Sesso a scuolaSono moderatamente contrario all’impalamento non vasellinizzato in pubblica piazza della maestrina di scienze che, sprezzante di ogni pericolo, ha intrattenuto i suoi giovanissimi alunni discettando (su richiesta) di manette, frustini, sesso anale e quant’altro. Un po’ perché la figura del genitore che, rapito da interessi ben più nobili (quali pedicure, amanti, partite scapoli versus ammogliati, ecc.) si dimentica dell’esistenza dei pargoli appena sfornati per tutta la settimana — salvo poi trovare il tempo e l’ispirazione per cagare con accanimento da mastino il cazzo a maestri, bidelli e professori — andrebbe soppressa per decreto tra aspri duoli. Un po’ perché penso a me stesso piccino piccio’ in quinta elementare e realizzo facilmente che no, non sarei rimasto realmente così sconvolto e scioccato forevahhh se qualcuno mi avesse raccontato il sesso in maniera così professionale, accurata ed esplicita.

Casomai, con l’Ayrton di poi, avrei preferito che costui o costei mi avesse lasciato a bearmi nella mia ignoranza, che avesse evitato di togliermi tanto precocemente ogni dubbio, ogni sorpresa, permettendomi ancora per un po’ di apprendere le zozzate in maniera sbagliata e artigianale tramite il mitico passaparola. E di vagheggiare l’esistenza di chissà quelli effetti speciali associati a quel fantastico reame abitato da uccelli e patatonze. Non credo proprio, peraltro, che gli stessi bimbetti siano rimasti realmente traumatizzati, come si narra: a quell’età si esagera, si enfatizza, si esasperano e si ingigantiscono i fatti per il puro piacere di sentirsi importanti osservando i grandi che reagiscono spropositatamente e istericamente ai propri input. O anche solo per mera, sadica stronzaggine (alla fine, l’unica che ci rimetterà veramente sarà la prof, che sarà stata anche ingenua ma). (Se a condire c’è pure l’effetto branco, poi…).

Soprattutto, questo episodio rivela per l’ennesima volta quanto sia profondamente sessuofobica e arretrata la nostra società. Il sesso, che andrebbe spogliato da qualche tonnellata di sovrastrutture del cazzo, è semplicemente gioia. Avere paura del sesso (della gioia, quindi) in tutte le sue variopinte salse e manifestazioni non ha infatti razionalmente alcun senso: è solo segno di mentalità retrograda, chiusa e oscurantista alimentata da anni luce di superstizione e di cattolicesimo dilagante. A parte l’ipocrisia, visto che al regazzino “sconvolto” basta accendere la tivvù per venire sommerso da tette e culi sballonzolanti (veri, non raccontati) a profusione.

Il fatto che “siano coinvolti” bambini non cambia nulla, dato che non si sta certo parlando di filmini porno o di episodi di pedofilia (quelli sì da punire a mazzate in faccia e sulle balls). E che lezioni di questo tipo dovrebbero essere paragonabili a quelle sull’ape che si :banana: il fiore, alle guerre puniche e a tutto il resto del repertorio. Inutile e sbagliato ostinarsi a non educare le menti quando i corpi stanno per partire (e, con quest’andazzo, tra un po’ pure per partorire…).