forconeHo come la vaga sensazione che siano tornati in auge gli stupri, i quali tanto furoreggiavano qualche tempo fa. Segno che la necessità di fare audience supera anche i biechi calcoli di convenienza politica. Si stupra anche quando c’è Silvio al governo, insomma. Con buona pace di Paolo Del Debbio e scendiletto consimili, sebbene violentare a inizio legislatura incida innegabilmente di meno che farlo a pochi mesi dall’apertura delle urne che contano. È evidente — ed è spiegato *ene in questo articolo del Corriere — che la voglia di dar fuoco ai magistrati, rei di sprigionare incontrollatamente criminali nell’ambiente circostante, sia un po’ fuori luogo. Almeno in questo caso. Certo, il reo confesso ora potrebbe abbandonare i domiciliari per mettersi a stuprare boemianamente a destra e a manca, senza ritegno.

Ma ciò appare quantomai improbabile, ed è proprio per questo motivo che, per ora, costui è a casa a trastullarsi con YouPorn, e non sodomizzato da spacciatori abbronzatissimi in qualche sovraffollato carcere. È vero che il potere di discrezionalità del giudice è abbastanza ampio (non potrebbe essere altrimenti, la realtà è sfaccettata, i casi concreti possibili sono trilioni di trilioni, codici e codicilli non possono profetizzare tutto nei minimi particolari), e che quindi costui avrebbe potuto essere messo ar gabbio senza destare grossissime polemiche anzi. È un po’ come il semicontatto con triplo tuffo carpiato in area di rigore, si può dare o non si può dare, ciascuna delle tesi troverà orde di sostenitori pronti a immolarsi felicemente nei bar. L’ansia di punire il colpevole, facendogli a fette l’augello per poi distribuirlo insieme all’inseparabile dose di polenta ai passanti, prevale sulla ragione. Per la legge, il detentore del membro incriminato un giorno uscirà comunque a riveder le stelle. Quindi, se può reiterare il reato (orribile, capiamoci) stando ai domiciliari oggi, potrà farlo anche quando tornerà in libertà. Di sicuro non esiste quasi niente nella vita, a parte la morte e l’imbecillità dei giornalisti)(beh, esclusi eventuali presenti/leggenti, ovvio).

Insomma, nel tradizionale giuoco delle parti i ruoli s’invertono, per un po’, dando vita a gustosi siparietti. I forcaioli sono costretti a improvvisarsi garantisti, e a fare improvvisamente finta che a loro interessi qualcosa dei diritti dell’imputato, della presunzione d’innocenza e queste robe qui, fino a cinque minuti prima considerate fastidiosi orpelli del passato, pur di difendere la santissima magistratura agli occhi di un’opinione pubblica frettolosa e in tutt’altre faccende affaccendata (tettone e campionato di calcio che entra nel vivo richiedono un dispendio di energie mentali forse eccessivo). Magari tenere un atteggiamento garantista sempre, e non una volta ogni tanto, quando c’è da evitare rotture di coglioni ai magistrati, aiuterebbe le folle a pensare meno con lo stomaco quando succedono queste cose? Così, tiro a indovinare… Dall’altra, coloro che garantisti lo sono un po’ più spesso, ma pelosissimamente, interessatissimamente e indecentissimamente, si trasformano con disinvoltura per cavalcare l’ondata giustizialista del momento. (Non senza aver dimenticato le tradizionali barzellette machiste divertenti quanto chiudersi il cazzo nella portiera dell’auto). Secondo il pensiero moralisteggiante dominante (sul web…) a blog unificati, i suddetti stronzi avrebbero l’orribile colpa di non fare delle leggi adatte a scongiurare il ripetersi di situazioni così disdicevoli blablabla (che cambia se uno sconta la pena subito o al termine del regolare processo? ah, già, nel primo caso si accontenta la massa ululante).

Ma la realtà è che la detenzione preventiva è un modo feudale di concepire la giustizia e che il carcere non ha più il carattere afflittivo e intimidatorio del periodo fascista: l’idea rieducativa deve guidare non solo il giudice ma anche il legislatore, essendo considerata interesse primario della collettività. La nostra straperfetta e ultraimmacolata Costituzione (che-non-dev’essere-sfiorata-nemmeno-con-una-canna-da-pesca-o-con-maggioranze-bulgare, altrimenti-facciamo-volare-i-bannerini-anche-se-non-l’abbiamo-mai-letta-o-capita, ma-ci-fidiamo-della-pappa-premasticata-che-ci-passano), con annessa legge Gozzini dell’86 che in sostanza è una diretta estensione della stessa, è infatti abbastanza buonista. Il (presunto, probabile, quasi sicuro) criminale, insomma, non può essere trucidato sul posto sbrigativamente come si vorrebbe, per tutta una serie di noiose e cavillose ragioni che il teleprimate medio dotato della memoria storica di un cetriolino Saclà fatica maledettamente ad accettare, oggidì.