mi mancano le zucchine appena colte per fare quel piatto» o «mi è finito lo zafferano» (non siamo in tempi normali, vi attaccate e lo pigliate la prossima volta, non dovete imitare lo Chef Misentostocazzo proprio in questo momento) si potrebbe andare a fare la spesa senza grossi problemi. Insomma, la strada per snellire le code dovrebbe passare attraverso la consapevolezza diffusa e la responsabilizzazione individuale, e non continuando a invocare poco astutamente aperture più prolungate. Utopia? Se gli agenti il pacchetto di patatine che sei andato a comprare (senza prendere nient’altro) te lo fanno mangiare sul posto, confezione inclusa, magari la prossima volta ti comporti diversamente. (Toc, toc, è un esempio surreale per dire che tale modello è concretamente applicabile e può portare a dei risultati dando una stretta, se occorre, sul versante dei controlli e delle sanzioni effettivamente irrogate per certi comportamenti). Se poi non si capisce con le buone, si passa a stabilire dei turni per andare a fare la spesa, sistema di prenotazioni, ecc., la tecnologia la abbiamo. Ma questi passaggi io semplicemente li istituirei in ogni caso, in modo da cercare di risolvere anche il problema dei lavoratori indispensabili di altri settori che hanno meno tempo a disposizione per fare la spesa.

Matematica pure questa (il disegnino lo lascio a quelli che puntano a stupire gli allocchi con effetti speciali), perché la gente che deve fare la spesa la spalmi su un numero maggiore di giorni. E spirito di adattamento, quello che ha contraddistinto per tanto tempo la specie umana contribuendo alla sua affermazione e che dopo solo qualche giorno di isolamento sembra invece già scarseggiare in maniera preoccupante nella popolazione.

La situazione è ovviamente in divenire e ogni giorno potrebbe portare a totali stravolgimenti. Quindi è pure possibile che tra un po’ si trovi un accordo coi lavoratori per prolungare l’orario di apertura (magari allungando loro qualche altro spicciolo, ma il problema sicurezza e del rischio, in parte ineliminabile, non penso svanisca)(peraltro è pieno di episodi di cronaca che narrano di gente che usa la tosse o lo sputo come arma per affermare le proprie dubbie ragioni, e tra i più esposti ai matti ci sono appunto i lavoratori di questo tipo); o che si obblighino per esempio i percettori di reddito di cittadinanza a fare le consegne a domicilio – ci saranno questioni tecniche, legali o di altro tipo? boh – rendendo meno pressante il problema, ecc.

Aggiornamento off topic. Emergenza viruse. Emergenza viruse. Pare che le TV stiano finendo le scorte di puntate dei programmi televisivi demmerda con la scritta REGISTRATO PRIMA DEL DPCM. Ci toccano duri periodi di palinsesti fatti di film di Totò, repliche di Un posto al sole del ’15-’18 e, soprattutto, di normie intenti a normeggiare avventurosamente dai balconi 24/7.

Secondo aggiornamento, 27 marzo. Proclamati scioperi in Toscana con i lavoratori che chiedono la riduzione dell’orario. Quindi non funziona come dicevano i geni dei social e i libberali scandalizzati, che ragliavano contro il governo stupido che proprio non capiva quello che era così ovvio (per loro) fare? I lavoratori in un periodo del genere non vanno ordinatamente e senza fiatare ad aprire i supermercati facendo gli orari che vogliamo noi? Oooooh…

Terzo e ultimo aggiornamento, 28 marzo. La soluzione libberale (cito da Il Foglio), a ‘sto giro anche popolare trasversalmente tra le genti, consisterebbe nel «distribuire il lavoro su un arco giornaliero più lungo, istituendo turni tra gruppi di lavoratori che non si incontrano e sono ciascuno in numero pressoché dimezzato rispetto al normale, per consentire un maggiore spazio fisico tra i singoli». Questo è giusto e potrà andare senz’altro bene per altri settori, non aperti a un nutrito pubblico. Applicando questo modello ai supermercati, adesso, si avrebbero tipo la metà dei cassieri all’opera nell’ora di punta con conseguente irrobustirsi delle file.