(Articolo parzialmente riscritto il 31 marzo per renderlo più sobrio, centrato e – anche alla luce del fatto che il coronavirus è e sarà tipo uno degli argomenti più dibattuti di sempre in tutte le migliori osterie della Repubblica, quindi si ripetono sempre le stesse cose – un po’ meno pedestre).

Sennodipoismo. Mi parlano di una recente puntata di Report basata sul concetto «a dicembre si sapeva tutto tutto, ogni singola e anche minuscola cosa si potesse sbagliare è stata sbagliata, anche perché, diciamocelo, sono tutti dei gran farabutti». Sì, non l’ho vista, ma io ormai Report sono in grado di immaginarlo, di sognarlo a occhi chiusi, musichette e infiocchettamento incluso, certo di non sbagliarmi poi troppo. Report è un buon punto di riferimento per capire. Che se si ha la stessa posizione si stanno dicendo inverosimili stronzate da esagitati [1]. Ciononostante mi pare evidente che a ‘sto giro un bel po’ più di senno lo si potesse utilizzare anche prima, senza chissà quali sforzi. Tutte le minimizzazioni, i dagli all’allarmista, gli inviti ottimistici a ripartire, i benaltrismi conditi da slogan retorici per citrulli ideologizzati delle scorse settimane che hanno contribuito a creare un certo clima e a non prendere le giuste misure per tempo, quando il fenomeno era molto più facilmente contenibile, stanno purtroppo costando e costeranno nel concreto un botto di vite umane. Oltre a un bel pezzo di conseguente disastro economico. Chiaramente nessuno ha la sfera di cristallo. Ma quando appare concreto un rischio del genere, anche se non si ha la certezza che il peggio accada e può apparire improbabile, come si fa a minimizzare? A tenere un approccio improntato a un ottimismo sfrontato e caricaturale e non a ovvia cautela? Specie se si hanno delle responsabilità, più o meno grosse. È arrivato quello che aveva predetto Gates, che è solo uno attento ai fatti del mondo che ha fatto due più due con elementi a disposizione di tutti e un po’ di scienza, storia e logica. All’opposto di Gates, abbiamo Zingaretti che, facendo un po’ il Trump su scala ridotta, in un video si vede intento a ridacchiare e sputacchiare, minimizzando in maniera sconsiderata a virus già ufficialmente sbarcato sul patrio suolo: dato che sono solo pochi casi, preoccupiamoci del problema vero, l’influenza. La mancanza del minimo sindacale di consapevolezza, l’ignoranza di questa posizione sono cose semplicemente spaventose, considerando la posizione e le ambizioni del soggetto in questione. Chiaramente Zingaretti , lo cito per l’involontaria “spettacolarità” del suo caso, essendosi anche preso il coronavirus subito dopo come contrappasso per le scemenze proferite, è in buona e nutrita compagnia.

L’illuminato Zaia. Andando a setacciare, si sono coperti di ridicolo pure i politici appartenenti allo schieramento da voi tifato, qualunque esso sia.

Si potrà dire che la reale e precisa entità del rischio non era, per un bel pezzo, così evidente, in maniera palese e senza discussioni. Tant’è che gli scienziati e gli esperti (o presunti tali) parevano discuterne, eccome, anche mediaticamente. Fatto sta che, tagliando brutalmente con l’accetta, mi risulta che i cinesi siano esseri umani come noi, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista biologico e sanitario. E, semplicemente, se mettono in isolamento milionate di persone, adottando una serie di provvedimenti molto, molto importanti, è evidente che non lo facciano per chissà quale ghiribizzo o per via della loro pur deprecabile forma di governo. Ricordo, perché le date sono importanti, che la Cina ha cominciato a isolare gente il 22 gennaio, eh. Quindi Report probabilmente esagera, ma da quel momento in poi passa un mese abbondante fatto di aperitivi, ripartenze (con le gomme a terra), questoequellononsifermano, il vero virus è il razzismo, il vero virus è il femminicidio, il vero virus è [troiata a effetto da Baci Perugina buttata lì a casaccio per impressionare gonzi e sempliciotti] – il vero virus è il virus no? troppo semplice? maledetti imbecilli –, il Covid-19 si batte con la curtura, il vero problema sono le vendite dei libri che calano per la chiusura. Più badilate di altra trita retorica da discount e incredibili puttanate varie da impediti.

