Quel sottosegretario lì è unto e sudaticcio, si mormora abbia il pene storto. Quel giornalista là è calvo e indisponente, mi urta incredibilmente i coglioni. Questo economista qui è antipatico e obeso, Sensazioniè assurdo che qualcuno stia pure a sentire le stronzate che dice. Questo esperto di diritto della regolarità intestinale qua grida robe sacrosante, ma purtroppo ha un sorrisetto beffardo e un pessimo gusto nello scegliere il colore delle cravatte.

Quante volte abbiamo sentito simili ragionamenti srotolarsi sulle pagine web o lungo le pareti delle case, al termine di urticanti post o nel corso di fiammeggianti disfide televisive. L’aspetto estetico, il modo di presentarsi, le impressioni a pelle prevalgono senza discussione su una disamina razionale degli eventi e degli eventuali contenuti proposti dai vari campioni del battibecco nazionalpopolare.

È ovvio e naturale che (almeno in parte) sia così: in molti casi, solo tecnici e periti informati sui fatti sarebbero (forse) in grado di separare in modo chirurgico le ragioni dai torti, proclamando i vincitori veri. Sono quindi, giustamente, dettagli apparentemente insignificanti — ma in realtà densi di informazioni fondamentali, quali l’empatia suscitata, il confezionamento del prodotto, il calore umano, la reputazione sociale, la mimica facciale e quella anale — a convincerci e ad arruolarci alla causa del rivenditore di salse tonnate del momento.