Disastro.

Dopo la sonora inculata elettorale, Walter chiama Silvio per strizzargli l’uccello (e fin qui ci può stare). Poi, nel discorso (letto, stranamente, quindi si presume meditato), d’un tratto quell’impalpabile, fresca e aulente illusione di novità che pure a tratti costui aveva fatto respirare svanisce, e appare un politico vecchio e leggermente maleodorante. In presenza di un naufragio elettorale che manco ai tempi di Occhetto, comincia a delirare di “risultato molto importante” per il PD e “molto significativo al Nord“, dove il divario è a tratti imbarazzante. Si mette a ventilare fantascientifiche (almeno al momento) crisi e spaccature all’interno dello schieramento avversario (che, pur con gli inevitabili scazzi, invece completerà agevolmente pure questa legislatura, avendo a disposizione una maggioranza semibulgara, essendo meno frammentato rispetto al 2001 e anche meno costretto a legiferare ad personam, visto che la maggior parte delle porcate indispensabili sono già state fatte). Parla di “destra“, anziché di “centrodestra” riferendosi agli avversari (ok, lo slittamento in quella direzione c’è stato, ma resta un mezzuccio, guardacaso ipersfruttato da Silvio). Insomma, roba ottima per un comizio, ma, minchia, il momento post-elettorale è, per ovvie ragioni, l’unico in cui un politico può permettersi di accantonare per un po’ l’ipocrisia e lasciarsi andare a barlumi di sincerità… Togliere la maschera d’ordinanza ogni tanto aiuterebbe a essere più simpatici, specie se ti presenti come “quello ggiovane” e il “nuovo che avanza“. Se una differenza c’è, perché non mostrarla, nemmeno quando non si corrono rischi?

Non penso comunque che si tratti della sconfitta definitiva della Sinistra e/o del Centrosinistra, come ho sentito qua e là ma, semplicemente, di una sconfitta (pesante come Giuliano Ferrara dopo il cenone natalizio, ovviamente). Fermo restando che l’Italia è stata, è e sarà in eterno un Paese tendenzialmente centrodestrofilo (e furbofilo), quella fettona fondamentale di noioisissimi italiani indecisi e perennemente insoddisfatti dalla vita banalmente si allontana dalla parte/coalizione che ha appena governato, deludendo le aspettative e non realizzando le irrealizzabili stronzate promesse in campagna elettorale.

L’operazione PD è stata sostanzialmente una semisciagura: inutile bullarsi dell’aumento in termini di voti e percentuali dai picchi toccati dal vetusto Ulivo. Ci sarebbe mancato pure che l’unica possibile alternativa (sia pur vaga e striminzita) per non avere il metro e settantuno più odiato d’Italia tra le balle per i prossimi dodicimila anni, il voto utile lato mancino, insomma, prendesse meno della somma di Margherita più DS! L’obiettivo di Veltroni, quindi, è stato centrato solo a metà: pappata e umiliata la sinistra pecorarbertinottiana, ma nemmeno un elettore indeciso, o di centro, o un potenziale teodem del cazzo è stato affascinato dai “We can!” e dagli altri improbabili slogan americaneggianti cerebrolesi che ci siamo dovuti sorbire. E soprattutto, vista la similitudine tra i programmi, costoro preferiscono l’originale al fac-simile. Se, per esempio, il federalismo fosse per voi ragione principale di vita, a chi vi affidereste, a Bossi che lo propugna (sia pure sguaiatamente e alternandolo al secessionismo e al tricolorcartadaculismo) da vent’anni, o a chi l’ha scoperto l’altroieri per moda/necessità? Ecco.

Inoltre, c’è da tenere presente che la minicoalizione veltroniana comprende anche un Di Pietro che, percepito come oasi di pseudo-onestà, ha visto lievitare molto i suoi consensi (cosa che con tutta probabilità non sarebbe avvenuta se il forcaiolo semialfabetizzato non avesse avuto visibilità col suo bel simboletto separato, ma si fosse presentato già disciolto nel partito bestemmia). Ci andrei piano anche a parlare di “consolidamento/aumento” della base elettorale, considerando che la maggior parte di quel 5/6% di voti sinistri sono in realtà soltanto presi “in prestito” da Bertinotti, non dati per reale convinzione, e che potrebbero tornare all’ovile in qualsiasi momento. O disperdersi per sempre, nel caso in cui la Sinistra non tornasse più in Parlamento, in quanto convincere la gente a votare un contenitore con dentro la Binetti non è semplicissimo. Continua a leggere

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