Dimenticavo quelli che «eh, ma Burionih risponde male allaggente, signora mia, e poi non è vero che ci aveva raggione dall’inizio» [1] (seguono contorsionismi circensi e capziosità varie per darsi ragione da soli cervelloticamente quando sono settimane che minimizzano e sparano evidentissime cagate fotoniche, purtroppo dannosissime, specie se a farlo sono VIP, influencer vari e politici). E quelli che «le misure non servono a gnente» (ci è voluto un secolo a fargli capire l’ovvio, cioè che sono indispensabili, allo stadio attuale delle cose e delle conoscenze, per rallentare la diffusione dell’epidemia, che è già tantissimo; e niente, ci avete cinquant’anni e ancora campate di perfect solution/nirvana fallacy). E i ggiovani brillantoni rampanti e irriverenti che «eh, ma tanto muoiono solo i vecchi ammechemmefrega, anzi, è meglio per l’INPS, ahahahah, occheibumer, quantosonocinicoefurbo». I polemisti di razza contromano sempre e comunque («Ma cosa fanno, perché mai chiudere le scuole, non ci sono abbastanza evidenze che ammassare cristiani per ore e ore in tempo di probabile pandemia non sia una buona idea come dice questo studio pubblicato sul Mickey Mouse Journal da mio cuggino, popio inspiegabile questa prudenza»). I pragmatici che «bisogna fatturare pure col coronavirus sennò l’economia» (si bullano in continuazione di leggere questo e quello e non arrivano a capire il semplice concetto che quando c’è un’emergenza del genere i danni economici, enormi, ci saranno per forza, prima cerchi di risolvere e di spegnere l’incendio che ti sta devastando la casa e poi riparti, sennò alla fine sarà parecchio peggio: è, appunto, economia) [2]. Gli istruiti che «la didattica online è senz’anima, insegnare non è una cosa che si possa fare a distanza, insegnare non è accendere desktop o schermi di cellulare, ma fare domande, bisogna accendere dubbi, far passare la lvce» (no, non è un goffo tentativo di satira mia, ma cose che sono state scritte davvero su un sito “per quelli colti”). Senza dimenticare il bar sport («Non sarà eccessivo sospendere il campionato? Ronaldo in questo momento è in formissima anche se non segna, ho pagato l’abbonamento a Sky, perché non ci fanno vedere le partiteeeee»). I benaltristi che «il ciaffico ne ammazza di più» (come dimenticare quei tamponamenti che hanno fatto chiudere intere regioni e fatto mettere in quarantena sessanta milioni di cinesi). I frenetici irriflessivi (tantissimi): «La mia vita demmerda senza il mio aperimmerda demmerda quotidiano non ha più sensooooo, sigh, sob, me tapino, come sono infeliceeeee, fatemi andare sulla mia pista di sci demmerda o mi ammazzooooo».

Le “scuse”, porte molto tempo dopo i noti fattacci, di Sala. Che tipo il giorno seguente ha fatto un post cominciando a parlare della necessità di ripartire. Notare la scelta “scientifica” dei termini: «Circolava, forse, rilanciarlo, nessuno, veemenza, non tollero». Insomma, era uno che passava di là per caso e non era in grado di fare un paio di collegamenti logici alla portata anche di un ragazzino sulla base delle evidenze a disposizione. Non credo proprio peraltro che Sala sia al momento nella posizione di non tollerare qualcosa, avendo sulle spalle responsabilità fresche e gigantesche.

