Money Dogintramezzato ogni tanto dal frastuono dei “lavori” parlamentari. Stavo dicendo, ieri, mentre facevo le pulizie con tanto di Radio Radicale accesa a tutto volume, ho seguito le nuove, eccitanti prove tecniche d’inciucio tra i due PD ellemuniti o meno. Gli enti locali, diciamocelo, sono con le pezze arculo per via della fantastica e supersonica cancellazione dell’ICI ed è stata approvata la mozione di Franceschini (che ieri sera a Ballarò ha trovato anche il tempo per umiliare pesantemente il neurone di Gasparri) al fine di allentare il patto di stabilità interna: meno vincoli di spesa, in modo da permettere di sbloccare i fondi, sdoganando le opere presenti, futuribili e futuristiche.

Mi pare che propugnare il federalismo mettendo sempre più in difficoltà i comuni — soprattutto quelli piccini che non possono godere di certi trattamenti di favore visti in giro ultimamente — sia stato effettivamente un atteggiamento po’ in contraddizione con l’irrefrenabile voglia di decentralizzare il decentralizzabile e anche più, potenziando la periferia a discapito del centro. Franceschini pompiereggia, dichiarando che quanto avvenuto non costituisce la premessa per il rapporto sessuale completo successivo, ma non v’è da credergli. Il PD grazie al cambio di segretario è in brusca risalita nei sondaggi (+ 4% secondo l’IPR), ma in Polentonlandia resta in pazzesche difficoltà e non può permettersi in alcun modo di contrastare il megaspot federalista fiscalmente bramato anche da molti suoi dirigentoni locali alla fin fine leghisti inside.

Il federalismo privo di qualsivoglia cifra ha più senso quando tanti staterelli si uniscono in uno più grosso e cazzuto, mentre il procedimento inverso, più originale e laborioso — con tutta la gente ha gettato il sangue perché l’Italia non fosse più il giardino in cui i fratelli maggiori venivano a fare casino gettando le cartacce — è decisamente meno carismatico e foriero di ulteriori, antipatiche lacerazioni, divergenze e allontanamenti; per quanto si voglia giurare e spergiurare che non spaccherà il Paese, magari credendoci anche un po’, è inevitabile che in parte lo farà, favorendo ogni tipo di divisione culturale e sociale. Il rischio della moltiplicazione dei centri di spesa è sempre dietro l’angolo, con le province ancora libere di draculeggiare, così come quello dell’inasprimento del pressing fiscale e delle mamme del Sud costrette a prostituirsi prima di poter portare i propri pargoli all’asilo, dove subiranno inevitabilmente terribili atti di bullismo.

Per quanto poi non sia del tutto sbagliato che al Nord si tengano più soldi, che le regioni a statuto siano ormai un po’ troppo speciali e, soprattutto, ingiustificabili (poi magari quelli del Trentino si trasformano in terroristi baschi pronti a farsi esplodere qua e là, ma allora anche una palla scagliata in tribuna da LeGrottaglie potrebbe deviare la traiettoria di un asteroide di passaggio, obbligandolo a centrare Palazzo Chigi now). E che la costruzione di faraonici campi statali di sci nautico sui monti siculi non sia poi questa grande idea, specie con i mutui subprime che corrono.