Il 2,4 passato a 2,04, pronuncia da talk show per entrambi: «dueequattro», come per una sorta di magico charm pricing da ipermercato, tanto quelli che ci votano sono così gonzi da non accorgersi della differenza – nei fatti enorme, sostanziale – è stato l’esempio più clamoroso e burlesco di quanto sia adeguato a regolare le intricate vicende del mondo attuale il giudizio del corpo elettorale, che invece l’opinione di gran lunga prevalente in giro dipinge come indiscutibile oracolo fonte di ogni saggezza (tranquilli, non auspico dittature o demenziali patenti per votare, mi tocca specificarlo ogni volta, lo dico così, rassegnato, nichilisticamente). In particolare, più che del famoso “analfabetismo funzionale”, la cui stessa esistenza è stata messa in discussione da dotte dissertazioni pubblicate su cerebrali siti, si tratta di una questione di innumeracy, con riferimento a un testo di un certo successo di un po’ di anni fa che metteva in evidenza la piaga sociale costituita dalla diffusa, scarsa dimestichezza di larga parte della popolazione con i numeri, le quantità, gli ordini di grandezza. Con l’idea di fondo, soprattutto, che si tratti di questioni e di lacune tutto sommato marginali, quasi trascurabili. Perché ovviamente tutti siamo (molto, molto) ignoranti e incontriamo particolari difficoltà nel cimentarci in qualche campo dello scibile umano. Ma una cosa è averne la consapevolezza, e quindi regolarsi di conseguenza, un’altra non considerarlo un problema in grado di incidere pesantemente sulla nostra capacità di deliberare, fottersene¹ apertamente, o bearsene. A questo riguardo, il tanto sbandierato taglio delle pensioni d’oro, intervento di enorme importanza nell’immaginario popolare e che ha infiammato le folle, ammesso che non venga poi considerato anticostituzionale (ci credo poco, visti i precedenti), avrà a conti fatti gli effetti suppergiù di un peto. La combo innumeracy più poraccismo populista scemo più senso delle priorità sballato più visione da Enrico La Talpa ha prodotto malattie orrende quali lo scontrinismo dei grillini, dal quale ancora oggi fatichiamo a uscire (qui abbiamo anche robuste dosi di sovranismo da osteria: il solo fatto che un parlamentare europeo perda il suo tempo, lautamente retribuito, sprechi le sue preziose energie e decida di mettersi in mostra per sindacare il prezzo del caffè al bar la dice lunga)(mi schifa entrare nel merito, ma tra l’altro un euro e venti a tazzina, considerato che il costo della vita in Italia è notoriamente e significativamente più basso che altrove… uno appena normale non capisce nemmeno di cosa cazzo si stia lamentando).


Gustoso, in riferimento a quanto detto prima, questo passaggio sulle ragioni che spinsero l’autore, John Allen Paulos, a scrivere il libro. «As a reasons for writing the book he states: Innumeracy, an inability to deal comfortably with the fundamental notions of number and chance, plagues far too many otherwise knowledgeable citizens. The same people who cringe when words such as “imply” and “infer” are confused react without a trace of embarrassment to even the most egregious of numerical solecisms. I remember once listening to someone at a party drone on about the difference between “continually” and “continuously”. Later that evening we were watching the news, and the TV weathercaster announced that there was a 50 percent chance of rain for Saturday and a 50 percent chance for Sunday, and concluded that there was therefore a 100 percent chance of rain that weekend. The remark went right by the self-styled grammarian, and even after I explained the mistake to him, he wasn’t nearly as indignant as he would have been had the weathercaster left a dangling participle».

In particolare, tornando alla politica italiana, come dice giustamente Luciano Capone in questo pezzo, «fanno molto più rumore, scatenano ironia e indignazione sui social e sui giornali gli innumerevoli strafalcioni linguistico-grammaticali di Luigi Di Maio, ma le sue ripetute castronerie in ambito economico sono molto più gravi. Perché i congiuntivi sbagliati ricadono su chi li pronuncia, mentre le assurdità sui temi dell’economia vengono pagate da famiglie e imprese. Non è ammissibile che un vicepremier, che è sia ministro del Lavoro sia dello Sviluppo economico, ignori concetti elementari di finanza pubblica». E Di Maio, naturalmente, è in buona compagnia. Quella di una discreta fetta di italiani, alcuni dei quali finalmente, grazie a questa legge di bilancio dal parto quantomai complicato, stanno arrivando (forse, non sarei troppo ottimista) a capire che la retorica del cambiamento e dell’honestàh non basta ad annullare magicamente perfino gli aspetti più terra terra dell’economia. Insomma, la coperta è e resterà corta e i pasti gratis continueranno a non esistere. E sarebbe interessante chiedere a quel 30% di connazionali che, secondo un sondaggio, auspicano Draghi alla Presidenza del Consiglio (Salvini 24%, Di Maio 22,5%) cosa si aspettino da lui nel caso. Butto lì un pasti gratis e coperta che, prodigiosamente, si allunga a dismisura, certo di non sbagliarmi poi di tantissimo («I know my chickens», diceva il tale).

Sento già le obiezioni. «Eh, ma che aridità, i numeri, e poi basta con questa visione economicistica LA MENTE E KOME 1 [email protected] FUNZIONA SOLO SE [email protected]!3!!». Ovviamente, visto che un articolo su un blog non può avere una durata infinita, eviterò, per ora, di mettere giù un pippone pure su questo e fingerò che abbiate più di cinque anni (mentali). Comunque numeri ed economia sono del tutto fondamentali nel funzionamento di uno Stato, per la comprensione di quello che vi circonda, ecc., senza non potreste nemmeno andare al cesso, fidatevi.

In realtà non è che l’ulteriore, gigantesca presa per i fondelli sia del tutto riuscita, ed era anche ovvio. C’è un limite a tutto. Da un gruppo che seguo: «Comunque raga la gente là fuori vuole l’Italexit davvero. Da che è uscita la storia del 2,04% Giggino ha quasi solo commenti negativi, il vento è cambiatissimo, Borghi lo accusano pesantemente e anche Salvini non se la passa poi troppo bene. Non vorrei che poi rimpiangessimo perfino questi qua. Brrr». «Sono anni che lo dico, che il peggio sono gli elettori. Su questi politici resterà la responsabilità storica di avere sdoganato il peggio». «Voteranno un partito più a cinque stelle del MoVimento Cinque Stelle. Si movimentalizzeranno». «MoVimento Venticinque Stelle».

«Io direi di azzardare un over 2,5».

Tempo fa qualcuno aveva riportato tutto un delirio di una che non mi ricordo di cosa si lamentasse con qualche leader grillino (tipo che era delusa da Beppe perché non aveva ancora sollevato dall’incarico la sindaca del suo paese individuata come causa di tutte le sue disgrazie… ah, trovato, è ancora più esilarante di come me lo ricordassi; purtroppo devo oscurare i nomi perché tengo vari gatti a carico, ma in privato posso passarvi gli originali). Ecco, per quanto caso limite (ma neanche più di tanto, se non fate quelli sempre caduti dal pero e siete perlustratori nemmeno troppo abili dei meandri e delle cloache del web lo saprete, non che nella vita reale manchino le occasioni per rendersi conto di come stia conciata la gente e le feste natalizie, come si sa, sono un’ottima occasione per approfondirlo… certo se perlustrando vi sembra tutto normale probabile che sia perché nemmeno voi state messi benissimo) lo trovo esemplificativo della mentalità e della visione di molti. Tanti elettori si sono costruiti pian pianino, frame dopo frame, come le formichine, una sorta di mondo immaginario interiore che scambiano per quello vero, il quale però purtroppo, nonostante la fantasia si sforzi, da esso resta parecchio distante e differente. E ora, partendo da siffatta originale base e indossando occhiali all’LSD, si affidano a queste “nuove” (la Lega è vecchia, ma la gestione Salvini indubbiamente costituisce un momento di rottura col passato, soprattutto a livello di comunicazione, che poi è quello che conta) forze politiche perché realizzino qualcosa che si avvicini ai film che si sono girati creativamente nella capoccia. Un po’ con lo spirito col quale ci si affida a Padre Pio per la risoluzione pratica dei propri problemi.

