Non sono particolarmente persuaso dalle varie teorie emanate in proposito. Il nome, decrescita felice, sarà pure ironico ma è un ossimoro evidentemente, dato che nessuno è contento se gli togli qualcosa, poche storie; o se gli prospetti un futuro in cui sarà meno libero di sprecare a destra e a manca (e quindi più povero, psicologicamente ma direi anche non), foss’anche per il più nobile dei motivi. Cioè, scazzo cosmico esistenziale a parte, io sarei soddisfatto anche con un Commodore 64 (che almeno è più silenzioso del supercazzolatore attuale) e con dei rametti con cui giocare, riuscirei velocemente ad adattarmi. Yogurt malvagio
tajmomhal – yogurt and berries
Sul resto dell’umanità, però, permettetemi di nutrire qualche dubbio.

La vita sociale e i sistemi economici moderni sono per loro natura fatti di sprechi, di sforzi inutili, di mancanza di senso (proprio per questo a un certo punto c’è la morte, col suo intervento semplificatore, sosteneva Pasolini). Sarebbe bello cercare di pianificare e razionalizzare tutto, disinnescando la spirale consumistica e smettendo di essere schiavi di un sistema fatto di rapida obsolescenza della merce, credito e pubblicità, ma non funziona, e non per colpa di Tremonti o Bersani. Ma per il semplice fatto che bisognerebbe convincere contemporaneamente e senza uso delle armi tutti gli altri bipedi a stravolgere durevolmente il proprio aberrante stile di vita (non che il nostro). A seguirne con cieca fede e strabiliante coerenza (che non hanno, manco per il cazzo) uno del tutto nuovo e sconosciuto.

Al massimo si può cercare di limitare i danni per se stessi e per qualcuno di coloro che ci circondano amorevolmente, con l’iniziativa personale (e però scarso impatto all’esterno). La frutta e la verdura coltivate nell’orto familiare che nessuno ha sono indubbiamente migliori di quelle confezionate. Lo yogurt fatto in casa fa senz’altro cacare in modo maggiormente equo, e direi anche solidale, contenendo dei batteri molto più sagaci. Ma se uno bestemmia diciotto ore al dì, al lavoro o nel ciaffico, poi non ha voglia di starselo a fare, insieme ai pomidori, la marmellate e quant’altro. E ho il vago sospetto che quello della Müller sia più gustoso, probabilmente per via dei bambini del Terzo Mondo ben tritati dentro dopo aver sgobbato alla sua realizzazione.

Smettiamo di trasportare vasetti malefici in giro per il mondo, come dal famoso esempio, abbattendo morti sulle strade, ore di lavoro e inquinamento. Immaginiamo che i produttori malvagi si pentano e chiudano baracca e burattini, mandando i lavoratori a zappare l’orto di casa e impedendo a chiunque non voglia fare lo yogurt in casa di poterlo comprare. Estendiamo questo ragionamento a tutti gli altri beni. Ognuno comincia a costruirsi l’autovettura personalizzata, oppure in ogni città o provincia piccoli gruppi di persone aprono la loro bella fabbrichetta. Risultato: economie di scala a escort, mancanza di ogni ottimizzazione nel processo di produzione, automobile (con ogni probabilità meno sicura di quella sfornata da BMW, Toyota & C.) che sale esponenzialmente di prezzo e che nessuno può più permettersi. Decrescita, appunto, ma infelice perché siamo abituati a prendere l’auto e a scorrazzarci, e consideriamo questo uno dei momenti di maggiore libertà, una vetta di benessere acquisita e ormai irrinunciabile.

La pubblicità è il male perché ingenera bisogni inutili nelle genti? Ok, vietiamola, e che lo Stato si appropri dei mezzi di produzione con ampio spargimento di globuli rossi di chi, per ovvie ragioni, non è d’accordo. E che decida cosa deve essere prodotto e cosa non (ehi, mi sembra di averla già sentita… ma allora diventa qualcosa di più di una semplice filosofia di vita). La decrescita è assicurata, la “felicità” forse un po’ meno (se qualcun altro decide per te che il tal bene, dopotutto, non è così necessario e si può anche fare a meno di produrlo e distribuirlo decentemente, cosa probabilissima, anzi, direi sicura).

Quanto occorrerebbe perché lo spengimento della pubblicità smetta di creare artificiosamente bisogni in cervelli ormai atrofizzati e abituati diversissimamente? Quale alternativa c’è, realisticamente, a un uso massiccio della forza e a uno stato di polizia alla 1984 per imporre e far rispettare un simile sistema? Insomma, certi valori sostenuti sono meritevoli e alcuni problemi posti sono indubbiamente reali o plausibili (anche se spesso esagerati e folkloristici, come la demonizzazione frichettona del PIL e l’uso in sua vece di pannelli solari e yogurt autoprodotti per misurare il livello di benessere raggiunto da un Paese). Ma sono affrontati in maniera sicuramente un po’ meno ridicola e irrealistica dai seguaci dello sviluppo sostenibile e della colonizzazione dello spazio.