Riassumo brevemente la storia a beneficio dei tre che siano stati impegnati su Plutone negli ultimi giorni e non abbiano potuto studiare. La sinistra (riparta da) ha di recente eletto a suo nuovo idolo il regazzino di Torre Qualcosa che ha risposto per le rime a fascisti e coatti vari. (Già il fatto che i nuovi miti della sinistra siano tutti regazzini dice parecchio: ovviamente loro se la vendono con la solita retorica da quattro soldi, la purezza dello sguardo del fanciullo coraggioso che osa dire le cose come stanno contrapposta all’adulto dal cuore indurito e ormai marcio e corrotto, citazioni di Pasolini e cacate così; ma è ovvio che se sei così giovane sei di solito abbacinato da una o da poche cause, cosa che ti porta a non renderti sufficientemente conto di molti altri aspetti di una realtà che è parecchio più complessa, sfaccettata e difficile da interpretare di come te la raffiguri, tralasciandoli o non dando loro il giusto peso; inoltre, per quanto tu appaia arguto, tosto e carismatico, semplicemente non puoi aver maturato una visione complessiva un minimo coerente dell’esistente, con le sue intricate dinamiche – cosa complicatissima e quasi utopistica per un adulto istruito, informato e dotato di maggiori strumenti, figuriamoci per un adolescente – e questo è un limite immenso). Insomma, se i regazzini telegenici e di gran successo mediatico con la lingua affilata sono i vostri nuovi modelli e profeti sospetto che sia perché un po’ regazzini ci siete rimasti, nella capoccia, e per questo faticate a vedere e a percepire cosa ci sia che non vada in questo. C’è di più, l’aver eletto, certe volte anche un po’ strumentalmente, i bambini a propri nuovi (?) paladini costituisce l’ennesimo, settario tentativo di autoconvincersi della propria fiabesca narrazione, appena aggiornata ai mutamenti dei nostri tempi, e di eludere e aggirare la realtà e la sua complessità. Anche perché, diciamocela tutta, come si fa ad andare contro i regazzini, specie quelli così puri, caparbi e ben presentati, a mettere leggermente in discussione la favola che questi portano avanti, magari limitatamente a certi suoi aspetti? Non si può, ci fai un’orrenda figura: sembri un mostro, l’adulto invecchiato male, insensibile, incattivito, ecc. Le legittime, sacrosante e doverose preoccupazioni in merito ai cambiamenti climatici in atto rischiano così facilmente di trasformarsi in gretto e miope anticapitalismo, neoluddismo, millenarismo, estinguiamocituttinaoismo, ecc. (perché su, non prendiamoci in giro, con la scusa di Greta sono questi i discorsi che si leggono sempre più spesso da certe parti). Le posizioni ragionevoli quali «i rom esistono, sono esseri umani pure loro e piaccia o meno ce li dobbiamo puppare, una sistemazione bisognerà pur trovargliela, discutiamone da personcine mature, una democrazia è tale se tutela le minoranze, per quanto scomode possano essere» scivolano velocemente verso i soliti ottusi e ciechi estremismi di marzapane («i rom e le loro note e culturali difficoltà di integrazione non rappresentano un complesso, diffuso e pressante problema sociale, anzi, non c’è proprio nessun problema, e chi la pensa diversamente è solo un razzista e un fascista»). Inutile aggiungere che queste posizioni irrealistiche e irragionevoli portate avanti con i tradizionali robusti paraocchi non giovano alle stesse cause che si dice di voler sostenere. Anzi. Sì, per carità: Greta e il suo carrozzone hanno l’aspetto positivo di portare al centro della discussione pubblica un problema reale e vitale ineludibile. Ma se poi le soluzioni velatamente suggerite sono quelle, ciaone (l’idea che il progresso tecnico e scientifico possa dare una grossa mano in tema di politiche ambientali e non essere invece un ostacolo non viene presa minimamente in considerazione da quel tipo di narrazione, che peraltro ha la pesante responsabilità di aver contribuito a demonizzare psicoticamente il nucleare, che avrebbe potuto fare davvero parecchio: se siete una parte consistente del problema, magari risparmiateci le lezioncine morali e l’aria sostenuta e imbronciata, grazie; le tecnologie industriali vecchie, obsolete, adottate in certi posti per risparmiare, normalmente sono più inquinanti e irrispettose dell’ambiente, per esempio). Se l’approccio è del tipo «ormai è troppo tardi, fustighiamoci, non c’è più nulla da fare, moriremo tutti, comunque tu agguanta questo cilicio e percuotiti» la gente chiaramente dopo quei cinque minuti di commozione indotta stringerà le spalle e tornerà a concentrarsi sul suo luccicante iPhone, idem se si preme per deindustrializzare, decrescere e tornare poveri e (in)felici nelle grotte. Altro aspetto: una parte molto importante delle emissioni è causata da Paesi emergenti, talvolta poco democratici; quindi andare da questi e dirgli «sì, noi ci siamo sviluppati e siamo usciti dalla merda decenni fa senza andarci troppo per il sottile con l’ambiente per un bel pezzo, voi, che più o meno state provando a fare la stessa cosa invece dovete rispettare queste regole molto più rigide e intransigenti e rallentare pesantemente i vostri ritmi di crescita» diciamo che non è semplicissimo. Riguardo alla plastica (altro tema caldo del momento) andate a vedere in quale parte del mondo si trovano i fiumi di gran lunga più intasati di schifezze. Poi, certo, mi rendo conto che l’autoflagellazione sia più ricca di soddisfazioni.