Quanto a innumeracy, realtà interpretata psichedelicamente e dintorni, anche i commenti alla legge di bilancio letti sui quotidiani non scherzano.

In parecchi casi siamo ben al di là dei comprensibili «l’azienda va male, proviamo questi, tanto quegli altri avevano poco a cuore il problema delle PMI, e vediamo che succede», «non lavoro da lustri, col PD non sono riuscito a trovare niente, buttiamoci sulle alternative». O anche «chi se ne fotte se rischiamo il default o se la legge di bilancio è una bomba (col timer al 2020), vogliamo mettere con i due cent per i sacchetti della frutta che devo pagare per colpa di Renzie il bomba di merda e di quell’ubriacone di Juncker, ma veramente vi bevete che abbia la sciatica?, certo che credete proprio a tutto, vergogna». Sì, a proposito del cannare completamente la scala delle priorità da dare a fatti e questioni, ricordo che un annetto fa di questi tempi l’Italia era in preda al più ridicolo, farsesco e imbecille psicodramma collettivo di sempre.

Naturalmente di quadro d’insieme – cioè l’ipotesi che la politica sia un po’ diversa dal mero “sindacalismo” e che quindi la sua azione non possa o non debba essere direttamente e quasi esclusivamente rivolta alla tutela degli interessi di una specifica parte o categoria, se questo vuol dire magari penalizzare pesantemente le altre e soprattutto portare a un probabile peggioramento delle condizioni complessive del Paese, o a un rallentamento importante e strutturale nel processo di sviluppo – neanche a parlarne, questo non è nei pensieri proprio di nessuno. Chiunque tentasse, in Italia e probabilmente non solo, un approccio razionale “big picture” di questo tipo durerebbe cinque minuti, verrebbe presto messo ai margini o costretto a cambiare pesantemente rotta.

Innumeracy, l’approssimazione grossolana (quando va bene) applicata a tutto e l’urlo rabbioso in sostituzione della razionalità, ormai considerata un antiquato ed esecrabile orpello, costituiscono la cifra stilistica di uno dei due papà del MoVimento. Come mai frotte di individui con questo tipo di approccio alla realtà hanno trovato in costui e nel suo successo un rassicurante e sdoganante faro? Ah, no. Avete ragione. Dimenticavo che Facci è tanto cattivo. Scusate.

Capiamoci. Mi rendo conto che non si possa chiedere alla gente, specie a quella più in difficoltà, un tale illuminato distacco, una fredda, oggettiva e iperinformata valutazione della situazione da un pinnacolo. Ognuno cercherà di pensare (di solito con le parti meno nobili del corpo) soprattutto, se non quasi esclusivamente, a se stesso e alla sua personalissima situazione. Da qui per esempio il voto in massa del Sud per il M5S. Questa scelta, però, tra un po’ di tempo si dimostrerà prevedibilmente essere stata compiuta con la stessa lungimiranza con la quale Esaù si tuffò sul piatto di lenticchie credendo di aver fatto chissà quale affarone. Certo, l’accenno di scarpa sinistra fatto balenare appena prima del voto europeo potrà continuare a illudere ancora un bel po’ di gente. Si potrà continuare a istruire i bot, veri e umani, affinché vadano su tutti i wall del mondo con la stessa presenza scenica degli zombie di The Walking Dead a gridare che «è colpa dell’Europa e di quelli prima» (inserire strafalcioni e uni a piacere), magari diffondendo le solite, abominevoli palle. Ci saranno i “giornalisti” compiacenti che per loro interesse ve la impacchetteranno e infiocchetteranno a dovere, e ci saranno quelli altrettanto complici di questo disastro che, magari per semplice impreparazione, continueranno a non battere ciglio di fronte ai soliti spettacoli e alle narrazioni acchittate. Ma insomma. Prima o poi la realtà arriva. In questo caso, più prima che poi, mi sa. Ah, ma le elezioni europee cambieranno tutto e l’UE cattiva, la Merkel culona e i mercati insensibili si dovranno piegare. Certo. Qualcuno spieghi a Borghi che secondo i sondaggi le forze sovraniste, benché in ascesa rispetto alle precedenti consultazioni di questo tipo, saranno comunque in netta minoranza nel prossimo Parlamento europeo e, soprattutto, che i sovranisti degli altri Paesi sono in prima fila a bacchettare i famocomecepareburp creativi nostri. Questo a parte l’intima bellezza insita nel dichiarare platealmente che si sta attuando un bluff, che non si ha intenzione di fare quello che c’è scritto nel budget previsionale, il quale quindi è un falso. Davvero inspiegabile che con questo approccio da asilo nido gli altri Paesi, i mercati e le agenzie di rating non nutrano grande fiducia in noi e nel nostro futuro. Ma tranquilli, il made in Italy è al riparo.

Un racconto affascinante e che fa incazzare, vero? Peccato siano minchiate superficiali vendute per coraggioso giornalismo indipendente e studiate appositamente per i polli. Cioè voi.

Insomma, il problema con gli elettori, a parte la facilità con la quale sono raggirabili da narrazione altisonanti, che “suonano giuste”, alberga in primo luogo nella loro capoccia. L’elettore è, per sua natura e costituzione, generalmente inadatto al voto. Ma non lo sa, e quindi vota lo stesso. Purtroppo. Adottando come criterio di scelta quello della questione ultraspecifica e marginale che ha generato in lui insoddisfazione (spesso in base a valutazioni lisergiche o afflitte da fallacie varie, beninteso). O del microproblema personale (che può essere anche macro, per carità, ma non è quello il punto, il punto è la visione, la lucidità, la logica, l’essersi lasciati alle spalle il principio del piacere come forza motrice) ingigantito e psichicamente elevato a questione centrale del Paese. Ma che dico del Paese, dell’Europa, anzi, dell’universo intiero. Oppure autoconvincendosi chissà come che la sua rappresentazione del mondo, della politica, dell’economia diciamo un po’ alla Escher sotto stupefacenti sia al contrario lineare, equilibrata e di grande buonsenso. L’impressione, rafforzata dalla lettura di commenti che sembrano più che altro lunghi sfoghi disordinati al confine col flusso di coscienza, o comunque paiono molto lontani dall’essere pensieri razionali articolati, è che le attuali forze di governo abbiano creato tante e tali aspettative con la loro narrazione da generare eserciti di potenziali “lemming fondamentalisti” pronti un giorno o l’altro a immolarsi senza preavviso sulle loro bacheche.

