Cominciamo con la raccolta di firme del PD. Premetto di non concordare assolutamente con chi pensa che “il più grande partito dell’opposizione” dovrebbe portare in gita scolastica la gente a manifestare un giorno sì e l’altro pure, o magari organizzare una mobilitazione permanente contro il tiranno. Non si può, non è realizzabile efficacemente, come chiunque abbia fatto un po’ di vita di partito saprà, per ragioni logistiche, organizzative, pratiche, psicologiche, economiche, umane. A parte che dopo un po’, come dimostrano i recenti flop del Pueblo Viola, le persone ovviamente smettono di andare in piazza ogni due per tre. TelefunkenE chi va in mezzo alla strada a fare i girotondi in età adulta ottiene come unico risultato quello di venire bollato con la preziosa etichetta di radical chic, pure un po’ suonato.

Ricordo che le proteste nel mondo Occidentale non sono minimamente paragonabili a quello che si è visto nelle ultime settimane in Nord Africa e nei Paesi arabi. Lì la gente scende in piazza armata e pronta a dare la vita, in nomi di parenti e amici torturati nelle carceri, qua con l’iPhone in pugno (l’ultimo modello, ovviamente). E se, di fronte a un egiziano, a un tunisino, a un libico, ecc., osaste paragonare Berlusconi a un tiranno a caso di quelli disinstallati (o che stanno tentando di) è probabile che costui vi sputerebbe in un occhio, e farebbe bene.

Le piazze qui hanno un senso solo ed esclusivamente se e in quanto i media le amplificano. Quindi, quando ci si va occorre riempirle per benino. Da qui le famigerate lotte all’ultimo milione (di partecipanti) con le questure malvagie. A farcire le piazze sono sempre e soltanto minoranze, qui come in Africa, e come più o meno è sempre avvenuto nella Storia (“piazze piene, urne vuote”). È evidente che, se queste minoranze sono cospicue, l’impatto c’è, e chi protesta può ottenere qualche risultato (ritiro dei contingenti italiani in Iraq, articolo 18, chiarezza sui fatti di Genova). Se a protestare si vedono quattro gatti spelacchiati, sempre i soliti per giunta, i governi e i Sallusti hanno gioco facile nel dire: “Vedete, sono pochi sfaccendati, gli italiani che lavorano stanno a casa, ecc.”.

Il problema insisto nella raccolta di firme è squisitamente numerico. Puoi pure arrivare a quota cinquanta milioni, o anche cento (metti che i defunti, indignati, si ridestino e vadano in massa a firmare), tanto l’ometto non leverà il disturbo. Resta, certo, il valore simbolico, il solito “esistiamo ancora, e siamo sempre più incazzati”. Ma pure in questo caso l’iniziativa appare piuttosto velleitaria e sconclusionata. Anche se di autografi ne raccogli dieci milioni, che sono un numero abnorme, la reazione generale sarà “vabbè, che vuoi che sia, hanno firmato solo gli elettori di centrosinistra, e nemmeno tutti”. Inoltre, a quella cifra si può pensare di arrivarci solo ed esclusivamente tramite l’apporto di internet, con tutto quello che intuibilmente ciò comporta (compreso un altissimo livello di attenzione da parte di Sallusti su tutti i risvolti della vicenda). Verificare sul serio firme messe selvaggiamente sulla rete dev’essere un lavoro incredibile, suppongo, la scrematura sarebbe imponente, e alla fine il gioco non varrebbe la candela.

