Premesso che giudico a dir poco turpe, indecente e “democraticamente al limite” l’episodio che ha originato tutto ciò, così come il codazzo sghignazzante dei giornalisti al seguito [1]. Il meme di +Europa oggetto di questo post è solo un episodio, neanche il più significativo, di tutta una comunicazione social dilettantesca, imbarazzante e davvero poco a fuoco da parte di alcuni partiti. Quelli che in teoria dovrebbero salvarci dai populismi dilaganti, o almeno così dicono. Il meme evidenzia, certo, il fatto risaputo che Salvini ami fare il grosso con i deboli, ma lo trovo comunque un fail innanzitutto per la sua disarmante banalità (praticamente dall’istante dopo l’uscita del filmato in giro hanno cominciato a circolare battute simili, e se me ne sono accorto io credo avessero i mezzi per farci caso anche loro).

Inoltre pare vagamente contiguo a certo storytelling di successo – il M5S è moribondo, il grillismo ha vinto perché ha infettato l’intera società – per il quale chi è mafioso ce l’ha scritto, inevitabilmente, sulla capoccia. E quindi è “citofonabile”, nel senso di facilmente e inequivocabilmente individuabile. Pensate a tutte le menate che ci siamo sorbiti in questi lustri, tipo: «Tizio, siciliano, frequentava abitualmente lo stesso bar del cugino di quarto grado della zia del visagista di Caio, che poi dopo trent’anni si è scoperto essere un boss, una volta gli ha anche passato il giornale che stava sul suo tavolo invece di rifiutarsi esternando disprezzo, QUINDI è mafioso anche lui»). Questa concezione è un po’ infantile, giustizialista e pericolosa, visto che la gente accusata ingiustamente non è mancata e ha avuto la vita rovinata. Mi si dirà che alcuni ce l’hanno scritto in fronte davvero, con margine di errore insignificante. Va bene, ma anche in questi casi il citofono ci azzecca poco: in una società civile, se si hanno elementi per ritenere che qualcuno sia un criminale la via è un’altra. L’approccio da “sfida all’O.K. Corral” è proprio sbagliato e diseducativo concettualmente, indipendentemente dalla presunta forza dell’altro. Il meme è debole, appunto, anche perché in qualche modo dà l’idea di accettare passivamente lo storytelling salviniano, di rimasticarlo e di riproporlo, solo in veste ideologicamente riveduta.

Un’altra lettura possibile è che quando ne ha avuto l’opportunità, cioè da ministro dell’Interno, Salvini abbia consapevolmente allentato la lotta a mafia & C. (cosa credo non confermata dai risultati che si sono avuti e che comunque come accusa sarebbe piuttosto pesante e spiacevole perché tirerebbe per forza in mezzo l’operato di forze dell’ordine, magistratura, ecc. che sul campo sono parecchio impegnate e che hanno un ruolo nettamente più rilevante del ministero). Leggo ora che putroppo Zingaretti ha sposato pienamente questa puerile provocazione rilanciando con un imbarazzante «ora telefoni ai mafiosi che non ha catturato», che rende l’idea della pigrizia intellettuale e dell’asservimento ormai totale all’oscena visione grillina dell’attuale segretario del PD.

Insomma, un partito politico i meme, se proprio deve farli, almeno che gli vengano su belli e inattaccabili (la comunicazione è un’arte, i «sì, ma io intendevo quello» postumi purtroppo non vanno bene). Altrimenti, se deve postare una cosa abborracciata qualunque – e dotata di retrogusti sgradevoli – sull’onda dell’emozione per il fatto chiacchierato del momento, è meglio che lasci perdere.

[1] Mentre ho un parere un po’ diverso dell’ennesima, recente gogna mediatica nei confronti del povero dislessico della quale si è frignato molto sui social e che mi è parsa al solito parecchio pompata. Hint per i più rancorosi: la dislessia non è, oggettivamente, chissà quale handicap pesante e immediatamente, inequivocabilmente evidente. Per cui non individuarla, nella foga del quotidiano battibecco politico e delle nutelle da inventarsi giorno dopo giorno, scambiandola magari per qualcos’altro, è, se non facile, quantomeno possibile. Il “caso” mi pare discendere da un’abitudine importata dagli USA. Mando avanti qualcuno a contestare un potente, un avversario che prevedibilmente risponderà in modo becero, come fa sempre e invariabilmente, e poi via col vittimismo piagnone: «Aaaaaah, scandalo, l’orrendo politico Coso ha preso di mira il nostro indifeso militante che come tutti sanno ha un’unghia incarnita, assassino, MOSDRO!1!1». Al posto del problema fisico, magari qualche volta si potrebbe tirare fuori il fatto che appartiene a qualche minoranza bistrattata, tanto per variare un po’ il copione. L’importante in ogni caso è frignare e avere qualcosa di fresco da condividere tutti insieme indignati. Ah, non ricordo se l’ho scritto nel post linkato, al quale comunque rimando per un quadro più completo, ma trovo ipocrita lamentarsi delle gogne mediatiche dei Salvini e poi trascorrere le giornate a prendere di mira a social unificati l’attempata e sprovveduta casalinga semianalfabeta che si è lasciata andare a uno sfogo politicamente scorretto. Sì, ovviamente il politico ha un ruolo diverso e tutto un altro potere rispetto ai componenti dei vari branchi che bulleggiano allegramente su Twitter. Ma quando questi ultimi sono particolarmente nutriti, affiatati e incattiviti dalla polarizzazione l’effetto finale poi è sostanzialmente simile. Quella tanto stigmatizzata “gogna”, appunto.

Per concludere, dal web, due screenshot zeppi di considerazioni sensate per collegarsi al discorso precedente e alla stretta attualità.