L’Inno di Mameli è straordinario. Nella sua orrendezza. Ogni volta che lo ascolto vomito diarree gassose di sincera commozione invidiando russi, tedeschi, francesi,Octopus portoghesi, croati, filippini, vulcaniani, ciociari e assirobabilonesi che hanno inni nazionali tanto più ganzi e tanto meno cacofonici del nostro.

Sfido che poi i giocatori, già non troppo furbi per i fatti loro, ci impieghino un’intera carriera a immagazzinarne le parole e che l’amato Sciumi ci perculi agitando beffardo il cappelletto. S’è cinta la testa. Dov’è la vittoria? Mah. Il sangue polacco. Bevé, col cosacco. Pupo non sarebbe riuscito a fare di peggio. Il suolo natio. Uniti. Per Dio. Zzzzzz.

Parole e note che dovrebbero suscitare chilometri di amore, fratellanza ed empatia, senza se e senza ma, nei confronti di tutti coloro che come me, per l’oculata scelta del generatore automatico appartenente al dio del caso, si ritrovano stivati all’interno dello stesso contenitore nazionale. Renzo Bossi e Balotelli compresi. Sembra incredibile. Sembra incredibile essere pure costretti a pagare lautamente una vera e propria piovra legalizzata per compiere il gesto estremo e altamente masochistico di strimpellarlo in pubblico, eppure è vero.