Se avessi le forze aggiungerei qualcosa di un po’ più strutturato, anche sui danni inenarrabili, palesissimi e prevedibilissimi prodotti dal federalismo demmerda che hanno fatto [3], creando molteplici piccoli e grandi capetti che la mattina si alzano e pretendono di avere voce in capitolo [4], perfino durante calamità del genere. E sulle democrazie liberali, beni preziosissimi ma estremamente fragili, che non sono qualcosa di immutabilmente e di definitivamente acquisito e che possono resistere alle crisi e alle emergenze – e ce ne saranno prevedibilmente anche di molto più dure di questa – solo con la collaborazione attiva, molto attiva, dei cittadini, che devono dimostrare di essere un po’ più smart e consapevoli di quanto visto in questa occasione e non solo, sennò ciao. Ma siccome le energie mi bastano appena per feispalmarmi…


[1] Ah, no, ha fatto dimettere quello della protezione civile calabrese che ammetteva di non sapere cosa fosse un ventilatore polmonare, quindi grande giornalismo!1 Hint: è proprio uno dei motivi per i quali quella trasmissione fa pietà, cioè il populismo d’accatto grillino dentro. «Ha detto una parola che suona male in TV e può essere strumentalizzata coi taglia e cuci suggestivi che facciamo! Ecco il colpevole! Presto, torce e forconi prima di nau!». Se il tizio (che magari è un mascalzone o un incapace, ma sarebbe il caso di dimostrarlo in maniera meno superficiale e pilotata) sa coordinare le risorse e gli uomini a sua disposizione, probabilmente può anche non sapere tecnicamente come il ventilatore polmonare funzioni, ma capire comunque che è importante perché è ciò che gli spiegano gli specialisti. Che immagino è ciò che intendesse. Dubito infatti che la nozione base «tipo di ventilazione meccanica che serve a offrire un supporto alla respirazione e viene prescritta dai medici ai pazienti che non sono in grado di respirare autonomamente» gli sfugga. Più probabilmente era una sorta di “paradosso” utile a qualche discorso che stava portando avanti (ma la cosa nel taglia e cuci fatto apposta per suscitare indignazione e pompare l’audience naturalmente si perde). Secondo voi le altre figure del genere sanno nel dettaglio qualsiasi cosa? Davvero chi gestisce quella funzione dev’essere necessariamente un plurispecializzato quasi onnisciente in campo medico (per evitare di essere colto in fallo su qualche domanda)? E se l’emergenza successiva è, chessò, un ponte crollato? Deve prendersi la laurea in ingegneria civile e quella in architettura per essere in grado di sviscerare ogni dettaglio e poter parlare in maniera approfondita di tutto? Ma anche andando di pura logica (che quelli di Report sanno scarseggiare tra un pubblico che sta lì solo per cercare il prossimo motivo per indignarsi), secondo voi uno ammette candidamente davanti alle telecamere di avere una lacuna che lo squalficherebbe professionalmente in automatico, o è, come dire, più probabile che si tratti di un’ingenuità strumentalizzata? Andiamo, su.

[2] La meschinità di vari commentatori sul web, spesso minimizzatori in servizio permanente effettivo ancora oggi (24 marzo, data di questo aggiornamento), è di uno squallore senza fine. Una delle loro armi preferite è mostrare commenti decontestualizzati di Burioni (che all’epoca prendeva legnate ogni giorno perché “troppo allarmista”) nei quali diceva che non ci si poteva contagiare in Italia, o robe del genere, con intenti abbastanza evidenti. Ma questo era semplicemente vero, all’epoca, o, messa in maniera diversa, da medico, in mancanza di dati relativi a casi di positivi sul territorio, non avrebbe potuto dire altro per non fare, appunto, stavolta sì, allarmismo (lo diceva un sacco di tempo fa, quando Codogno la maggior parte degli italiani ignorava cosa fosse). Oppure citare altre posizioni (sempre decontestualizzate) “meno da Cassandra”. Ovvio e umano che ogni tanto le avesse, anche retoricamente, per non apparire troppo esagerato e apocalittico. O ancora dargli addosso perché, non essendo Nostradamus, non aveva predetto precisamente questo e quello. Ma basta farsi una gita nei vecchi tweet e post per appurare che nella sostanza ci aveva preso in pieno, pure su aspetti a lungo contestati come quello degli asintomatici, che andava ripetendo in continuazione che la minaccia non andava sottovalutata e che doveva avere a che fare con orde di scemi per i quali era inspiegabile preoccuparsi del coronavirus, con tutti i morti sulla strada, e altre fesserie. Tutto questo a partire dall’8 gennaio. Ripeto OT-TO GEN-NA-IO. Siete dei poveracci. Andatevi a nascondere, su.