Ma poi, il fatto che la dirigenza abbia messo la faccia su un’iniziativa così non mi è parso molto astuto. E la faccia ce l’hanno messa perché sono vecchi (e per lo stesso motivo hanno annunciato così rapidamente di aver raggiunto l’obiettivo: se non sono in malafede, sono dei naab pazzeschi, non so cosa sia peggio). La Bindi è una suora laica. Tanti la vorrebbero candidata solo in ragione del fatto che è brava a rispondere per le rime a Berlusconi (sono del parere che non sia questa la caratteristica principale che un premier dovrebbe avere, ma vallo a spiegare a chi vive ogni puntata di Ballarò e AnnoZero come fosse la finale di Champions League… purtroppo è l’unica donna che attualmente avrebbe chance). Bersani fa le metafore assurde da vecchio contadino sciroccato, proprio come Di Pietro, i raccontini agresti con la volpe, la gallina e il cazzo. Essendo vecchi, sono a digiuno di nuovi media e non capiscono (forse ora ci sono arrivati) che su internetZ chiunque arriva e mette cinque triliardi di firme in un paio di settimane autocertificando di chiamarsi Pippo, Pluto o Cicciolina.

Passiamo a MicroMega e al Fatto (in tutti i sensi). Padellaro ha proposto la favoletta delle dimissioni in blocco dei parlamentari. Cioè, stiamo parlando del direttore del quotidiano, non di uno qualunque, che tiene un blog lì e magari può dire la prima cosa che gli passa per la testa sperando che passi inosservata. È facile liquidare il tutto ricordando che le dimissioni, di ogni singolo parlamentare, devono essere accettate dalle Camere (è quello che accadde per Previti). Essendo i numeri nettamente favorevoli a Illo, ed essendo Illo chiaramente sprovvisto di buonsenso e amore per le istituzioni, e invece fornitissimo di media e servitori, indovinate cosa succederebbe? Dimissioni respinte (o comunque parlamentari sostituiti con altri), e fuoco mediatico dei (tele)giornali amici che inveirebbero contro l’opposizione irresponsabile e il ritornello “la ggente vota Abberlusconi perché manca un’alternativa credibile” riririproposto all’infinito.

Un altro aspetto è che in questo momento Zirvio compra parlamentari come se non ci fosse un domani, garantisce loro la poltrona fino alla fine della legislatura o addirittura la rielezione. Le opposizioni invece dovrebbero costringerli a lasciare l’ambita sedia? Uhm, qualcosa mi dice che il Pdl farebbe altri (facili) acquisti. Verrebbe così ottenuto un risultato opposto a quello perseguito, rafforzando ulteriormente la maggioranza. Ancora: se la decisione delle opposizioni di dare dimissioni in massa comportasse “automaticamente” nuove elezioni (come vuol far credere Padellaro), cosa impedirebbe a Berlusconi, una volta creato il precedente, di comportarsi in modo analogo nel caso in cui perdesse le prossime e di “pretendere” il ritorno alle urne cogliendo un pretesto qualsiasi, specialità in cui è campione?

L’altra ideona è di Flores d’Arcais, uno che vive in un mondo nel quale, per esempio, se sei sospettato di mafia, allora nessun avvocato deve accettare di difenderti, altrimenti è una merda umana. Andrebbe bene come punto di vista forcaiolo da bar, o all’asilo municipale, un po’ meno in bocca al direttore di una rivista culturale che si presume conosca le fondamenta dello stato di diritto (nel quale gli avvocati, che saranno indubbiamente una categoria schifida ma hanno bisogno di lavorare come tutti gli altri, esistono per difendere anche e soprattutto i colpevoli). Flores sostiene che le opposizioni dovrebbero fare ostruzionismo sistematico totale su qualsiasi legge (non solo quelle porcata, quindi) tenti di far passare la maggioranza. Ammesso e non concesso che l’ostruzionismo sia realmente praticabile in modo così estremo, immagino che la reazione del gobierno sarebbe quella di mettere la fiducia su tutto (ma proprio tutto). Risultato? Parlamento ancora più svuotato di ogni significato, in barba a chi ne rivendica il ritorno alla centralità (tra cui gli stessi promotori di questa proposta).

