Ci sono alcune persone che hanno il raro dono dell’intempestività, riuscire a fare la cosa peggiore apparentemente sempre in modo sgraziato al momento sbagliato. E così proprio quando dopo tante delusioni giudiziarie esce qualcosa di veramente polposo (difficile che Davide Mulini sia destinatario e mandante delle sue stesse mazzette), ecco che Tonno Walter Veltroni non trova di meglio da fare che dimettersi monopolizzando le prime pagine dei giornali. Cerchiamo di trovare elementi a favore del nostro amato premier. Così, tanto per capire come si faccia a difenderlo violentemente ancora oggi, contro ogni apparente evidenza. La condanna è solo di primo grado. Ecco, a parte questo e l’immancabile giudice trotzkista non c’è molto.

David Mills

Non penso che possa cambiare granché con Samuele Bersani (che pure non è il peggio del peggio del peggio: un timido segnale lo diede, tenendo conto che chiedergli di andare contro banche, poteri forti e mills a vento col sostegno di quel governicchio, beh, era oggettivamente un po’ troppo). O qualche altro individuo telecomandato da D’Alema, o “eletto” nelle solite, ridicole primarie farlocche. Questo perché è il progetto PD a fare, sostanzialmente, schifo al cazzo degli italiani. O forse questo non è il momento storico migliore per lanciarlo, il grande megapartito omnicomprensivo della sinistra moderna amante del mercato, folkloristicamente aggrappata a curiosare a bocca aperta nel fondoschiena dello Zio Sam.

Una divisione epocale come quella tra comunisti e democristiani non la si digerisce così velocemente, su. E cercare di trapiantare armi e bagagli l’asinello iuessei quaggiù è una bella forzatura. Il partito ultraleggero, più di Kate Moss, poi, non funziona, troppo permeabile all’influsso dei vari potentati del mio pene. La politica, si sa, è ormai destinata a prendere sonori ceffoni dall’economia e Zzzztroni era continuamente schiaffeggiato da sindaci, amministratori, costruttori e corruttori e cagacazzi vari. La presenza di un S. Silvio ancora vivo e particolarmente vegeto avvertito come molto più di un pericolo per la democrazia rende inevitabile l’esistenza di un’opposizione che gli abbai contro ogni volta che respira, pena le incessanti accuse di mollezza, gombloddi metastatici e inciuci metafisici.

Fare riforme o anche solo ritoccare qualche articoletto della Costituzione (“aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhh!“, già odo in sottofondo le urla scandalizzate dei poveri travagliati perennemente in travaglio) in questo clima è del tutto inimmaginabile. Questo però significa la sostanziale paralisi del Paese, con buona pace del roboblogger ululante medio. O beccarsi “riforme” (sì, perché queste robe incidono sulla vita vera, che va avanti, nonostante gli anatemi dei vostri santoni antiberlusconiani del cuore i quali vorrebbero congelare il mondo nell’attesa della scomparsa o dell’arresto o della morte di SB che non arriverà MAI, mettetevelo in zucca) che fanno cacare savoiardi di abnormi proporzioni. Tipo quella Gelmini (diverse cose, come la scuola appunto, in Italia non funzionano e andrebbero cambiate, pochi cazzi). O altre (il pur secondo me non indispensabile ma da molti auspicato federalismo) che, se non realizzate con un po’ di condivisione, semplicemente non si faranno o dureranno il tempo di un peto prima di essere modificate again and again and again. Tenendo però impegnato il Parlamento e il dibattito politico in eterno, non gratuitamente. (E infatti perfino l’uomo primitivo che ebbe l’ictus mentre cercava di bombarsi la Corna, leggenda popolare, s’è visto ora costretto a rallentare un po’ l’intensità dei suoi rutti, nel tentativo di arruffianarsi l’opposizione).

Del resto, se negli anni precedenti il collante era l’antiberlusconismo un motivo ci sarà. Non è che Prodi e soci fossero proprio del tutto rincoglioniti (beh, un po’ sì). Correre da soli è semplicemente una stronzata galattica, tant’è che il centrosinistra così ha sempre rimediato gioiose mazzate. Come detto, agli italiani piace il bipolarismo, poter sfogarsi dei propri insuccessi e delle proprie frustrazioni personali e di quelle derivate da un Paese ormai forse inevitabilmente in declino legnando sonoramente qualcuno dopo avergli dato l’opportunità di governicchiare (infatti, come quasi ovunque, la coalizione che governa perde o rischia di brutto la volta successiva, perfino se Silvio c’è). Scelta che con la DC per forza al potere non era possibile operare, con buona pace dei vari Einstein della politica che ancora oggi non sono in grado nemmeno di afferrare questo delicato e semplicissimo passaggio.

Ma il bipartitismo no. Io stesso, pur ritenendomi abbastanza di bocca buona, non mi sento vagamente rappresentato da nessuna sforza, ma potendo mi affiderei a qualche singolo personaggio giovine e semisconosciuto pescato qua e là. Rumorosamente demagogica, assente su certi temi un tempo considerati “di sinistra“, a tratti bambinesca e trogloditamente giustizialista l’opposizione ottusangola di Di Pietro e compari. Nonostante i sacrifici umani che la blogosfera (e ora anche il mio fruttivendolo ex forzista) ogni giorno superficialmente le tributa. Flaccida, senz’anima e priva di una direzione precisa, binettiana, non particolarmente attenta al sociale, per niente carismatica, paracula e un po’ caricaturale l’offerta del piddì. Del tutto priva di senso pratico e concretezza, anacronistica e fastidiosamente ideologizzata fino alle unghie dei piedi l’ultrasinistra, che — in attesa di una resurrezione resa improbabile dalle masochistiche scissioni — affronta iprobbblemidelpaese continuando a farsi le sue belle pippette sul comunismo nei congressi. E la soluzione qual è? Ma è ovvio, 43…