(Collage di commenti lasciati sui social). Trovo che Calenda col flop della cena si sia forse semidefinitivamente bruciato: già cambiava idea ogni due per tre (entro nel PD per cambiarlo, no, mi sono offeso, vado via, no, rientro, però se non fate come dico io esco di nuovo, ecc.), ma se, nell’Italia attuale, non reggi nemmeno una giornata di polemiche, per quanto accese… Chiaramente la cena era una sorta di “manovra eversiva”, solo fatta alla luce del sole, per autopromuoversi ufficialmente e definitivamente nell’oligarchia del partito, o in una specie di direttorio improvvisato, o cose così. Niente di scandaloso, alla fine Zingaretti ha potuto rispondere con la sua cacata populistica che ha avuto altrettanta visibilità, e robe del genere nei partiti ci sono sempre state, specie in tempi di crisi di consenso e incertezza sul futuro. Occhetto fatto fuori da D’Alema e Veltroni, Renzi che si mette a rottamare selvaggiamente (sì, alla fine ha vinto secondo le regole, ma fare un po’ il peppekrillo del partito dipingendo gli altri come impresentabili per strappare facili consensi non è stata proprio un’operazione elegantissima, un po’ al limite dell’accettabile, diciamo). Insomma, se annunci di stare per sferrare una coltellata e poi non la dai e ti fermi perché spaventato dallo stesso casino che hai prodotto, o comunque per qualche motivo non porti a termine la missione, dai l’idea di essere uno sprovveduto della politica (adesso ha ririricambiato idea e vuole uscire per fare il Coso Repubblicano… quanto durerà?).

[…] Il PD è in crisi di consensi non perché stanno litigando (quasi meglio questo del coma profondo della gestione Martina, e forse anche del periodo Paolo “mi fingo morto così mi attiro addosso meno odio” Gentiloni – almeno danno l’idea di esistere e ottengono un po’ di risalto mediatico, visto che l’agenda ormai la dettano gli altri da tempo immemore – o dei penosi video per promuovere la prossima manifestazione, che ricordano spaventosamente quelli precedenti alla batosta elettorale, come se nulla fosse cambiato). Lo è perché non riesce a comunicare niente. Niente. L’idea di quanto sia fallimentare la narrazione del PD in questo momento è data dal demenziale slogan della manifestazione del 30 settembre (su questo Calenda ha ragione): l’approccio “ottimistico” e positivo volto a dipingere un futuro radioso con discorsi altisonanti alla Obama, recepito inizialmente con successo da Renzi, al quale era stato dato quasi per disperazione un momentaneo credito, non funziona più. Devi immergere le mani nella merda, cercare di comprendere le paure più spicciole e rassicurare molto pragmaticamente la gente.

La narrazione sovranista-populista è naturalmente dominante nel Paese, vince facilmente perché cose come il giustizialismo e la paura del diverso, il dare la colpa a nemici esterni per la propria condizione e per i propri insuccessi hanno un carattere ancestrale, imporsi con posizioni un minimo più “evolute”, articolate e difficili da spiegare è particolarmente complicato in tempi nei quali la gente vede ridurre sensibilmente le proprie prospettive. Però ormai è dai tempi del referendum che non esiste una contronarrazione del PD, che sarebbe ovviamente inizialmente minoritaria, ma che potrebbe rafforzarsi col tempo, man mano che il governo, col suo farsi establishment e il non poter più dare credibilmente la colpa “a chi c’era prima” per gli inevitabili fallimenti e le promesse che non manterrà, vedrà sfumare parte del suo appeal.

In questa situazione, un leader (sì, la politica attuale è fatta quasi solo di comunicazione e il leader è un elemento portante imprescindibile, se la pensate diversamente vivete nel mondo dei sogni) che magari se ne fotta anche delle forme, dei congressi, dei convenevoli e di tutto il mummificato e incomprensibile ai comuni mortali cucuzzaro e si prenda il partito, riuscendo a indirizzarlo sulla sua inequivocabile linea e a comunicare bene la sua idea di Paese alle persone, sarebbe manna dal cielo per il PD. Ma semplicemente Calenda non sa fare politica (si aspetta che gli altri si adeguino a quello che vuole lui senza protestare, e se non avviene piagnucola sui social… ovviamente non funziona così: è un po’ come Zeman che si stupisce perché le altre squadre non spariscono dal campo abbacinate dal suo bel gioco) e sta dimostrando di non avere la caratura e la personalità del leader. È indubbiamente un bravo ministro e un abile blastatore su Twitter, ma sono tempi difficilissimi e ci vuole ben altro. Poi che non sia facile trovarlo, questo altro, beh, anche questo è vero.