Mi pare evidente che in questo momento storico, in varie zone dei social e dei bar sport, sia preponderante il cinismo sfacciato e senza cuore, per il quale se un ne*ro schiatta si dice apertamente che non ce ne fotte niente ricevendo gli applausi del branco, con santino di Itlé/Putin/Mussolini a condire, per la nostra posizione incredibilmente realista e acuta da uomini vissuti (prossimo passo: “schiattando ha sofferto troppo poco, quel bastardo invasore, mannaggia, sarei voluto andare io a infierire”). È anche vero però che dall’altra parte si minimizzano troppo semplicisticamente le difficoltà concrete e gli “effetti collaterali” dell’accoglienza.

Se migranti e profughi messi insieme sono numericamente quasi insignificanti (compresi quelli che potrebbero potenzialmente arrivare se li incoraggiamo); se è così scarsamente problematico e costoso accoglierli, e l’aspetto economico della questione è così irrilevante da non dover essere a momenti nemmeno preso in esame; se le difficoltà di integrazione a livello umano sono trascurabili e facilmente superabili (da che mondo è mondo le popolazioni locali reagiscono con ostilità e insofferenza al massiccio arrivo di stranieri, sarà anche per certi versi poco razionale, emotivo e quello che volete, ma è così e va tenuto presente visto quanto è radicato questo aspetto nella nostra natura); se una massa di persone senza lavoro trapiantata in una terra lontana col costo della vita alto e con scarse prospettive immediate non rischia mai di generare criminalità; se questi non entrano mai in concorrenza con gli italiani per il lavoro (cosa vera fino a un certo punto, sbaglia chi considera il numero dei posti di lavoro in una nazione qualcosa di fisso e immutabile: ovvio che uno Stato di 65 milioni di abitanti offrirà più occasioni di impiego di uno di 60; però è anche vero che siamo in crisi, non in un momento di espansione dell’economia, nuove opportunità vengono create più a rilento; quindi alla fine la guerra tra poveri, la lotta tra il disoccupato italiano e il migrante per il posto da benzinaio, o da [inserire uno degli altri lavori che gliitaglianinonvoglionopiùfare ma che alla fine sono costretti a cercare di fare lo stesso se il nonno o il genitore con la pensione è stiantato] per alcuni è semplicemente la realtà di tutti i giorni; se le cose stanno veramente così, mi si deve spiegare allora la posizione NIMBY sullo scottante tema di Hollande, Pisapippa, Casson, Serracchiani, ecc. (non esattamente dei salviniani di ferro), che sarebbe in sostanza “belli i migranti, però accoglieteli voi, dieci in più da noi non c’entrano”; è evidente a mio avviso che tutta l’impalcatura retorica della sinistra, ma non solo, visto che per esempio è pure quella del Papa (più o meno “accogliamo chiunque, che problema c’è”) sul tema scricchiola, quando poi entra brutalmente in contatto con la realtà.

Poi, riguardo al fatto che altre nazioni, molto più povere, ne accolgono a frotte. Vero, ma bisogna anche vedere la qualità dell’accoglienza. Se li ammassassimo in sconfinati campi profughi, senza andare troppo per il sottile, come avviene altrove, dite che non scatterebbe l’immancabile servizio di Report (o chi per lui) con la musichetta strappalagrime che ci spiega quanto siamo stronzi? Ho dei seri dubbi, visto che già adesso che comunque un po’ di euri ce li smeniamo (non tanti quanto da narrazione di Catena Umana e feccia web simile) partono i servizi su quanto siano orrendi e disumani i centri di accoglienza con la muffa sui muri, ecc. (capirai, ce l’avevo pure io, basta un po’ di candeggina e si toglie).

Infine, riguardo all’agliutarli in Africa, vero che il nostro benessere si fonda (in parte) sui casini passati commessi dai nostri avi, e magari leggermente anche sulla malvagità di un po’ di occidentali attuali assetati di danaro. Però pure dipingere – come fa l’immancabile Gilioli – gli africani come una massa inerme di inetti privi di volontà e capacità di agire, non in grado di combinare alcunché di costruttivo (o anche di negativo, tipo decidere di farsi guerra tra di loro per futili motivi, senza che ci entrino per forza i malvagi yankee, il loro petrolio e le loro ambizioni imperialistiche) nel corso dei non pochi decenni trascorsi dalla fine del colonialismo a oggi, fa cascare veramente le braccia, oltre a essere intellettualmente disonesto; o a denotare una conoscenza un tanto al chilo della storia: basterebbe aver sostenuto l’esame di Storia e istituzioni dei Paesi afroasiatici per sapere in che maniera demenziale sono state spesso sputtanate le risorse e dilapidati gli aiuti. E a essere offensivo e pateticamente paternalistico per gli africani stessi, che ci fanno la figura dei decerebrati incapaci. A sinistra sarebbe necessario anche cominciare a capire qualcosa della realtà, perché col solo pietismo non si va da nessuna parte. Tipo l’immagine qui sotto (Ginone & C. hanno goduto di ampie condivisioni in questi giorni). Se gli costruiamo strade e ferrovie non va bene perché si diffondono le malattie (anzi, lo facciamo apposta, dai, si sa). Se non gliele costruiamo è perché vogliamo tenerli poveri e sottosviluppati per fare i nostri porci comodi. Insomma, non va mai bene un cazzo :D , è ok solo l’autofustigazione.

satolli 600