Vedi anche la crisi di Salvini sui social, analizzata in maniera grossolana qui, ma sostanzialmente esistente, che Morisi sta cercando disperatamente di contrastare a botte di gattyni, inenarrabili e sciagurati piatti di pastasciutta che portano a estemporanei successi in termini di interazioni, inquietanti réclame sempre meno occulte, richiami velati al fascismo (le varie frasi attribuite a Mussolini buttate ogni tanto nei post per far salivare quel tipo di pubblico), intensificando la frequenza dei due minuti d’odio conditi dai tradizionali «amici» e «bacioni» vari, ecc. Dice Mantellini: «I social media hanno creato questa illusione di vicinanza fra il politico e il suo seguace. Hanno facilitato fenomeni di autentica identificazione e di simpatia basata spesso su identità marginali […] esistono molte maniere per umanizzare relazioni inesistenti. E quelle che osserviamo oggi in Italia – come accade a tutta la comunicazione politica in genere – sono basate su standard di grande aggressività e di ostentata riduzione verso il basso». Difatti il post populista più penoso di sempre è forse quello di Di Maio che, sempre per la narrazione «sono una persona semplice, come voi, e facciomangiocago cose semplici», mostra la foto del cellulare rotto evocando il Nokia 3310, indistruttibile secondo ogni meme intriso di nostalgismo dell’internet (spettacolo, come di consueto, tra i fan combinati peggio). A occhio e croce tra un po’ “Salvini” dovrebbe rispondere con uno nel quale dice quanto si stava bene quando si andava a giocare fuori ruzzolandosi nel fango, graffiandosi e pigliandosi il tetano e poi si correva tutti insieme a respirare l’aria salubre racchiusa nelle Crystal ball mangiando il gelato Piedone, comprato con le cinquanta lire che ci aveva regalato il nonno, ma ora non si può più perché Juncker li ha fatti ritirare dal mercato (il nonno e il gelato Piedone).

Uno dei tanti screenshot possibili per illustrare il concetto base espresso prima. Non vado praticamente mai a commentare i post dei politici, ma in questo caso non ho resistito e ho dovuto replicare alla grillina con un link della Crusca, che pilatescamente ammette l’uso di entrambe le forme. Credo che mi abbia risposto con un commento contenente la parola «professoroni».

¹ «Aaaaah, ma non è vero che quelli che hanno votato i percott… giallomarroniverdi sono ignoranti, è pieno di gente colta e laureata, anche in Economia o Matematica». Lungi da me l’idea che sia (solo) un problema di istruzione. Conosco gente con questo tipo di lauree (talvolta in apparenza trovate, diciamocelo, nelle patatine) intenta a ripetere pappagallescamente i puerili slogan coniati da Casaleggio e Morisi e ad attingere senza ritegno all’immenso sciocchezzaio comune. A parte i danni infiniti fatti da bug e difetti strutturali della mente umana, quindi robette quali effetto Dunning-Kruger e nirvana o perfect solution fallacy, a mio avviso assai più del titolo di studio incide la logica (applicata concretamente alla realtà e agli àmbiti dei quali la politica si occupa); la curiosità, lo stimolo a interessarsi attivamente a quello che accade di continuo intorno a noi e nel mondo; la capacità di analisi, quella di saper filtrare correttamente, soppesare e organizzare le informazioni; l’abilità nel collegare con lucidità e pazienza le nozioni a disposizione in modo da crearsi un quadro generale coerente e sensato in base al quale, infine, deliberare. E tutto ciò non si ottiene certo (soltanto) con un pezzo di carta – anche perché spesso e volentieri chi lo ottiene lo fa solo perché spinto dai vantaggi pratici che pensa di conquistare grazie a esso, poi quanto a “indagine del mondo” magari si ferma lì – ma è necessario soprattutto un impegno quotidiano, certosino, sfibrante su se stessi. Poi, come ricordo sempre, l’intelligenza umana è settoriale (ovviamente questa è una grossolana semplificazione che non va presa alla lettera: intendo dire che spesso l’essere umano tende a iperspecializzarsi in pochi campi, trascurando gli altri; sì, ok, è un difetto anche il credersi tuttologi, la famosa vignetta dell’aeroplano, ma se ci pensate bene è un po’ quello che la democrazia vuole da noi, sennò non ci chiederebbe di votare arzigogolatissimi referendum “sulle trivelle” – i nostri nonni sono morti per farci esercitare questo diritto!1, che fai, deserti le urne? pare brutto – e, in un mondo così complesso, anche la sola scelta dei rappresentanti informati ai quali affidarsi è tutt’altro che un compito banale). È pieno di programmatori (probabilmente in gambissima nel loro campo) che hanno fatto parte della base originale del M5S, abbagliati da tutte le menate incredibilmente infantili sulla democrazia diretta, l’ambientalismo alla biowashball, il giustizialismo più primitivo e ignorante, nel senso che ignora secoli di storia e di evoluzione del diritto, e il resto. Probabile che molti di questi abbiano sviluppato “troppo” la loro parte informatica e nerd (il fatto che ritenessero applicabile alla realtà attuale la mistica casaleggesca la dice lunga) e pochissimo altri loro potenziali lati, come quello umanistico, imprescindibili per mettere a punto gli strumenti necessari a decifrare e interpretare correttamente il mondo – che non funziona a botte di 0 e 1 e di glaciali istruzioni da dare a una macchina, ma è assai sfumato e analogico, essendo composto di persone – e i suoi risvolti. Curry è un genio nel tirare da tre ma crede che l’uomo non sia mai andato sulla Luna. Ho nominato un antitrumpiano apposta per sottolineare che non si tratta di una questione di buoni vs cattivi, l’inadeguatezza elettorale è un dramma ampiamente trasversale.

«In 1964, only a minority of citizens knew that the Soviet Union was not a member of the North Atlantic Treaty Organization. (Yes, that’s right: NATO, the alliance created to oppose the Soviet Union). Keep in mind this is just a short time after the Cuban Missile Crisis, in which the United States almost went to (nuclear) war with the USSR». (Jason Brennan, Against Democracy)

No, non sono «contro la democrazia», lo ribadisco, mi rendo bene conto ovviamente che non ci sono migliori alternative a disposizione al momento. Mi piacerebbe solo che smettessimo finalmente di idealizzarla tanto a sproposito, di fingere strumentalmente di credere che la merda sia buona dato che, ehi, come dare torto a milioni di mosche che la ingurgitano avidamente. Perché per cercare di risolvere i problemi non si può prescindere da un’analisi corretta della realtà, quindi è inutile costruirsi mentalmente mondi di marzapane. Poi mi rendo conto che là fuori, tra gli pseudointellettuali progressisti dei social che ti esplode il rilevatore di virtue signalling se solo leggi un paio di status e i fusari di diversi colori, è tutto un «i partiti tradizionali stanno sparendo perché non hanno fatto quello che voleva il popolo e voi ancora non l’avete capito», stile meme di Pertini. Le mazze. Le pietre. Va bene, mettiamo in atto pedissequamente quello che chiede questo “popolo”, ammesso che questa parola che tira tanto, e tanto tirava in altri periodi storici che non sarebbero proprio da rimpiangere, abbia un senso, assecondiamone oscenamente tutti gli istinti più beceri, e vediamo dove andiamo a finire. Ci riaggiorniamo tra qualche anno. Anzi, no, breve update. Leggo in rete spassosi tweet rossobruni di un certo successo atti a dimostrare che gli elettori invece ci vedono sempre benissimo e lucidissimamente e non bisogna permettersi di mettere in dubbio la loro infallibilità che manco il Papa ex cathedra, dato che la storia per la quale Hitler sarebbe andato abbastanza democraticamente al potere sarebbe una fake news. Effettivamente i sagaci elettori avevano dato all’NSDAP solo il 37,8% dei voti (quasi il 16% in più del secondo partito), mica il 51%. Eh, beh, allora. (Quelle dell’anno dopo in cui presero il 43,9% con l’SPD al 18,3% non le contiamo per il clima di violenza, ok). Come non dormire sonni tranquilli con tanta lungimiranza da parte del corpo elettorale. Hint: se stravinci le elezioni con percentuali e distacchi del genere poi, a seconda del sistema, se non ottieni la maggioranza dei seggi (cosa in certi posti possibile) sei comunque nella posizione di formare un governo di coalizione nel quale ovviamente farai la parte del leone, o sarai a capo di un governo di minoranza parecchio influente in qualche modo sulle sorti della nazione, o ti troverai in condizione di poter sbraitare tutto il tempo «abbiamo stravinto e i cattivoni nemici del popolo non ci fanno governare», tattica come saprete molto efficace, e prendere i voti che ti mancano al giro successivo, visto che quella situazione di crisi che ti ha portato al successo si sarà aggravata, o continuare a creare altro caos. Insomma, “se sei Hitler” arrivato a quel punto, toccato quel ragguardevole livello di consenso nel Paese, non ti manca forse molto a poter mettere in atto il tuo piano eversivo, con tanti saluti a casa ai contrappesi, che sono umani e inclini, specie sotto pressione, al fallimento e che comunque miracoli non ne possono fare. Se avete difficoltà a comprendere la lingua italiana, ve lo metto in chiaro: no, non sto dicendo che i gialloverdi sono nazisti. E il suffragio universale ce lo dobbiamo puppare, non si scappa, rivendico solo il diritto di poter criticare liberamente quello che mi pare, in barba ai vostri strali: chi vota molto spesso è inadatto al voto (perché è impreparato, disinformato, irrazionale nello svolgere la sua attività di elettore, mica perché è stupido in assoluto, magari in altre cose è un genio). Da qui la bassissima qualità delle democrazie liberali e il fatto che il suffragio universale non metta magicamente al riparo da spiacevoli derive.

