L’Ultima Parola, oscuro talk show in quota Lega infilato nel tardo venerdì sera su Rai 2 con share da prefisso telefonico. Conduce Gianluigi Paragone, un Santoro più esaltato Paragonecon ghignetto di superiorità incluso nel prezzo in confronto al quale Belpietro o Mavalà appaiono simpatici agnellini pacioccosi belanti ragionevolezza da tutti i fori.

Dozzine di ospiti in studio esclusivamente del Pdl che danno spettacolo, urlandosi addosso e infilandosi pirotecnicamente le dita negli occhi. Infliggendosi danni a vicenza che mille Di Pietro o Bersani non sarebbero mai in grado. Titoli di articoli, editoriali di Feltri e siluri anti-Fini esplosi senza sosta. Berluschini militanti contro i paladini della nuova destra illuminata da 3% (voglio esagerare).

Urso contro Santanché, Lupi contro Bocchino, Bocchino contro Paragone, Paragone contro Urso contro Lupi, Valditara sgomento, Rossella (poverino) amareggiato. Il primo, vero, forse (pen)ultimo congresso del Pdl, insomma.

“Guarda che non sei nel vecchio MSI”. “Il tuo comportamento è frutto di una logica padronale”. “Sembri Travaglio”. “Fascisti, squadristi”. “Porta rispetto per Comunione e Liberazione”. “Basta con le agende della maggioranza fatte nelle cene ad Arcore”. “Ti devi dimettere”. “I sondaggi mi danno ragione”. “Vai via”. “Con te non ci parlo”. “Fini pensa più agli immigrati che agli italiani”. “Ti sei venduta per una poltrona”.

Urso, trollato da Lupi mentre commenta improbabili tabelle, perde lucidità e rischia un infarto in studio. Paragone vorrebbe picchiarlo poco dopo ma l’eccessiva distanza fisica glielo impedisce. Bocchino a momenti dà della bagascia alla Santanché, che strilla ocaggini a caso senza sosta. Momenti (troppo, troppo brevi) di grande e scintillante televisione, prima che partano le repliche dell’Isola dei Famosi.