Sebbene sia favorevole all’innalzamento ad almeno centocinque anni dell’età minima per riscuotere un qualsiasi tipo di trattamento pensionistico sono convinto che, a questo proposito, la nostra società galleggi su di un grasso, gigantesco e pericolosissimo equivoco di fondo.

La vita media si è difatti spaventosamente allungata, i primi ministri campano (e trombano) di più,Mr. Magoo! i neonati schiattano di meno, falsando la media. Ma, oltre una certa età, di solito (scopertona!) non è che si stia poi così bene, eh. Anzi.

Per gli anziani, è tutto un continuo, penoso, faticosissimo trascinarsi da una farmacia all’altra.

Un susseguirsi di viaggi interstellari per le sale d’aspetto dei medici curanti — rigorosamente tappezzate da copie di Chi ed Eva 3000 stampate quando ancora non erano nemmeno nati — a farsi prescrivere pasticche dai nomi impronunciabili e supposte dagli effetti collaterali imprevedibili.

Nel vano tentativo di alleviare i dolori, di arginare gli acciacchi, mentre bande di giovani teppisti cercano di scipparli e di truffarli in tutti i modi, e di appioppare loro a tempo indeterminato nipoti oramai viziatissimi, fin troppo strafottenti e inaddomesticabili per essere veri.

Ah, facci caso, raramente si veggono in giro fiction, romanzi o altre reclamizzate opere dell’ingegno aventi come protagonisti in positivo dei vecchi rincitrulliti.

La svolta geriatrica della Disney/Pixar con Up ha causato enorme panico e dolore di pancera tra gli azionisti, gente pratica che deve badare al sodo. E che sa perfettamente che un vecchiaccio, per quanto arzillo e potenziato con effetti speciali, non ha nemmeno lontanamente l’appeal commerciale di un giovine supereroe mascherato, di una macchina compatta-rifiuti o dei soliti ratti, muli e pescionzi rossi del cazzo che sono costretto a sorbirmi.

Un capolavoro indiscutibile come Umberto D. fu poco compreso dal pubblico e oggi non è così conosciuto come meriterebbe (sicuramente molto meno del lagnosissimo Ladri di biciclette). Un cartone animato geniale come Mr. Magoo non è trasmesso poi così spesso dalle tivù e nemmeno evocato con la doverosa intensità da un pubblico miope e disattento.

Con la scusa che alcuni anziani (molto pochi, statistiche alla mano) faticano maledettamente a scollarsi dai rugosi sederi le comode poltrone acquisite in gioventù per dubbi meriti, e cercano di tramandare arbitrariamente privilegi ai propri discendenti, essi sono mal visti in toto e dileggiati, quasi maledetti, sempre più apertamente.

Verrà il giorno che, rotto ogni indugio, si passerà alle vie di fatto e si cercherà di sterminarli fisicamente con modi spicci e legali, radunandoli in malsani contenitori televisivi popolati da giovani contribuenti urlanti armati fino ai denti. O in splatterosi reality sciò a eliminazione diretta studiati appositamente per il tripudio dell’INPS e del critico pogante.