Mi sono sempre chiesto perché (più o meno) tutti (i maschi) si disperino incazzosamente quando vengono duedipiccati, o mollati, con pretesti improbabibili da un ragazza. ScusaDel tipo: “scusa, ma in questo momento ho bisogno di stare più vicina che mai al mio tostapane che sta attraversando un momento difficile, restiamo amici però, eh, mi raccomando” o “non possiamo vederci stasera perché sei mesi fa ho promesso al mio gatto che sarei andata alla mostra di Damien Hirst con lui”. Oppure: “sto talmente bene insieme a te che ho paura di rovinare tutto, quindi ti lascio e mi metto con un culturista di Forza Nuova alto sei metri che si guadagna da vivere strangolando bambini orfani per farne saponette da rivendere col marchio Unicef”. Non pensate che, per quanto fantasiose e poco credibili, queste frasi siano, tuttosommato, un tentativo gentile per evitare di offendervi headshottandovi in faccia la brutale verità? (E cioè, all’incirca: “ti lascio perché a quarantasei anni vivi ancora con tua nonna e temi il sapone. E poi, a guardarti senza le lenti truffaldine dell’amore, sembri il gemello brutto di Lamberto Dini e non perdi occasione per sfoggiare in società la tua sensibilità da branchiosauro stitico. Inoltre, possiedi l’acume di Luca Giurato, i modi di uno scaricatore abusivo di Porto Ercole e l’ultima volta che hai abbassato la tavoletta del water Calderoli ha detto qualcosa di intelligente”).