Il punto è che i populismi e i nazionalismi – che fanno danni enormi e mettono a dura prova la tenuta delle democrazie liberali, determinate conquiste di civiltà e la pacifica convivenza faticosamente raggiunta tra i popoli… eh, sì, la Storia è indispensabile per comprendere la realtà, se pensate sia solo retorica quella dell’Europa in qualche modo unita, con molti limiti e tra infiniti difetti, per carità, che ha contribuito a evitare che continuassimo ad ammazzarci tra noi siete delle povere bestie ignoranti o dei sempliciotti – esistono e prosperano per colpa anche e soprattutto degli elettori. I leader populisti non fanno altro che vellicare i pruriti e il lato più infantile e irresponsabile dell’elettorato, mietendo facili successi a causa degli enormi bug strutturali insiti nei nostri sistemi democratici. In altre parole, in essi non esistono incentivi a comportarsi responsabilmente. Quindi ottenere consensi scaricando, se le cose non vanno idilliacamente come ci aspettava, tutte le colpe sugli altri (quelli che ci sono stati prima, i nemici esterni, i negri, ecc.) e facendo promesse irrealizzabili, o realizzabili in parte al prezzo di rischiare di distruggere i già delicati equilibri esistenti, risulta semplice in modo quasi imbarazzante. Ovviamente da tutto ciò non escono assolte nemmeno le forze politiche “meno peggio”, che nel tentativo di sopravvivere cercano di inseguire goffamente i populismi sul loro terreno (vedi il penoso tentativo di Renzi di comprarsi il voto dei giovani con il bonus ai diciottenni, o le posizioni antiscientifiche allucinanti di Martina su agricoltura e dintorni), col risultato di rafforzare la loro narrazione, legittimandola. Forze politiche che in altri casi, al contrario, chiudono completamente gli occhi di fronte alla realtà (tutta la narrazione del PD riguardo a una questione cruciale quale l’immigrazione, prima che arrivasse il cattivo Minniti a metterci una pezza, ma a quel punto la reazione dell’elettore è un «vabbè, il danno l’avete fatto voi e quella di Minniti è comunque una posizione isolata e assolutamente minoritaria dalle vostre parti, tant’è che siete i primi a infamarlo»)(a questo proposito mi chiedo quante anime belle, da quel che ricordo davvero pochine, si preoccupassero del trattamento dei migranti ai tempi di Gheddafi, che sono sicuro² adoperasse i guanti). Chiarito che non c’è nessuna invasione in atto, che il piano Kalergi è roba da sciroccati peggio delle scie chimiche, che tutte le sceneggiate propagandistiche e le penose prove di forza sulle navi tenute in standby ogni tanto sono armi di distrazione di massa e che determinati accordi in sede europea (ora deprecati) sono stati sottoscritti proprio dalle forze che ora cavalcano strumentalmente il tema per lucrare consensi, mi pare evidente l’incredibile, totale mancanza di realismo e l’irresponsabilità di chi riteneva che una roba come un’immigrazione comunque a livelli qui mai visti, molto più massiccia che in passato, non andasse in sostanza gestita e non fosse un fattore in grado di destabilizzare³ in maniera decisiva un Paese che sta vivendo la peggiore crisi dal dopoguerra e con generazioni nel panico a causa della mancanza di prospettive. A tutto questo il PD, le veresinistre e quel pugno di liberali più idealisti che fanno casino sul web hanno opposto la facilona, demagogica (perché sì, esiste pure il populismo di sinistra, eccome) e idilliaca visione degli immigrati pagatori di pensioni – cherry picking, ce le pagano solo quelli regolari, l’integrazione ha i suoi costi e ci sono vari aspetti “negativi” o comunque parecchio complessi che vengono sorvolati bellamente, per dirne uno, assai sgradevole e inelegante, mi rendo conto, ma essenziale se ci si vuole capire qualcosa: i migranti che arrivano da noi, purtroppo per tutti, sono sempre meno qualificati, meno istruiti e meno produttivi, con ciò che ne consegue a livello economico, politico e sociale –, insomma, le favole, il tradizionale approccio tutto basato solo sull’emotività e il solito wishful thinking, senza nemmeno abbozzare un’analisi costi-benefici un minimo seria. Mi rendo comunque conto che anche questo paragrafo è inadeguato a trattare un tema simile, così delicato, complesso ed essenziale nell’Italia e nel mondo contemporaneo, e mi propongo di tornarci sopra al più presto per articolare meglio e più nel dettaglio il mio punto di vista a riguardo e insultarvi più duramente, come meritate.

