Quasi tutti i sessanta milioni di allenatori del PD oramai sono concordi sul fatto che la salvezza del partito (e di conseguenza, realisticamente, della coalizione Ammorte Abberlusconi) passi per lo scimmiottamento di una Lega forse anche un po’ Campanile
carlobln – Campanile della vecchia chiesa di Curon
sovradimensionata nei successi e nelle aspettative di crescita inarrestabili.

Ritornare tra la ggente riparando manualmente ogni singola voragine stradale di qualsivoglia paesino del bergamasco abbandonato e porgendo parole finalmente umili e commestibili non basterebbe più.

Ora sarebbe necessario anche uno stravolgimento totale globale che rimetta addirittura in discussione il dogma delle primarie con la nascita, in sostanza, di un folkloristico PD del nord e il cinquecentesimo cambio di pannoloni dirigenziali in pochi mesi.

Bersani sarà anche una creatura di D’Alema sudaticcia e dalle dubbie capacità che parla un linguaggio sconosciuto ai normali esseri umani. Ma è stato appena legittimato da primarie semivere nelle quali il popolo degli indignati avrebbe potuto benissimo votare in massa (uno a caso) Marino, in attesa dell’auspicato rinnovamento giovanilistico che vedrà protagonisti i vari, tropposimpatici Renzi e Adinolfi.

Credo purtuttavia che una struttura federale, oltre che venire incontro alla nuova forma dello Stato, possa strizzare l’occhio agli innumerevoli italiani sedotti o accalappiabili da quel feroce (chiamiamolo) campanilismo spinto del quale Bossilandia si è fatta da tempo astutamente musa (ritengo che sia scolpito nel nostro DNA e che, insieme a pizza, pallone e mandolino, sia uno degli elementi che più ci accomuni).

Questo però comporterebbe inevitabilmente un ulteriore, infinito, tribolato, conflittuale, masochistico periodo di autorefenzialità, ammortizzabile forse nei tre (presunti) ani che ci separano dalle prossime elezioni. (In realtà tra un po’ si voterà a Milano, Napoli e Bologna, con ovvie ripercussioni politiche).

L’alternativa, da parte del più chiacchierato e raccogliticcio dei partiti, potrebbe essere quella di battere semplicemente e ferocemente su poche, sentite battaglie/parole chiave di facile comprensibilità e assimilabilità, come sostiene Ciwati (le cui analisi interessate hanno tuttavia dei difetti sui quali un giorno pontificherò :asd: ). Insomma, progettare un immenso contenitore di democratiche, laceranti e utilissime discussioni su ogni aspetto della realtà per poi tornare a urlare i più realistici, monocordi e vendibili TAV sì/no, immigrati dentro/fuori, “privatizzazione” dell’acqua X 2 o liberalizzazione della figa 1 fisso che hanno fatto le fortune di maître à penser del calibro di Grillo e Calderoli.