[3] Riporto di peso una serie di tweet di Alberto Bisin, che forse un po’ di economia ne caga (e soprattutto sembra fornito, da economista, dell’indispensabile quantitativo minimo di razionalità e visione – oltre al buonsenso per capire quando l’approccio ideologico va messo un po’ da parte – ingredienti senza i quali sapere quanti peli nel culo aveva von Mises risulta purtroppo inutile).

«If you pay close attention you hear (sotto voce) policy discussions about the trade-off between public health and economic activity (or, in the language of social media) between human life and $$$.
These discussions are not taboo for an economist (at least for a freshwater economist). But I do not think they are appropriate nor useful in this situation. I think there is no trade-off: all measures to preserve human lives also have large economic advantages.
Hard-hitting the ICU bed constraint will have dramatic socio-economic consequences: people in fear do not work productively, they do not abide by laws, social norms, or any other mean of social coordination.
Dramatically limiting social contacts – better with the help of well-organized mass-testing, but even without – and increasing hospital physical and professional capacity are the only ways to control the damage of the epidemic.
These measure act to preserve both public health and economic activity. No trade-off!».

Per onestà intellettuale devo aggiungere (nota successiva alla stesura originale del post) che ho poi intravisto Bisin su Twitter mettersi a condividere le sciocchezze di Boldrin sulla “soluzione israeliana” e sul RIAPRIAMO NAU (cioè evidentemente troppo presto). Vabbè, facciamo che è l’orbo nella terra degli esaltati di Noise from Amerika/FARE/Liberi comesichiamano. Peraltro alcuni altri orbi hanno abbandonato il vascello in questo periodo proprio a causa delle posizioni “troppo di su di giri” del loro capitano in questo periodo.

[4] Dal Corriere: «Per i test sul contagio ogni governatore procede da sé. In Veneto Zaia fa controlli per cerchi concentrici, In Lombardia si controllano solo i sintomatici». No, ma bellissimo. Preciso che mi pare di ricordare che in caso di epidemia certi poteri passino allo Stato centrale, ma evidentemente esistono ampi margini per procedere lo stesso gioiosamente disuniti, o, se non esistono teoricamente, le realtà locali paiono in concreto pigliarseli lo stesso, magari sfruttando “buchi”, veri o presunti, e cavilli vari.

[5] Da uno status di Francesco Maselli (22 marzo): «Perché la decisione di chiudere tutte le attività produttive del Paese arriva a poche ore da un provvedimento molto simile varato dalla Lombardia e dal Piemonte? Il governo ha “inseguito” un potere locale? Erano misure concordate? Come mai ogni regione continua a fare ciò che vuole?». La risposta è dentro di te (vedi sopra, appunto). Oppure: «Guerra tra Calabria e Sicilia. Il governatore Musumeci: “Mi segnalano che stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate”».

Aggiornamento del 30 marzo. L’approccio disorganico, quindi il fatto che la Sanità sia gestita in modo diverso dalle diverse Regioni, è segnalato come uno dei problemi che hanno caratterizzato la gestione italiana della crisi, secondo un’analisi della prestigiosa rivista scientifica Harvard Business Review.