Ah, un’ultima cosa però ci tenevo a dirla: se siete di quelli che «Zomg, il reato X è commesso nel 60% dei casi dagli italiani!!2, la ggente non si rende conto che gli stranieri non sono nemmeno il 10% della popolazione, pensa che siano il 30 o il 40%!1!!, da qui discendono tutti i problemi, come fanno a vedere un possibile collegamento tra immigrazione e sicurezza, io non lo so», sedetevi, vi devo dare una notizia. Qualche problema con i numerini, e la logica di base, mi sa che ce l’avete anche voi. Sì, il dato reato è un po’ calato in tempi recenti, ok, poi vi rivelerò perché questo non basta minimamente a chiudere l’argomento facendovi avere ragione, dato che anche la vostra lettura, non solo quella della ggente contro cui sbraitate, è incompleta e tendenziosa. Sì, ok, gli italiani sono stati anche loro migranti d’eccezione, questa però non mi sembra tanto furbo usarla per convincere le genti, poi vi spiegherò perché (comunque uno dei motivi è che generalmente andavamo in Paesi con prospettive di una forte espansione dell’economia, nei quali l’assorbimento di nuova forza lavoro straniera si presentava come relativamente semplice, l’Italia attuale è avviata verso la recessione e con le nuove generazioni che si rendono conto che saranno messe sensibilmente peggio di quelle precedenti, aspetto inedito nella storia recente e che costituisce uno shock fortissimo a livello mentale, ciò ovviamente genera maggiore resistenza e diffidenza nei confronti del “diverso” che arriva). E in ogni caso fa parte di tutto quell’armamentario retorico piagnucoloso che non aiuta a rendersi conto delle pressanti questioni attuali e ad affrontarle. Ma se le proporzioni sono quelle mi sa che un po’ ve la state raccontando e che vi nascondete dietro un dito per non ammettere il semplice fatto che l’immigrazione qualche problemino di ordine pratico lo porta, e il dipingere solo scenari tutti rose e fiori non basta e non aiuta. Capite che se fate un discorso tipo «sì, ok, in proporzione gli stranieri delinquono significativamente più degli italiani e commettono una cospicua fetta di quei reati che vi fanno tanto sclerare, però a farlo sono soprattutto quelli che già avevamo fatto entrare, non quelli arrivati nell’ultimissimo periodo, quindi mostriamoci disponibili ad accoglierne tantissimi altri, anzi, andiamoli proprio a pigliare, vi garantisco grazie alla mia palla di vetro che non sarà un problema» qualunque essere senziente che vi sta a sentire si feispalmi spassionatamente? Oppure «gli omicidi sono in calo dal ’92, quindi il problema dove sarebbe?» (vi svelo un paio di segreti: siamo in un Paese europeo pacificato e ancora benestante, ci mancherebbe pure che gli omicidi – che sono un tipo di reato “estremo”, spesso legato a pulsioni primordiali e tipico di società poco civilizzate – non calino, è fisiologico; e la gente, vi piaccia o meno, sul versante sicurezza è esigente, molto, molto esigente, se non vi mettete nella zucca questo non andate da nessuna parte; quindi è vero che una certa narrazione faccia credere strumentalmente che ci sia un’emergenza che non esiste, ma è pure innegabile che in tanti si aspettino, felpe e pastasciutte di Salvini o meno, che certi reati che trovano intollerabili calino significativamente, non che restino stabili o calino impercettibilmente; o almeno di non essere presi per il culo per queste loro preoccupazioni; la narrazione della sinistra di fronte a questa enorme, pressante richiesta, spesso espressa in modo esasperato e sgangherato, certo, vedi il tale che faceva biciclette e che ha ammazzato il ladro, e le robe orripilanti che postava sul web, è «mbof, sarebbe bastato mettere un antifurto o fare un’assicurazione, e comunque i tentativi di furto non erano trentotto, solo allarmismo, fake news, vergogna», o cose del genere; quello chiaramente ha i suoi problemi, e chi ha pagato il prezzo nettamente più alto è stato il ladro, ci mancherebbe, ma farei anche uno sforzo per andare oltre e comprendere quello che è accaduto; per il tizio quelle biciclette rappresentavano il frutto del suo duro lavoro e delle sue conoscenze, la sua vita, la sua famiglia, tutto, ed è per questo che un sacco di gente in giro ha empatizzato per lui; ora, se la risposta che il populismo dà a simili inquietudini è un grezzo «armatevi e provvedete da soli, burp» quella dell’antipopulismo non può essere un supponente «chi se ne fotte delle vostre incomprensibili fisime, la cosa che ci sta a cuore è l’accoglienza degli stranieri, restiamo umani, Ambrogio, passami il caviale»; strano che con queste pose da extraterrestri smettano in massa di votarvi: la piramide di Maslow avrà anche perso smalto con gli anni, ma mi pare di ricordare che il bisogno di sicurezza, magari per qualche buona ragione, stesse appena sopra quello di acqua e cibo; ah, ovviamente do per scontato che sappiate che denunciare furti è quasi sempre assolutamente inutile, aspetto progressivamente scoraggiante – il primo furto lo denunci, nonostante l’espressione del membro delle FdO già vi faccia capire qualcosa tra le righe, il secondo pure, già al terzo… – non rilevato dalle tanto sbandierate statistiche ma che potrebbe benissimo incidere).

Ovviamente la sinistra che si bulla di essere antipopulista si è rivelata “marziana” in termini di comunicazione anche sui temi relativi all’economia e al lavoro, qui sopra un fulgido, recente esempio (tra l’altro sono convinto che la Boschi, nonostante i toni da maestrina che ripete la lezioncina sfoggiati nei talk, sia pure nettamente tra i meno peggio che hanno da questo punto di vista; non faccio tutto il nutrito elenco dei nomi ma chi ha un account Twitter sicuramente potrà capire e strapparsi i bulbi oculari insieme a me). Se la risposta alle bugie dalle gambe corte dei gialloverdi, al terrapiattismo economico, alle ricette da asilo nido (tipo i moltiplicatori magici, o i tre giovani tre al lavoro per ogni pensionato, bloccando pure le assunzioni, e qualcuno spieghi a Di Maio che, da quando esiste, 1894, la Banca d’Italia le stime le avrà sbagliate per eccesso, per difetto praticamente mai:
se non fosse chiaro, la legge di bilancio è ufficialmente basata su stime a capocchia), ai demenziali, autolesionistici, impossibili sogni di autarchia e protezionismo è insultare l’elettorato più in difficoltà, beh, è anche ovvio e umano che quello sceglierà di continuare a bersi la pur putrida propaganda degli altri e a sentirsi rappresentato da loro, visto che almeno non lo sfottono apertamente da un piedistallo. «Ma tu hai insultato gente per tutto il post!». Sì, ma l’ho fatto per motivi diversi (per me l’Italia deve estendere la sua inadeguata rete di ammortizzatori sociali, ma si trova in una situazione oggettivamente molto peggiore rispetto ad altri Paesi, situazione per la quale è particolarmente complicato farlo così, a strappi, dall’oggi al domani, per via del suo terribile quadro generale: debito pubblico record, Paese che ispira scarsa fiducia per via delle sue bloccate prospettive di crescita e che quindi per fare altra spesa in deficit è costretto a pagare interessi sempre più onerosi con ciò che ne consegue, ecc. Dell’entità di queste cose purtroppo sono in pochi a rendersi bene conto. Innumeracy, appunto. Sopra ho messo un paio di articoli che rendono bene l’idea; e no, il fatto che il Giappone abbia pure lui un debito alto ci azzecca poco; è anche vero che, come ha detto qualcuno, «credere che con l’elemosina del reddito di cittadinanza riparta l’economia è come credere che facendo l’autostop tu possieda un’auto»). Poi io non faccio il politico, né intendo farlo mai, e comunque almeno non userei allo scopo una battuta che sarebbe stata scartata da un clone di Serie Z di Spinoza.

Bello il multiculturalismo, inevitabile, anche, per tanti versi e per tanti motivi intuibili, legati anche al progresso. Ma non ci vuole un genio a capire che il passaggio a quel modello di convivenza tanto bramato dev’essere più graduale di quanto si sia visto in tempi recenti, altrimenti l’integrazione – che almeno un po’ è evidentemente necessaria, tocca puntualizzarlo perché ci sono pure i matti che pensano si possa farne bellamente a meno – diventa parecchio complicata e si rischia di produrre tensioni sociali enormi, regalando praterie sconfinate ai tanti Salvini del globo e ottenendo infine risultati opposti a quelli anelati. Perché se è innegabile che i nazionalismi e i sovranismi hanno fatto e fanno danni incalcolabili, è anche vero che le società, per definizione, devono essere dotate di una loro identità, e questa non si crea dal nulla in quattro e quattr’otto. Insomma, questa tendenza della sinistra a idealizzare e a ideologizzare oltremisura certi temi, cosa che contribuisce a farla stare tanto sul cazzo e a farle perdere parecchio appeal, mediamente, in Occidente, costituisce una notevole parte del problema. Nun ve se regge.

