La vicenda della Caruso, inutile negarlo, ci monopolizza un po’, oscurando la crisi dell’Inter e quella di gobierno. Non mi riconosco nelle posizioni di chi, come Matteobbordone, sparge cinismo e puntacazzismo a piene mani sul corpo, straziato dalla dieta, della giovanePrecariato giornalaia. (Matteobbordone che nelle rimanenti, spinose questioni esistenziali, è bene ricordarlo, di solito ha sempre ragione essendo dotato di poteri che noi umani).

E nemmeno in quelle di chi (è proprio un approccio alla vita, mi sa) l’importante intanto è fare qualcosa, qualsiasi cosa, perché si smuovano le coscienze, la legge sul precariato verrà cambiata e un giorno chissà, anche gli operai smetteranno di morire nei call center. Berlusconi verrà arrestato. Ha ragione chi sostiene che lo sciopero della fame, se preso con la dovuta serietà, fa male, malissimo alla salute. Quindi non andrebbe incoraggiata, con banner, gruppi e altro.

Il precariato di chi viene sfruttato al Corriere della Sera viene percepito come un privilegio: il giornalista come l’artista, hai voluto inseguire i tuoi sogni, muahahahahahah, invece di andare in fabbrica, o pigliare ingegneria e schiattare di noia, e mo’ so’ cazzi tua. L’ingiustizia abnorme rappresentata dall’assunzione di un culattone raccomandato parrebbe non sussistere, il Corsera è in crisi, non è stato assunto a tempo indeterminato nessuno, sussurra De Bortoli. Cosa vuoi che siano sette anni sette di fronte all’immensità dell’universo.

Ma l’ondata emotiva (i contenuti emozionanti sono gli unici in grado di diffondersi spontaneamente, insieme al porno) suscitata dall’ennesimo precario disperato nel quale immedesimarsi non può essere liquidata con disprezzo e razionalità, non sarebbe intelligente farsi belli con analisi, perdendo di vista il cuore, il pancreas. La rabbia, l’intestino tenue. L’inumanità galoppante.