Buona l’idea di escludere dalle liste boss mafiosi e cuffari vari (ma chi ha patteggiato trent’anni fa per abuso edilizio, incidente colposo o resistenza a pubblico ufficiale magari non è questo pericoloso e irrecuperabile pregiudicato che si vorrebbe far credere, anche perché la Costituzione, della quale ci si sbraccia tanto a invocare il rispetto, parla chiaro: le pecorelle smarrite vanno recuperate). Manifesto elettorale Partito DemocraticoPerò la garanzia che qualcuno sia e sarà sempre onesto e fedele alla linea, checché se ne dica, non te la dà nessuno (lo stesso Di Pietro dice che la mela marcia può esserci ovunque). Così come nessun politico ha dei superpoteri che gli consentano di sapere se il collega ruba o intrattiene rapporti loschi con imprenditori e malfattori vari (penso alla Iervolino: ok, è una privilegiata del cavolo che riceve megapensioni e ha una voce orrenda, ma cacciarla perché non ha combinato granché è un conto, crocifiggerla perché “non poteva non sapere, responsabilità politica blabla” è un altro). La responsabilità penale in Italia è, fino a prova contraria, personale. E va provata in tribunale.

Mentre quella politica è giusto che esista, per carità, cavarsela con continue prescrizioni, leggi ad personam e quant’altro è inaccettabile. Ma è materia delicata: non si può invocarla in continuazione e a sproposito, non può essere estesa arbitrariamente a dismisura per far fuori tutti quelli che ci stanno antipatici. O che, secondo noi, sono brutti, sporchi e cattivi, in base a sospetti e vaghi elementi. Non è che perché un eroe come Borsellino ha detto una frase (“Non basta che il politico sia onesto, deve anche apparirlo“), questa deve essere interpretata in maniera estensiva, totalizzante e prevalere su qualsiasi altra considerazione, sul buonsenso e magari anche sulla Costituzione (un certo grado di immunità per i politici l’avevano introdotto, oculatamente, nell’ottica della separazione dei poteri, i famosi Padri della patria; non Abberluconi; le camere devono avere un potere decisionale autonomo rispetto alla magistratura: in casi controversi, il magistrato può decidere di sollevare un conflitto di attribuzione e poi a decidere sarà la Corte Costituzionale).

È evidente che un sistema in cui, in nome dell’odio indiscriminato verso l’attuale classe politica (indubbiamente non eccelsa), basti creare dossier o lanciare accuse a cazzo contro qualcuno per farlo fuori (dimissioni, allontanamento temporaneo o mancata ricandidatura che sia) non va da nessuna parte. Perché tutti colpevoli equivale quasi sempre nella pratica a nessun colpevole. Perché dopo aver raso al suolo (operazione eccezionale ma già in parte riuscita che, by the way, ci ha regalato Forza Italia/PdL in cambio di DC e PSI, che quantomeno erano partiti veri… sicuri che si sia guadagnato nel cambio?), bisogna comunque ricostruire. E imporre principi e regole troppo ottusamente severe “per fare pulizia” ora che ce n’è bisogno, vuol dire doverle rispettare anche dopo (esempio: trovi finalmente un leader politico capace, qualcuno gli spara tonnellate di cacca addosso — operazione abbastanza semplice e della quale è stata vittima lo stesso Di Pietro, “costretto” a dimettersi, e che all’epoca godeva di una popolarità semibulgara, infinitamente superiore a quella attuale — e questo viene fatto fuori e costretto a ripresentarsi presumibilmente dopo anni e anni, se va bene; subendo un danno forse irreparabile, anche solo perché la gente potrebbe dimenticarsi di lui). (Ah, in Inghilterra chi viene fatto dimettere per stronzatine, opportunisticamente perché non danneggi il partito, di solito rientra dalla finestra con qualche incarico meno appariscente, ma altrettanto prestigioso).

Tra l’altro si dovrebbe votare per l’Europa, in teoria, ma è inutile essere ipocriti: non gliene frega un cazzo a nessuno, è un voto chiaramente politico, come è sempre stato. (Poi, ovviamente, visto che è possibile esprimere preferenze, informarsi sui singoli candidati è importante, percaritàdiddio). L’unico modo per levarselo dai coglioni è la solita, orrenda mega-alleanza tenuta in piedi magicamente da un Prodi con vent’anni di meno che metta insieme dai democristiani (ebbene sì, senza il bel Pierferdinando non si va da nessuna parte, fatevene una ragione) ai comunisti, sperando in un miracolo e soprattutto in un premio di maggioranza che non renda determinante il peso dei Mastella e Diliberto… (Che devono esistere in Parlamento se centinaia di migliaia di italiani li vogliono, e lo sbarramento del 4% alle Europee è troppo severo, considerato quanto accaduto alle politiche; ma non tenere per le palle l’Esecutivo. Manifesto elettorale UDCInsomma, volendo, non sarebbe difficile ottenere un certo equilibrio tra rappresentatività e governabilità). E a quel punto, una volta vinte fantascientificamente le elezioni, rompere il cazzo in maniera inumana ai brancaleoni perché facciano subito e immediatamente leggi sul conflitto d’interessi e tutto il dovuto.

Nel frattempo, un partito vale più o meno l’altro, per quanto mi riguarda. Senza bisogno di fare insulsi test, mi sento piuttosto gelidamente distante ed equidistante da tutto (alla fine sono un qualunquista, ma moderato :asd: ; forse darò per la prima volta in my life una chance ai Radicali, giusto perché in Europa in effetti sembrano essersi sempre fatti il mazzo, come vanno ripetendo fino alla nausea, e mi pare il caso che siano presenti pure questa volta; anche se su varie posizioni che hanno resto in disaccordo o perplesso; e il loro continuo vittimismo, quando comunque sfruttano una radio su frequenze nazionali per mandare ore e ore di psichedelici spot di Pannella tra un lavoro parlamentare e l’altro, contribuisce a essiccarmi terribilmente le gonadi).

Ma è chiaro che nel caso in cui il divario tra PdL e PD dovesse incrementarsi anche solo dello 0,00001% rispetto al 2008 (e aumenterà mooolto più di così) Silvio e le sue TV urleranno giulivamente al trionfo elettorale.

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