Tornando al discorso principale (era partito come articolo o sclero contro i populisti che si autodefiniscono orgogliosamente tali, poi è cambiato strada facendo), è sufficiente pensare a quale sia il provvedimento più di tutti nei sogni degli italiani, cioè l’abolizione della legge Fornero, chiaramente una delle poche misure strutturali importanti sensate adottate negli ultimi lustri. Capisco che per molti rappresenti un provvedimento odioso per i sacrifici che prevede, ma un adulto a quel punto dovrebbe cercare di affrontare la questione razionalmente, andando oltre il primo, superficiale impatto e chiedendosi se a conti fatti la cancellazione di quell’odiata legge potrebbe magari rivelarsi molto più dannosa per il sistema, con ovvie ricadute su tutti, che benefica. La risposta che l’elettore medio, purtroppo, si dà è tutt’altro che frutto di pacate ed equilibrate analisi, ma è una reazione di pancia da mercato del pesce tipo «i politici rubbano e vengono a chiedere a me di restare ancora al lavoro», «prendeteli dalle pensioni d’oro» (abbiamo visto sopra quanto incida), «i soldi per salvare le banche però li hanno trovati» e altre irrazionali, sesquipedali stronzate. Ah, ho dimenticato il grande classico «basterebbesepararelaprevidenzadall’assistenza» (detto con intonazione da Guzzanti che imita Bertinotti). E «in Italia ormai si va in pensione più tardi rispetto agli altri Paesi» (e varianti sul genere). Falso.

O elettore, tu che sei tanto riflessivo, incredibilmente riflessivo e correttamente informato, e non sbagli proprio mai, perché questa eventualità è proprio inconcepibile, ma che, stiamo scherzando?, la tua visione da rapace poi non ne parliamo. In qualche modo, facendo deficit, che come abbiamo visto non è proprio il modo migliore, e con altri sistemi non proprio ortodossi (abbiamo visto anche questi, e tra pochissimo si capirà perché forse non è questa genialata che si dice) siamo riusciti a trovare una palata di miliardi. Come tu vuoi dunque che questi vengano impiegati, per cercare di incidere sui gravi ritardi strutturali del Paese, generando sviluppo, opzione che chiameremo per comodità “Gesù”, oppure per mandare in pensione la gente un po’ prima, perché la gente sono stufi e la Fornero caccapupù, opzione che chiameremo “Barabba”? Risposta esattaaaaa! Ma tranquilli che tanto ci pensa il Navigator, coi superpoteri che manco l’universo Marvel, a cacciare fuori tre lavori per ognuno dei milioni di disoccupati, così, dal nulla. Capite, sì, che se non si è in minimamente in grado di decifrare correttamente la realtà e di comprendere quali possano essere le soluzioni più adeguate ai problemi (o magari non si vuole farlo) non serve a niente, anzi, è dannoso, andare in piazza a strillare contro il neoturboliberismo con scappellamento, chiedendo ai potenti cose confuse e contraddittorie tra loro, sfracellando sportelli bancomat, automobili e gonadi dei pochi esseri senzienti rimasti, stile gilet gialli?

Quindi i «rosikone radical chic Maalox va bene solo se votano come dici te» e le altre frasette e parolette da lobotomizzati che andate bestialmente ripetendo perché non siete in grado di formulare un ragionamento un minimo complesso e articolato infilatevele su per il culo, grazie (tanto lo so che questo tipo di linguaggio semplice e bello virile è quello che più vi eccita).


² A proposito, la differenza con l’era Gheddafi la spiega bene Minniti stesso. Certo, l’approccio massimalista della fava come vostro solito, quella incredibile, naturale capacità che avete, data la vostra inutilità come esseri umani, di cogliere sempre il dettaglio insignificante e mai la sostanza, vi porterà a soffermarvi sulla singola frasetta, aggirando la questione. (Oddio, stabilire un canale sentimentale con coloro che provano rabbia o paura, ma ci rendiamo conto, signora mia?)(come starete notando, sto insultando per par condicio sia i populisti sia gli autoproclamati antipopulisti, purtroppo ugualmente stupidi e dannosi, ed è inutile che facciate gli intellettuali e i sostenuti, parlare algidamente di simili temi di questi tempi, senza sfociare nel rant, è quasi impossibile).

Mi rendo conto quanto sia complicato tenere un atteggiamento non emotivo al cospetto dei barconi che affondano e tutto il resto. Ma uno Stato non può agire emotivamente. Nessuna democrazia al mondo, mettiamocelo bene in testa, permette l’immigrazione illegale. C’è la retorica per la quale l’immigrazione non può essere fermata e bla bla. Vero. Ma può essere significativamente rallentata e “controllata”. Che è poi quello che interessa e che succede praticamente ovunque. I viaggi in mare avevano (hanno) un tasso di mortalità come sappiamo molto elevato. Non so, posto che vanno tutti salvati, eccetera eccetera, si vuole andare avanti così in eterno, pensando che questo approccio, invece, corrisponda alla tutela dei diritti umani? Semplicemente questa attività, quella criminale degli scafisti, non va incentivata, ma stroncata: dev’essere chiaro che quello che quello non è il modo per entrare nel nostro Paese. Si dirà che Minniti avrebbe dovuto aprire i corridoi umanitari. Lo ha fatto. Il suo piano era appunto quello di bloccare le partenze, avere degli hotspot in Libia dove si riconoscesse chi ha diritto d’asilo e con corridoi umanitari potesse poi arrivare in Europa. In Libia c’è l’UNHCR a gestire i migranti fermi. Bisogna anche rendersi conto e accettare che in Libia la situazione è quella che è, quindi tutto va contestualizzato a questo. Poi, botta di realismo, bisognerebbe capire chi sarebbe (stato) disposto ad andare nell’inferno libico a gestire i centri di accoglienza, facendosi sparare addosso da milizie e bande varie. In Tunisia, vicino alla frontiera con la Libia, i centri ci sono e sono gestiti dalle organizzazioni umanitarie. Offrono il rimpatrio o il ricollocamento in altri Paesi africani. Chi ha diritto può entrare nei programmi Onu per i rifugiati. Per chi vuole scappare dall’inferno libico l’alternativa c’è. Tra l’altro, le persone che si affidano ai trafficanti non sono quelle che “scappano”. In Libia non ci vanno quelli che “scappano”, ci vanno quelli che, legittimamente, ci mancherebbe, se lo possono permettere e ci “provano”.

Le Ong lanciano accuse, le persone rischiano di annegare perché i programmi europei di salvataggio sono carenti o assenti con il progressivo ingaggio della Guardia costiera libica, la quale a sua volta sostiene di non avere ancora i mezzi sufficienti per poter effettuare operazioni di soccorso in ogni situazione. Mi rendo conto. Bisognerebbe attivarsi per coprire il Mediterraneo e salvare la gente che comunque parte. Tocca anche capire però che le Ong è sbagliato, sì, criminalizzarle, ma non va bene neanche sposare in toto acriticamente il loro punto di vista, che è quello di attivisti. Per quanto siano meritevoli nella loro azione, lo Stato inevitabilmente deve avere una visione un po’ diversa, avendo compiti più ampi e responsabilità diverse dalle loro. Insomma, se non si capisce che è infantile pensare che temi di una tale complessità possano avere soluzioni anche solo appena accettabili a stretto giro di posta, di perfezione non ne parliamo proprio, che un rapporto in qualche modo costruttivo con la Libia in questa situazione debba realisticamente esserci e che una gestione razionale dello stesso è una roba un po’ diversa rispetto a tutta la narrazione dei Salvini (invasione, felpe, piano Karlergi, ONG criminali, pazzi ispirati da ‘ste narrazioni qui che vanno in giro a sparare, ecc.) – perché poi è questo che avete concretamente ottenuto, soprattutto voi de sinistra che nei grillini avete visto ‘sto cazzo e ora magari vi dite delusi, non il mondo perfetto ideale, che nessuno vi darà comunque – non so che farci. Si potrebbe dire anche che dare tutta questa responsabilità a Minniti per quello che succede (magari è anche grazie a lui che nei lager gli osservatori Onu sono riusciti a entrarci e a denunciare) è un tantinello eccessivo e strumentale. Poi (forse non è politicamente corretto farlo notare e va contro la narrazione di grande successo tipo «è colpa nostra sempre e comunque, flagelliamoci», ma qua me ne posso anche fottere) il razzismo verso quelli che sono un po’ più scuretti di pelle rispetto a noi non è una nostra esclusiva. Ed è una grossa parte del problema. Abbiamo sposato l’adagio secondo il quale la democrazia e i diritti non si esportano (qui per la cronaca ce li hanno esportati a suon di bombe, certo, c’era una base di partenza che facilitava parecchio il loro attecchimento). Benissimo. Ora la palla è in quel campo. I lager, come detto, c’erano anche ai tempi di Gheddafi. Forse l’Onu – invece di lavarsene le mani e scaricare le responsabilità su una democrazia sull’orlo del collasso come la nostra, collasso che potrebbe avere effetti devastanti sull’Europa – dovrebbe entrare in gioco e fare qualcosa a questo punto, ma ciò non avviene, indovinate perché? Tra le altre cose, perché l’Onu è un organismo palesemente inadeguato e limitato. Come vedete le questioni dell’Africa e del mondo sono complicatucce, e non è frignando «Minniti merda» come liceali cresciuti solo esternamente per ottenere facili like e sembrare migliori di quelli che avete accanto che le risolverete.

