L’afflusso in Italia di ingenti quantitativi di stranieri (fonte: le mie pupille) pone dei grassi problemi di integrazione. Far finta che essi non esistano — in base al pensierino da terza elementare: “siamo tutti uguali in quanto esseri umani, quindi basterebbe che tutti si impegnassero a fingere di non Regazzini
Perolo Orero – yes, we can (jump)
vedere che gli stranieri sono tali, con le loro diversità culturali ecc., trattandoli come se fossero italiani, anzi, dai, non facciamo i razzisti… diciamo cittadini del mondo come noi” — non aiuta.

A mio avviso gli stranieri si integrano se si isolano e vengono aiutati a isolarsi il meno possibile. Se esistono comunità a parte, floride Chinatown, microcosmi che riproducono per filo e per segno i Paesi di provenienza, usi, lingue e costumi, senza nessuna contaminazione, da un lato e dall’altro, non è buono. Gli stranieri continueranno a venir visti con diffidenza dagli italiani (e non perché lo dice la Lega, almeno non principalmente, ma perché è nella natura umana: prova ne sia che è un fenomeno che si verifica e si è sempre verificato a tutte le latitudini e le longitudini). E viceversa essi si sentiranno discriminati e proveranno risentimento verso noi maledetti opulenti stronzi viziati.

Per questo motivo non riesco a indignarmi come da manuale d’istruzioni per l’idea dell’orribilissima ministra Gelmini di mescolare artificiosamente figli di italiani e di stranieri (= marmocchi non generati sull’italico suolo, il 63% circa secondo le statistiche). Ovviamente non è certo questa la soluzione a tutti i mali ultraterreni, diciamo che evitare di fare riforme che peggiorino la situazione della sQuola ogni pochi anni potrebbe essere un buon punto di partenza.

Non riesco a indignarmi perché non si tratta di marchiare a fuoco le tenere pelli di questi candidi biNbi, di straziare loro le impronte digitali innocenti murandole vive in archivi senza scrupoli, o di sottoporli a orribili torture, tipo costringerli ad ascoltare ripetutamente l’ultima canzone di Elisa e del fesso dei Negramaro. Ma solo di distribuirli (fascistissimo verbo, me ne rendo conto) nelle varie classi in modo che, invece di stiparne ventiquattro in un’aula (microcosmo) e zero nelle altre due immediatamente confinanti, se ne abbiamo (inenarrabile violenza che, ok, sottende al più bieco dei padanazirazzismi) otto per ognuna delle tre classi. (Inutile parlare dei contraccolpi psicologici che questa antidemocratica decisione — spacciata per banale provvedimento organizzativo — avrà sulle loro piccole e impressionabili menti, berlusconizzandole a vita).

Resta il problema dei poveri bambini eccedenti il tetto del 30%. A essi verrà ovviamente negato ogni diritto allo studio e saranno quindi costretti a cucire miniature del Duomo di Milano autosanguinanti per le multinazionali meno morigerate. (Ok, il ministero sostiene di star elucubrando flessibilità, creazioni di nuove classi + convenzioni con gli enti locali che si occuperanno degli spostamenti, assicurando che l’eventuale problematica interesserà un numero ridotto di blabla, ma obviously è matematicamente impossibile che qualcosa di simile possa avvenire ed è chiaro che i pargoli in esubero verranno trasformati di soppiatto in gustosi croccantini per l’esultanza dei nostri sempre più obesi animali domestici…).