La manifestazione antiberlusconiana è un successo organizzativo. Sembra tutto un dejà-vu: tra discorsi triti e ritriti (ma purtroppo sempre attuali) e badilate di retorica servita anche in collegamento telefonico, a spuntarla è la Guzzanti, che mette KO, tra gli altri, la Carfagna e il Papa. Un talk show permanente, vero. Ma un’altra opzione c’è?

Pomeriggio balneare, Piazza Navona gremita quasi in ogni ordine di posti (sotto al palco è un inferno) in un tripudio di bandiere IdV. Arrivando da via del Governo Vecchio, si fatica a passare per le due viuzze per la folla che sembrava non aspettare altro che una manifestazione persino a luglio inoltrato. Chi mi accompagna incontra un’amica che non vedeva da più di dieci anni: quasi trentenne, laureata in lettere, badilate di cultura: “Certo che sono venuta, ti pare che me la perdo??? Vuoi lasciare tutto a Berlusconi senza nemmeno combattere?” Ma le manifestazioni di piazza a cosa servono? “Vuoi che ti risponda: ‘a niente’? Sarà anche così, ma almeno qualcosa facciamo“.

Manifestazione otto luglioPRESENTI-ASSENTI – Il partito di Di Pietro si bulla della presenza di 100mila manifestanti, anche se pare che la capienza massima sia limitata a 80mila bipedi. Solo qualche sporadico vessillo inneggiante al comunismo, al PD e… alla gnocca (un pompino varrebbe un sottosegretariato, mentre ce ne vorrebbero ben tre per ottenere un ministero, secondo uno degli striscioni più simpatici). Rompe gli indugi Mattia Stella l’ignoto presentatore, giovane ma in compenso completamente privo di personalità esaltando la Costituzione, il Presidente della Repubblica e il giustizialismo, e attaccando le arcinote leggi su misura (Zzz…). Ribadendo poi, in un inaspettato eccesso buonista apparso un po’ fuori posto, che non si tratta di una manifestazione contro il PD (ma ci credono in pochi, anche a giudicare dalle bordate che arriveranno in seguito). Segue Paolo Flores D’Arcais — direttore di Micromega, organizzatrice della kermesse — che difende a spada tratta i sacri valori dell’antiberlusconismo, sciorinando una serie interminabile di reati, allo scopo di colpire e affondare il pacchetto sicurezza “fascista” (termine ripetuto più volte quasi allo scopo di far gongolare Diliberto, appostato sotto il palco). Poi tira fuori una polemica contro Galli della Loggia, reo di aver dipinto i vari moralisti alla Travaglio & C. come la rovina dell’Italia dalle colonne del Corriere. Incassa applausi a buon mercato anche ricordando le affinità elettive tra Putin, l’uomo di Arcore e i rispettivi regimi, oltreché la gaffe fresca del G8 USA su Mugabe.