³ La reazione degli attivisti da tastiera è «eh, ma no, il PD doveva imporre la sua narrazione sui migranti, doveva averne una diametralmente opposta a quella di Salvini, come si fa a non capirlo!1, tra l’originale e la copia bla bla». O addirittura (mi è capitato spesso di sentire perfino questa) «il PD ha perso perché ha fatto saltare lo ius soli!!!!1». Ooooocchei. (Penso che solo l’ebola sarebbe stata più impopolare in quel momento). Per capire come queste siano chiaramente le solite supercazzole da gente scollata dalla realtà che si fa le pippe guardandosi allo specchio sarebbe bastato entrare in un qualunque bar o sentire una conversazione su un qualsiasi tram già prima che Salvini decollasse. Vi spoilero una cosa. La narrazione contro i migranti risulta naturalmente vincente perché quella opposta, che in sostanza non prevede una gestione razionale dei flussi – perché alla fine questo è, c’è poco da fare –, pretende incredibilmente di ignorare la psicologia sociale, il modo in cui sono fatti e (re)agiscono gli esseri umani, come tendono spontaneamente a relazionarsi tra di loro e a vedere gli altri, quelli che non fanno parte della loro cerchia, ecc. Lo straniero che arriva qui, col suo carico di usi e costumi totalmente differenti, e viene visto ciondolare in giro viene dai più inevitabilmente considerato male o malissimo (per forza, non è minimamente qualificato e di ‘sti tempi non trovano lavoro nemmeno i laureati, non ha radici, amicizie e rapporti umani consolidati con la popolazione locale, e sappiamo che il lavoro, qui, oggi, si trova quasi solo per conoscenza, non sa la lingua, ecc.). Potete ululare alla luna, gridare all’ingiustizia e frignare quanto volete in nome dell’attivismo (sempre più) incazzato. Ma questa cosa è durissima da cambiare, e va tenuta fortemente presente (ma voi non lo fate e non lo farete, perché siete de coccio). Non basta fare uno sforzo di volontà, pronunciare qualche bella parolina o agitare la bacchetta magica. Se vi si fa notare una cosa del tutto ovvia, cioè che il modo di gran lunga più razionale, strutturale, sensato ed efficace per salvare gli africani sarebbe quello di salvare l’Africa, di aiutarla a svilupparsi – anziché accettare e incentivare flussi migratori sempre più massicci – cominciate a salivare e a sbraitare perché «aiutiamoli a casa loro, ma come, uaaaauuuuaaaaargh, fassismo!1!» (è vero che spesso è un’espressione di comodo e che chi la usa in realtà non intende fare un bel niente, ma è anche una verità ineludibile; naturalmente l’Italia da sola può fare poco, servirebbe uno sforzo di cooperazione internazionale bello massiccio). Con un continente africano messo in condizioni decenti (sui versanti economia, guerre, malattie, ecc.) l’immigrazione e i temi a essa collegati potrebbero essere affrontati in modo meno isterico ed emotivo. Dite che se l’Africa stesse combinata meglio di adesso di migranti ne vorrebbero arrivare ancora di più perché a partire sono quelli messi un po’ meno peggio che se non altro riescono a trovare i soldi da dare agli scafisti? Va bene, può essere, ma se vi applicate sono sicuro che intuirete perché la situazione sarebbe più facile da gestire, meno improvvisata, divisiva e sempre sul filo dell’emergenza, e anche i nuovi arrivi sarebbero più semplicemente integrabili nel tessuto sociale ed economico. Naturalmente si tratta di un processo lungo e incredibilmente complicato (e magari il tema è un po’ più ampio e variegato del ritornello «multinazionali merda gnè gnè, è e sarà sempre e solo eternamente colpa dell’uomo bianco e del colonialismo, fustighiamoci» che avete scolpito in quella capoccia di legno). Invece per i populisti si risolve come al solito con grande facilità, tanto un bel po’ di gente che a ‘sta storia ci crede la si trova, visto che fa leva su antipatie, mezze verità e pregiudizi radicati, dando tutta la colpa alla Francia e alla moneta comune adoperata dalle sue ex colonie (nemico esterno, ecc., yawn, ma qualcosa di nuovo mai?). Insomma, come dicevo, populismo e “antipopulismo” scemo sono due facce della stessa medaglia. Di merda.

Ragioniamo. Se la Boldrini (colei che nell’immaginario popolare incarna più di tutti un certo tipo di narrazione su queste cose) viene generalmente vista – poraccia, ovviamente trovo che un certo accanimento patologico verso la sua figura sia infame – come l’Anticristo in persona forse non vi viene in mente che qualcosa sia da modificare in quel tipo di impostazione? Sì, lo so che era di LeU/verasinistra, ma se chiedi a un qualsiasi elettore PD ti risponde meravigliandosi del perché non sia ancora stata fatta santa, e quindi. Aggiornamento: l’intiero Paese ha preso in tutti questi anni un abbaglio enorme, viste le dichiarazioni della Boldrini di oggi. Potrei dire, facendo il verso a un po’ di voi, che con queste posizioni securitarie in tema di immigrazione è chiaro poi perché la sinistra perda, la gente preferisce votare l’originale!1!1. (Ma poi è vero questo fatto per il quale la narrazione dei governi della precedente legislatura sarebbe stata anti-immigrazione? Io ricordo la Boschi che sceglieva di farsi fotografare sorridente con i bambini congolesi adottati in Italia
che le facevano le treccine: è comunicazione, cioè quasi tutto, di fatto, piaccia o meno, nella politica attuale, lanciava un preciso messaggio e ha fatto sclerare i più scemi di voi perché… boh, manco ricordo le cazzate che siete riusciti a inventarvi pur di mettervi per partito preso contro qualcosa che chiaramente andava nella direzione del “racconto” che sostenete… e ora siete impegnati a sclerare contro Salvini che “maltratta” l’immigrato di Teramo, comunicando in pratica l’opposto, non so se siate più ipocriti o fessi; comunque, ripeto, basti dire che fino alla fine quella maggioranza ha provato a fare una roba di questi tempi semplicemente suicida come lo ius soli – sì, lo so che in realtà era un ragionevole ius culturae, ma, vedi sopra, l’opinione si forma in base alla comunicazione e sui media è passato quel concetto – e il fatto che non sia diventato legge conta relativamente, la sinistra ha scelto di portare la sua narrazione su quel complicatissimo campo, di parlare di quello per mesi e mesi, di essere identificata inevitabilmente con quella cosa, quindi il disco rotto della copia e dell’originale lo potete usare solo se siete totalmente scemi, ciechi o in malafede). Mi suggeriscono che la dichiarazione della Boldrini sarebbe da tradurre con «se tu entri illegalmente in un Paese e però fai subito dopo domanda di asilo politico, poi, e fino a che la tua domanda non è stata evasa, non puoi più essere considerato clandestino». Mi pare plausibile. E però allora capite che ce stamo a cojonà.