Inoltre, ostruzionismo sistematico e “paralizzazione totale dei lavori” (testuale) vuol dire che devi opporti sempre. A tutto. Come un mulo. Con il rischio di dover dir no anche a leggi sensate, o migliorabili (spesso il governo va sotto su emendamenti… si perderebbe questa preziosa opportunità). Su cose che incidono nella vita reale della gente (chi formula queste proposte se ne rende conto fino in fondo? l’impressione è che no, non se ne renda conto, perché troppo rapito dal suo furore agonistico). Economia, leggi sul lavoro, antistupro, testamento biologico, ecc. No. No. No. No, senza se e senza ma. E via al ritornello dei Cicchitto Bros: “Manca l’alternativa, blabla”. Siamo sicuri che questo sarebbe l’atteggiamento più proficuo, proprio in un momento in cui i sondaggi sono finalmente favorevoli alle opposizioni? C’è bisogno di invertire la rotta quando si comincia a intravedere la riva?

Infine, quali opposizioni asseconderebbero la proposta di d’Arcais? Conoscendo un po’ Casini, è facile immaginare che coglierebbe l’occasione per smarcarsi, guadagnando enorme visibilità e portando con sé probabilmente l’alleato FLI che in questo momento ha necessità di differenziarsi dalla sinistra e apparire un po’ meno ferocemente antiberlusconiano. Anche perché un tale atteggiamento di sabotaggio dei lavori parlamentari metterebbe ancora più in imbarazzo Fini (che ha il compito di intervenire sul calendario dei lavori alla Camera), esponendolo a continue e ancora più violente polemiche.

Un altro aspetto di queste due proposte che, qualora fossero attuate, risulterebbe incomprensibile agli italiani è il seguente. Ma come, Berlusconi è alla quinta legislatura, sono diciassette anni che si porta appresso il conflitto di interessi, i processi e tutte le anomalie… e perché solo ora è considerato del tutto inaccettabile che ricopra l’incarico di Presidente del Consiglio, che dopotutto gli è stato affidato dal Presidente della Repubblica dopo consultazioni in apparenza regolari e stravinte dal partito del quale è il leader? Cos’è intervenuto di così nuovo e di tanto grande? Il fatto che si bombi Ruby o che telefoni in questura è forse più grave dell’aver corrotto un giudice tramite il suo avvocato o delle società offshore o della tessera della P2 o delle millemila figure di merda? Il motivo è la compravendita dei parlamentari (evidente, ma tutta da provare in sede giudiziaria)? Se c’era da fare l’Aventino, perché non lo si è fatto nel 1994, nel 2001 o nel 2008? La realtà è che se a Berlusconi va impedito di governare devono essere gli italiani a deciderlo (preferibilmente), o perlomeno si deve attendere la sentenza dei giudici, non si può farlo attraverso sotterfugi, peraltro di dubbia efficacia.

Queste “idee” sono utili solo a chi le propugna, a chi è tenuto a recitare la parte del duro, puro e ultraintelligente contro l'”opposizione molle del PD inciucista o incapace di capire perfino le cose ovvie”. Peccato che si tratti di proposte irrealistiche, sterili e puerili, ma tanto l’importante è tenere alto il livello di incazzatura dei lettori in modo che continuino a comprare i giornali e a visitare i siti. Il punto è che quello che conta è ampliare il consenso, non fare incazzare sempre di più una fedele minoranza portandola all’esaurimento.

La realtà è che tutte le iniziative trattate in questo post non servono assolutamente a una fava. Non c’è bisogno di continui, pseudo-atti clamorosi ed effetti ultravivaci buoni a stupire gli allocchi: serve opporsi con forza a ciò che si ritiene sbagliato e criticare nel merito, con controproposte chiare che bisogna essere in grado di comunicare. Ma siccome gli elettori e gli acquirenti di giornali vanno intrattenuti tra una consultazione e l’altra, e soprattutto quelli più schierati non accettano il fatto che l’unico atto che conti davvero qualcosa sia il voto (o appenderlo a palle in giù, ma sul serio), devono pigliarci un po’ per il culetto con codeste pagliacciate. E qualcuno, forse, questo trattamento un po’ se lo merita anche.