Tornando al tema principale, naturalmente è vero che il pischello ne sia uscito in maniera televisivamente fantastica, stupefacente. Ma insomma. Da grande appassionato di sport ho ben presente un fondamentale e universale concetto: il valore dell’avversario ha un peso enorme nella corretta valutazione della prestazione di una squadra o di un atleta. Se vinci sei a zero col Liechtestein, con Spinazzola che pare Nílton Santos, non esaltarti troppo, almeno non prima di aver affrontato la Francia. In altre parole, far notare le incongruenze e le debolezze retoriche di gente che ti dice che i rom non sarebbero nemmeno una minoranza è estremamente semplice, anche se hai quindici anni. La StanKanelli, una scrittrice (oggi pubblicano porci e cani e faticherete a trovare un vostro contatto che non abbia scritto e non si sia visto pubblicare dalla casa editrice a distribuzione condominiale almeno un libro, ma a quanto pare questa sta impercettibilmente sopra tale livello: voce su Wikipedia, filmetto tratto da un suo romanzo, ecc.), la StanKa, dicevamo, ha scritto questo pessimo, terribile, paternalistico tweet. Ora, che tali parole incautamente digitate in pochi, sciagurati secondi costituiscano una colossale scemenza è così evidente che non sarebbe necessario nemmeno perderci tempo a farlo notare: il registro, il contesto, la bellezza neorealistica dell’intervento del ragazzo, ecc. Se però non solo ti disturbi ad andare direttamente presso il suo domicilio virtuale a farglielo notare, con grande foga e spesso con una certa violenza verbale (nei confronti di una sconosciuta, nella real life un approccio simile e così vigoroso verso un’esternazione poco prudente di un’estranea sarebbe considerato da psicopatici), ma ti ci accanisci così tanto, addirittura per giorni e giorni, mi pare chiaro che la questione vera sia un’altra.

Insomma, gli antistanKanelliani sono tipo una milionata mentre gli amichetti semifamosi corsi penosamente e affannosamente in soccorso quattro gatti. Nelle dinamiche dei rapporti umani questa disparità di forze come è noto conta parecchio (ovviamente il branco sui social se l’è rigirata pro domo sua facendo notare solo l’aspetto meno rilevante, cioè quanto facciano ridere e siano spocchiosi e spelacchiati quei quattro amichetti che si danno pacche sulle spalle pur di non ammettere il palese errore). L’impressione di uno esterno (sarei tipo io, ovviamente questo post nasce dall’ennesimo commento abbozzato e non pubblicato in qualche discussione, perché «ma chi me la fa fare di perdere le giornate a confrontarmi con ‘sti invasati») è che ‘ste ricorrenti shitstorm costituiscano ormai un rito, un po’ una specie di bullismo soft e vengano messe in piedi tanto per sentirsi migliori o ribadire la propria indubitabile appartenenza al branco degli Integerrimi. Ora, se la questione (si parla di una qualunque – perché dai, chi cazzo la conosceva prima a questa – che ha detto un’evidente stronzata su un social dove si postano stronzate a getto continuo, particolare non di poco conto) si protrae da tipo una settimana magari è più per merito dei primi, cioè degli appartenenti alla folla, e non dei quattro amici al bar così orribilmente lontani dal popolo e poi vi meravigliate se Lega e M5S vincono. Mi sa. Come detto, poi, la StanKa è una VIP per modo di dire. Cioè, nun state facendo il tiro al piccione contro, chessò, Salvini, Trump o Calenda, che postano tweet dai quali dipendono i destini della nazione e dell’universo, ma contro una poveraccia qualunque. State traendo malcelata soddisfazione dal picchiare uno che caga, come si suol dire. Pertanto al milionesimo commento nei suoi thread del tipo «ahahahah e allora tu che nel tuo romanzo del ’98 a pagina 105 hai messo la virgola prima della e congiunzione la mia maestra delle elementari diceva che non si può fare ahahahah» viene da sperare che queste fogne che sono allo stato attuale i social network vengano inghiottite in blocco da una voragine infernale e si ritorni a GeoCities, alla chat di Jumpy e ad AltaVista, o alle palafitte (vado un po’ contro il progresso anch’io, dai, ogni tanto ci sta, per spiazzare).

E naturalmente la battuta della Soncia (personaggio sgradevole quanto volete, sì, ma non è certo una sprovveduta e ogni tanto ci prende) è azzeccata e divertente. E tutto il coretto moralistico fintoscandalizzato («oVVoVe, ma che volgaVità, ci rendiamo conto, siamo ai livelli di MaVione o GhisbeVto, come osate toccaVe San Pasolini e San Simone che combatte i fasci con la sola imposizione del che usato alla Vomanesca») non fa che ribadire il concetto. Cioè quanto siate una garanzia nel vostro far quotidianamente, ininterrottamente e liquidamente cacare.