Ah, ma l’impostazione non va modificata, è che gli italiani sono razzisti. Ok. Quindi? Che vogliamo fare? Li ammazziamo tutti? O proviamo a fare i conti con la realtà e a sembrare meno alieni? Negli altri Paesi è tanto diverso l’atteggiamento? (Occhio, vi vedo pronti con i link tipo ilPaeseIcsospitamoltipiùmigrantidinoienonsilamenta e ilLibanoospitaduemilionidiprofughisiriani: come detto, magari sono migranti diversi da quelli che vengono qua, più facilmente inseribili, o succede in Paesi messi parecchio meglio in quanto a economia, lavoro, prospettive rispetto a noi, come la Germania; per il Libano, a parte che non c’entra una ceppa per tutta una serie di motivi, tipo che con la Siria ci confina e noi siamo mi pare lontanucci, poi bisognerebbe vedere la qualità dell’accoglienza, dubito che spendano i famosi trentacinque euro a testa; infine potrei portarvi carrettate di esempi di Paesi nei quali i migranti sono respinti in malo modo, gli si intima con toni perentori di non provare ad andarci, gli si spara, si propone di confinarli su isole sperdute, si erigono muri e cose così, e non sono certo sempre e solo esecutivi conservatori a governarli, quindi non so se vi convenga). Sì, aboliamo il reato di immigrazione clandestina. Va bene. Sono d’accordo. Questa è la probabile risposta che vi darà uno di quelli bravi durante questo tipo di conversazioni. Vi rendete conto, sì, che sposta la questione solo fino a un certo punto? Alla fine, se approfondisci il discorso co’ questi, al netto delle paraculate retoriche, quasi sempre esce fuori una visione a momenti da Imagine di John Lennon. Insomma, ti dicono che la Costituzione prevede il diritto d’asilo, che alla fine tra i migranti economici e quelli che scappano dalla guerra non c’è poi tanta differenza, sono tutti disperati, e qualche buon motivo per andarsene dall’Africa c’è comunque (vero, in molti casi), poi è tutta colpa nostra e del nostro peccato originale se stanno male, quindi dobbiamo prenderci e tenerci chiunque. (Poi, chiaramente è uno slogan quando vi dicono «non possiamo fare entrare tutta l’Africa»: tutta l’Africa non arriverebbe mai in ogni caso, sono chiaramente beceri slogan, iperboli che non aiutano ad affrontare questi grandi temi; però, tornando a Minniti, una delle sue argomentazioni è che in un paio di giorni sbarcarono circa tredicimila migranti tutti insieme, e quindi continuando così la popolazione avrebbe per forza sbroccato; situazione limite, si dirà; ma chi è che ci garantisce che qualcosa del genere non diventi, non sarebbe diventato, invece la seminormalità? un politico di governo, con la responsabilità che gli deriva dal suo incarico, non può sottovalutare determinati segnali e dati di fatto; ora, la posizione di un po’ di gente è che dovremmo accogliere praticamente chiunque lo chieda, quindi cadrebbe pure la “barriera”, notevole, derivante dal cercare i cinquemila, settemila euro da dare agli scafisti, che contestualizzati sono un’enormità; in pratica, è intuibile che, dando retta a questo tipo di narrazione, quel picco finirebbe per essere tutt’altro che un episodio isolato; un altro odioso slogan, trito e ritrito, orrendo: «perché non te li prendi a casa tua?»; la risposta che viene data però, a guardar bene, non è che sia molto più profonda: «pago le tasse quindi ci deve pensare lo Stato»; è anch’essa una frase fatta, ormai si comunica solo così, per slogan, senza riflettere; a me quello che arriva quando la sento è qualcosa tipo: «sono il solito elettore di sinistra che vive nell’iperuranio, poco consapevole del fatto che le risorse siano limitate, che la coperta sia corta, che non esistano pasti gratis»; insomma, sarebbe interessante vedere se poi all’atto pratico sareste disposti a veder deteriorare, magari anche sensibilmente, la vostra qualità della vita per accogliere le eventuali, possibili masse di persone di cui sopra, perché probabilmente è di questo che si sta parlando; perché sennò quello che dite è aria fritta; cioè, per carità, non dico che sicuramente non sareseste disponibili a farlo, ma…). Vi svelo l’ennesimo segreto: la Costituzione contiene varie magniloquenti dichiarazioni di principio, che però, nonostante la loro indubbia bellezza e l’eleganza con la quale sono formulate, sono difficilmente applicabili estensivamente alla dura realtà concreta. Il Sacro Rotolo più stupendo al mondo, per esempio, prevede il diritto al lavoro: ora, come sappiamo, in Italia la disoccupazione dilaga sempre più. Ehi, la Costituzione è inapplicata!1!1 La soluzione quindi quale sarebbe? Posto di lavoro pubblico di massa? Tutti a riempire buche per mille euro al mese fino alla pensione? Non si può fare. O meglio, qualcosa di simile è stato tentato, qui e altrove, in vario modo, ma ha condotto a disastri inenarrabili, dei quali ancora si pagano le conseguenze. Insomma, pure appellarsi alla Costituzione può avere effetto fino a un certo punto, realisticamente: se uscisse fuori che per via di quello che hanno scritto i Padri della Patria una settantina d’anni fa ci tocca dare asilo di botto a un quantitativo di persone percepito come irragionevole dalla maggior parte della popolazione, semplicemente si troverebbe il modo per evitarlo, c’è poco da fare.

Purtroppo, pur avversando i nazionalismi, sono consapevole del fatto che i confini al momento esistano, e questa cosa vada tenuta ben presente. «Aaaaaah, ma sei un mostro, sei per la libera circolazione delle merci ma non per quella delle persone!1!1». Sì, e la reputo una posizione razionale, perché le merci sono oggetti inanimati e non si devono integrare nel tessuto sociale del Paese (cosa parecchio complicata, per i motivi sopra descritti e per altri), non danno luogo a tutta una serie di complesse problematiche, le persone sì. (Tra l’altro pure la circolazione delle merci – che storicamente ha portato sviluppo e benessere in quantità, con buona pace dei vari NO Stocazzo – presenta degli aspetti complicati non trascurabili, e qualche limite assennato lo deve ovviamente avere, ma rispetto a quelle delle persone… Naturalmente preciso che in realtà sono favorevole anche alla libera circolazione degli esseri umani, ma non se ne può fare solo una questione emotiva e non può diventare totalmente libera così, di all’improvviso, lo reputo utopistico, ci devono essere dei paletti). E, certo, pure a me dispiace del bambino morto con in tasca una pagella, i soccorsi in mare andrebbero sempre prestati, per carità, ma non è propugnando narrazioni illusorie che usciremo da questa situazione. Tra l’altro in Africa di bambini ne muoiono più di tre milioni ogni anno, quasi tutti senza la cornice della storia commovente da fare girare sul web. Ah, ma il modello vincente di Riace, il sindaco era un santo daje alle toghe rosse (ah, no), ogni paesello dello Stivale cominci a stampare soldi del Monopoly come faceva lui, la sinistra riparta da bla bla. Vabbè. Ragazzi. Che vi devo dire. Io ci ho provato.