Non ho Sky. Confesso di averlo avuto in prova: dopo essere stato subissato da opuscoli per anni e anni ho ceduto un po’ (solo un po’, eh), più che altro come gesto di solidarietà verso quel che resta dell’Amazzonia. Ma non m’interessa contribuire a foraggiare il magnate australopiteco sprovvisto di concorrenza.

I telefilm che tanto vanno di moda li guardo altrove in inglese, non perché mi piacciano (generalmente vanno dal “decente con radi momenti di simpatia” all’hypercagoso in grado di provocarmi la fuoriuscita incontrollata di savoiardi fluorescenti). Bensì al solo scopo di carpire finalmente i segreti di questa melodiosissima e stupenda lingua parlata da bipedi generalmente privi di bidet e con svariati tuberi infilati in bocca e su per gli altri vari orifizi.

E se ho bisogno di iniettarmi massicce dosi di calcio nelle vene, beh, vanno benissimo le telecronache barely legal in ulanbatorese stretto che possonsi reperire via internet. Sono anche più pittoresche, più sentite. Con l’unico inconveniente del vicino di isolato in grado di viaggiare nel tempo che dal futuro mi rutta nelle orecchie con estrema irruenza tutta la sua gioia per il gol realizzato dalla sua squadra del cuore (che non è affatto detto sia la Roma, anzi: qua siamo ai confini con la Burinia Settentrionale, e spesso il grido inizialmente accolto con ottimismo si rivela poi foriero di amare suorprese, come in un recente derby). O per il fuoriclasse avverso che decide di disintegrarsi il menisco buono, o per il rigore inesistente gentilmente offerto dal cervide di turno. O, al contrario, costui mi barrisce la depressione per lo stesso penalty, calciato col cazzo.

Su Scaitiggì 24 (il canile visibile perché in chiaro) non facevano che lamentarsi noiosamente, e perfino Ilaria D’Amico è scesa in campo con il suo riveritissimo davanzale suscitando enorme clamore tra le genti. Ma diciamo le cose come stanno. Intanto, la D’Amico non è la Fenech, come da più parti si vorrebbe far credere. Non scherziamo. E poi non mi sembra questo gravissimo e fondamentale problema per le sorti della nazione. Massì, il fatto che l’IVA raddoppi, arrivando al livello di quella sui dischi (!!!), se non mi sono perso qualcosa per strada (rendiamoci conto, dove sarebbe lo scandalo? Von Karajan come Lucio Rizzica). Ovvio che ogni cosa che fa Zio Zilvio puzzi di conflitto d’interessi da infiniti chilometri. Ma è il classico caso di elefante entusiasticamente portato a pascolare in una cristalleria. Cosa mi strepita il PD. Gli italiani hanno semplicemente e consapevolmente deciso di introdurre per l’ennesima volta il longilineo animale all’interno del fragile esercizio commerciale: impensabile, poi, che se ne resti lì immobile per cinque anni a contemplare la caducità dei cristalli.