Potete immaginare il resto della sbobba strappalacrime – abbasta con ‘sta cazzo di empatia, con la sola empatia non si va da nessuna parte, cercate di capirlo – e il tenore dei commenti.

Sì, va bene. Solidarietà alla donna e madre, e tutto. Ma mo non è che ogni volta che Salvini tuitta qualche scemenza in risposta a qualcuno allora è gogna mediatica di inenarrabile viulenza e bla bla. Sulla diciannovenne del dito medio lo era, indubitabilmente – le “gogne mediatiche” verso cittadini comuni le ha scatenate anche la Boldrini, se vogliamo essere oggettivi; ovviamente lei aveva, mediamente, ma forse non sempre, qualche ragione in più per farlo, come detto nel post qui nei paraggi, dato che i messaggi che la riguardavano erano di solito un po’ più fortini di un semplice dito medio.

Ma forse se sei coordinatrice delle sardine (ruolo che, di fatto, se non ci si vuole nascondere dietro a un dito, si avvicina a qualcosa di “politico”, piaccia o meno, specie se vai pure in TV… poi chiaramente lui ci ha l’immunità da parlamentare e un seguito molto più vasto, aspetti che incidono fino a un certo punto, dato che essere bravi a convincere la gente in democrazia non può essere rappresentato come una colpa) devi aspettarti che l’avversario che prendi di mira in maniera molto decisa con la tua azione non se ne stia lì buono buono, e che ogni tanto replichi, contrattacchi, e le modalità con le quali lo farà sono pure abbastanza ovvie. Quindi «gogna mediatica» suona solo come l’ennesimo slogan in voga, l’ennesima vuota e un po’ piagnona formula o espressione prefabbricata di appartenenza ripetuta e agitata pavlovianamente per convincere i già convinti.

Insomma, prendiamone atto. Viviamo tempi di polarizzazioni estreme, i leader politici sono fortemente divisivi, i “follower” si scaldano facilmente e si lasciano andare a commenti caratterizzati da una certa violenza verbale (sempre se vogliamo fare uno sforzo di obiettività, gli insulti e i commenti forti forse non se li beccano solo a sinistra). La destra becera esiste, e ha largo consenso (tipo metà dell’elettorato, o più), con ciò che ne consegue. Secondo sinistre e sardine varie i suoi esponenti dovrebbero starsene zitti praticamente di default, sennò è incitamento all’odio, alle gogne mediatiche, ecc. Zuckerberg dovrebbe venire incontro bannando la qualunque, mentre loro passano le giornate a segnalare avversari politici ed eccitate casalinghe poco erudite che inneggiano al Capitano, ecc. [1] Purtroppo non funziona così Non può funzionare così. Fatevene una ragione.

Hint per i meno pronti: scommetto, chissà perché, che Salvini non ha scritto di andare a stuprarla, o cose del genere, ma avrà fatto il solito sguaiato post di risposta a qualche attacco che ritiene di aver ricevuto (ehi, le sardine sono un movimento dichiaratamente e orgoglionamente antisalviniano, che propone in sostanza poco o nulla d’altro oltre a questo, e molti dicono che va bene così, l’importante è protestare e dare sfogo alla pancia, ricordate? Quindi che il Capitano ci entri robustamente in polemica mi pare nell’ordine naturale delle cose). Post di Salvini che equivale al solito fragoroso rutto, ma formalmente abbastanza irreprensibile.

Come detto, gli animi sono sovreccitati. Da entrambe le parti, se ogni tanto Salvini stesso riceve qualche proiettile (sì, se li manda da solo, ecc., credeteci) o insulti pesanti vari, ai quali magari non fate caso, o non date peso, o pensate «giusto così», in quanto lo considerate Satana. Non che probabilmente non lo sia, ma insomma, tocca regolarsi. Il singolo utente che va da questa a augurarle stupri, a minacciarla di morte, a diffamarla, ecc. viola la legge e va individuato e punito. La responsabilità (penale) è personale. Salvini è un “cattivo maestro”? Sì, ma fino a un certo punto: non mi risulta che finora sia giunta qualche richiesta di autorizzazione a procedere per qualcosa che ha scritto o detto (ricordo che l’immunità nel campo delle “opinioni” espresse ha dei limiti, vedi Calderoli-Kyenge). Ovviamente i casi Gregoretti e Diciotti sono altra roba. E le cose tanto sciocchine che posta sono grossomodo ancora inquadrabili nell’ambito del dibattito politico, per quanto appunto instupiditosi e incattivitosi parecchio e pericolosamente. (A questo proposito, mi ripropongo sempre di fare post più meditati e “studiati”: poi purtroppo leggo o sento le cazzate invereconde che scrivete o dite).

Vietare a Salvini di parlare (quello che molti vorrebbero, basta aprire Twitter), e quando parla lo fa ovviamente nei suoi modi, rozzi, atti a eccitare le masse per ottenere consenso, ecc., non si può fare. Anche solo per la banale considerazione che mezza Italia è con lui. È la democrazia, baby, una roba costitutivamente e intrinsecamente piena di bug critici (il populismo sfrenato e irresponsabile paga, le posizioni sensate ed equilibrate no, ecc.), la meno peggio delle merde che abbiamo trovato per non scannarci, letteralmente, tra di noi ogni giorno. Ma purtroppo è anch’essa una merda. Una cosa potete però farla, facendo un favore in primo luogo a voi stessi. Smettere di idealizzarla.

