Benché non ne sia un grosso appassionato (ho seguito solo distrattamente le vicende del primo dei grandi fratelli erogati), considero i reality sciò degli interessanti esperimenti socioantropologici falliti. Dei mammiferi dalla personalità sfaccettata quanto una tavoletta del WC impregnata di merda avariata di scimpanzé vengono rinchiusi nella stessa casa/isola/fattoria, Paracadutismooziosamente ripresi da dozzine di telecamere mentre copulano, bestemmiano e si espongono al pubblico ludibrio, spiati da ogni possibile angolazione. Indi costretti a una serie di terrificanti giochini nazionalpopolani che ne esaltano l’insospettabile spessore culturale (“Qual è la capitale della Francia?” “Brigitte de Bardot Bardot”), eppoi privati di elementari contatti con il mondo esterno, servizi igienici indiscutibili e cibarie non blu.

I nostri eroi vengono a questo punto costretti a disputare, nel chiuso di un confessionale o tana equipollente, incontri a eliminazione diretta con il televoto del pubblico che, comodamente spaparanzato e ingozzato come le oche per il paté, decide arbitrariamente di destinare all’agricoltura l’otto per mille di quelli che solo pochi minuti prima erano i suoi indiscussi eroi, o propende più spesso umoralmente per una rapida trasformazione degli stessi in cibo per i summenzionati palmipedi.

Il rapporto morboso tra lo spettatore votante e chi ne fa le feci sul piccolo schermo non si interrompe con la morte, ma prosegue ovviamente indisturbato, ha fatto bene Taricone a riprodursi, in generale, punto di domanda, ha fatto bene a farlo se poi non aveva intenzione di passare il resto dei suoi minuti primi terzi secondi ex aequo al circolo bocciofilo, bensì dedicandosi a sport estremamente pericolosi quasi quanto zigzagare tra i tir che pullulano la Salerno-Reggio Calabria a bordo di una Micra di quinta mano leggendo nel frattempo le illiberali stronzate impresse sul blog di Adinolfi?

Questo per dire che l’eccesso di rabbioso pseudocinismo radical chic scagliato verso personaggioni che non hanno effettivamente fatto un cazzo di nulla per meritare di venire ricordati, a parte il pentirsi tardivamente per essere diventati importanti con il loro niente, e quindi inutilmente rivalutati da qualcuno per l’enorme sforzo profuso nel fare ciò, ma che, non venendo istantaneamente rimossi dall’hard disk collettivo condiviso come si pretenderebbe, con il loro deplorevole decesso sottraggono preziosi, drammatici secondi di telegiornalistica attenzione ai servizi sugli scoiattoli da passeggio di Dell’Utri tristemente abbandonati sull’autostrada e subito asfaltati dalle toghe rotte in culo che passavano di lì per puro caso, e ciò è indice della morbida bambocciosità di tanti utilizzatori finali di social network e di orifizi a fiato impuniti.