TRAVAGLIO ROCKSTAR, DI PIETRO OPERAIO – È il turno di Laura Belli, girPiazza Navonaotondina ma anche indimenticata protagonista di “Milano odia, la polizia non può sparare“: con la voce rotta dall’emozione, in un esubero di originalità arringa la folla sui pericoli insiti nell’aver smesso per un po’ di demonizzare il Berlusca, come accadeva ai bei tempi. Il tutto mentre le TV della Libertà non hanno effettivamente mai usato una simile cortesia nei riguardi del Mortazza. Interviene telefonicamente Rita Borsellino che menziona scontatamente Mangano, ottenendo in risposta un altrettanto scontato oceano di applausi. Invade il palco la grinta straripante di Moni Ovadia, energico e incazzato come mille bisce. Il pubblico è decisamente con lui quando attacca il Porcellum, deplorando inoltre il ritorno del nazifascismo ormai imminente. È il momento degli intellettuali. Tocca infatti a Tonino Di Pietro e alla sua panza sempre più monumentale, già ammirata nella recente dimostrazione campagnola (stavolta esibisce generosamente anche il petto, villoso e imperlato di sudore). Rilancia la geniale idea dei referendum un tanto al chilo per contrastare le leggi più vergognose (no, ve prego). E ancora: Berlusconi come la P2, giustizia asservita allo Stato, Lodo Alfano, regime dolce. Il tutto elargendo carisma a carrettate e, incredibile dictu, sbagliando pochissimi congiuntivi. Appare anche la Fiorella Mannoia – in lutto dal ’56, si direbbe – e va facilmente in gol sotto le gambe del Walterone nazionale: “Stamattina mi sono svegliata Manifestazione Piazza Navonae ho pensato: ‘devo aspettare fino a ottobre per manifestare?’ Ma figuriamoci”. Interessante Pancho Pardi: l’Eletto non può essere intoccabile e ingiudicabile dalla magistratura in base a una pericolosa filosofia plebiscitaria e al pur indubbio rapporto di reciprocità/complicità esistente tra il leader carismatico e il suo popolo/gregge. Solito Zelig-intervento invece per Travaglio (acclamato come nemmeno Maradona al San Paolo) che sfotte Silvio e dipinge come nullità incapaci di contrastarlo e indegne di respirare tutti gli altri. Sarà ormai alla miliardesima replica (ma non si stufa?). Sempre molto divertente, comunque. Inutile, ma divertente.

GUZZANTI VERA DOMINATRICE – Ecco finalmente Beppe Grillo che, in infradito e paperella, grugnisce qualcosa direttamente da Positano. La qualità audio è terrificante, i concetti espressi con ogni probabilità pure e la gente smobilita paurosamente perché sono le otto passate e, si sa, i romani agiscono principalmente in base al motto “si lavora e si fatica per la panza e per la fica” (ma dando decisamente priorità alla prima). Vabbè, pare che abbia abbaiato qualcosa contro Veltrongigiomaus, attaccando anche Napolitano nel solito eccesso di bullismo. Pertini non avrebbe firmato le leggi di Silvio“, grida riecheggiando il Toto Cutugno di “un partigiano come presidente“. C’è da dire che il Sandrone nazionale sarebbe anche sceso in piazza, invece di collegarsi audiovideo a causa di improrogabili impegni (Manifestanti in Piazza Navonavacanzieri) precedenti. L’intervento più polemico della serata (a parte le cinque, simpaticissime e ingegnose “poesie” sfottò anti-Silvio di Camilleri) è indubbiamente quello di Sabina Guzzanti, una che non le manda certo a dire, sferrando un paio di colpi degni del miglior Tyson. “Grazie alla legge Moratti tra vent’anni il 20% dei professori sarà scelto dal Vaticano. Ma tra vent’anni Ratzinger sarà morto, sarà dove deve stare, all’inferno tormentato da diavoloni frocioni attivissimi”. E a Berlusconi: “Non si può fare ministro per le Pari opportunità una che ti ha succhiato l’uccello. Vattene, questo è uno sfregio”. Immediato (e ovvio) l’annuncio di querela da parte della presunta vampirizzatrice. Tirando le somme, una grande giornata per il nostro paese, la democrazia ne esce sicuramente vittoriosa, e i valori della nostra immortale Costituzione indubbiamente irrobustiti. Oppure un Bagaglino inutile, che domani verrà dimenticato. Una sinistra divisa fra l’ammutolimento e l'”ipnosi cattiva generata da un talk show permanente“, come scrive Edmondo Berselli. “Ci si va da cittadini e si torna da spettatori di uno spettacolo deprimente, dove tutti sono colpevoli, dunque la politica e anche l’opposizione diventano inutili e resta solo il vaffa“. Tutto vero, per carità. Ma l’alternativa dove sta?

(Reportage fotografico di Igor Jan Occelli)

(ha collaborato Alessandro D’Amato)

Manifestatosi originariamente qui