[1] Vedi anche l’ordinanza relativa a CasaPound, cautelare e quello che volete ma la valutazione del giudice sulla piattaforma social e su quello che è il suo ruolo è molto significativa. Ah, ma quindi Facebook non è assimilabile al forum di duemila utenti in voga un po’ di lustri fa, con l’admin che magari faceva il bulletto e cacciava gente a caso ma ci dovevi stare, come dicevate tutti infervorati e sentendovi stocazzo agitando il ditino, peraltro ormai gonfio e dolorante a furia di pigiare il tastino per segnalare? Un social di fatto quasi monopolista per quanto riguarda il dibattito online – che per giunta continua a espandersi in maniera apparentemente indisturbata, inglobando Instagram, WhatsApp e altro – quindi in democrazia non ricopre lo stesso ruolo di, chessò, un produttore di formaggini, ed è pertanto impensabile (continuare a) trattarlo come tale? Ma guarda. E se nel contratto ci mette che tua sorella deve erogargli prestazioni sessuali due volte a settimana, o clausole similvessatorie varie, forse ciò non diventa automaticamente valido solo perché, sbadigliando, una volta hai messo il segno di spunta. Chi l’avrebbe mai. Zuckerberg non può fare proprio esattamente quello che vuole perché è “a casa sua” (in realtà, a ben guardare, il social è un po’ anche casa di chi lo usa, come argomentava bene in un suo post mi pare Nicosia, l’avvocato che stava coi Radicali, per quanto di solito sia un mio robusto reverse benchmark). Sorpresona.

Capiamoci, non sono certo il liberale duro e puro, quasi da barzelletta, strenuo sostenitore della libertà di espressione sempre e a tutti i costi, anche mentre lo stanno vessando con manganello e olio di ricino. Non avrei alcun problema, quindi, se, dopo aver ponderato attentamente, si decidesse di mettere al bando Forza Nuova e fascistame estremistico vario. Sempre con realismo e rendendosi conto di quello che davvero dice la Costituzione in proposito e di come ciò è stato interpretato finora. Cioè, di qualcosa che si discosta un po’ da quello che pensano parecchi commentatori infoiati dell’internet, quelli, per capirci, che magari si entusiasmano per le vignette di Biani e di Natangelo. Ma qualche ovvio problema di logica elementare riesco ancora a pormelo. E magari riesco ad avere vedute un po’ più ampie del mammifero soricomorfo protagonista delle strisce di Lupo Alberto, e dei sostenitori di Potere al Popolo. Se a partiti politici che possono presentarsi regolarmente alle elezioni dev’essere impedito di utilizzare quelle che sono in sostanza le moderne piazze e vie per esprimersi (di fatto controllate da Facebook, Google e pochi altri), beh, chissà come mai preferirei che a deciderlo sia lo Stato, o qualche altra struttura con parvenze di democraticità, dotata di una sorta di legittimazione popolare. Cioè, che il privato che possiede e gestisce queste importantissime strutture sia tenuto a muoversi con chiarezza entro certi, ragionevoli ambiti, offrendo determinate garanzie (tipo possibilità di appello fatto bene per il partito bandito, cose così). Quindi, no, ovviamente non sto proponendo di nazionalizzare i social, anche perché ormai la situazione purtroppo è questa, venirne a capo è pure complicatissimo – sarei per aprire un bel megadibattito a livello planetario sul loro ruolo, visto quanto sono cruciali, per ora accontentiamoci dell’aglietto rappresentato dalla magistratura che si adopera per mettere qualche paletto e porre qualche freno. Ma che possano fare proprio come gli gira, col fiero e ottuso sostegno dei “ditini” – magari col busto di Lenin sul comodino, ma improvvisamente con pose da anarcoliberisti –, “ditini” che s’illudono di poter trarre effimeri vantaggi terra-terra da una macchina impazzita (salvo poi smadonnare quando gli chiudono random le pagine delle amate sardine), beh, anche no.

Insomma, il senso generale di questo ennesimo gran pippone qual è? Che se un determinato modo di sentire e di percepire la realtà si è tanto radicato, se certi punti di vista sono così diffusi al punto da essere maggioranza nel Paese, se lo Zeitgeist salviniano e meloniano è ormai predominante, ecc., ciò non lo fermate certo segnalando tutto quello che si muove, come dei matti. Oppure (vedi appunto l’uso e l’abuso dello slogan del momento, «gogna mediatica») buttandovi a terra urlando, coprendovi la faccia con le mani e chiedendo all’arbitro di cacciare dal campo l’avversario tanto cattivo, per quanto quello possa davvero essere rude e scorretto. Se m’interessasse qualcosa, se ci credessi e se volessi fare un finale particolarmente paternalistico e vagamente a effetto, vi suggerirei, se volete ottenere qualcosa, di smettere di cliccare compulsivamente sulle persone come per “eliminarle”. Dato che sono ineliminabili. E di cominciare o di riprendere a parlare con loro (cioè, nel senso di stare a sentire davvero cosa dicono, senza appioppare preventivamente le solite patenti, senza sostanziali reductio ad Hitlerum immediate per ogni cosa, dimenticando e mettendo da parte l’approccio tribale che avete sempre per cercare un punto di vista intermedio tra il loro e il vostro, visto che è difficile credere che voi abbiate capito tutto e loro niente; e in ogni caso la convivenza civile in una società richiede compromessi faticosi, tra i quali l’accettare qualche volta anche l’esistenza e la legittimità di posizioni molto diverse dalla vostra). Ma siccome non m’interessa poi così tanto, non ci credo, disprezzando indistintamente e democraticamente un po’ tutti, e… ah, òps, l’ho fatto.

Aggiornamento dell’otto gennaio (parecchio tempo dopo la stesura di questo post). Leggo su Twitter che il sindaco leghista di Riace avrebbe diffuso pubblicamente i recapiti di Jasmine Cristallo, oltre a vari suoi dati personali: ecco, se fosse vero, inutile dire che questo sarebbe totalmente incivile e inaccettabile.