sussurro — la fragilità dei sogni

Sogno un mondo dove il sesso, finalmente scevro da sovrastrutture religiose e sociali, trionfi ovunque, e uscendo di casa ci si imbatta in corpi volteggianti intenti a copulare con la massima naturalezza, o gioiosamente attorcigliati nelle vetrine dei negozi, sulle batmobili, appesi ai rami.

Sogno un universo nel quale gli escrementi di piccione durante il volo si trasformino magicamente in prelibato mana al gianduiotto, o, se presi in pieno volto, facciano acquistare preziosi punti karma, utilizzabili per abbassare le aliquote ritenute più inique, o come buoni pasto all’Autogrill.

Sogno una galassia nella quale sfondarsi di maccheroni a ferretti, patatine, Fonzies, pizzettecatarì, superalcolici e altre schifezze aiuti a mantenersi in forma, mentre la verdura e il minestrone facciano diventare calvi, brufolosissimi e orrendamente obesi.

Sogno un globo nel quale squartare il proprio padrone di casa/capufficio/cagacazzi vari non venga più punito dalla legge, asetticamente, bensì valutato in tempo reale da un’entità giuridico-morale imparziale, con lungimiranza; se non spavaldamente incoraggiato dalla messa in onda di spot stile Pubblicità Progresso, favorito da incentivi statali alla rottamazione (dei resti) e financo premiato con le massime onorificenze dal Presidente della Repubblica, nel caso di esecuzioni particolarmente raffinate, doverose e/o spettacolari.

Sogno una Costituzione che non elegga più a valore fondante e principale della nazione una merce, o che perlomeno al lavoro abbia il buonsenso di anteporre la realizzazione personale di ogni cittadino, la buona riuscita dei rapporti umani, l’esultanza incontrollata e il funky-jazz.

Sogno un negozio specializzato nel quale poter prendere a noleggio i vari Fede, Giordano, Giorgino, ecc. in cerone e ossa, e riciclarli a piacimento, come telefonisti porno a progetto, collaudatori di supposte per watussi o semplicemente anche solo come nani da giardino.