I recenti sondaggi mostrano una nuova crescita del M5S, diventato primo partito anche grazie alla scissione e alle baruffe nel PD. Si potrà dire che ormai i sondaggi hanno perso qualsiasi affidabilità e non vadano nemmeno guardati (ci sono dei motivi per i quali possono fallire clamorosamente in alcune occasioni, per esempio quando debuttano nuove formazioni difficili da pesare, per cui si corre il rischio di sottovalutarle o sopravvalutarle, proprio come accaduto al partito di Grillo alle ultime elezioni politiche ed europee; però Silvio, uno che su queste cose ci ha costruito una carriera, insegna che va guardata la tendenza; che, per esempio, mostrava Trump in forte recupero nei giorni precedenti il voto). Penso che la crescita del M5S nel Paese sia reale, empiricamente credo sia percepibile. Alla fine, nonostante la fissa della Corte Costituzionale per il proporzionale il più puro possibile, il sistema nei fatti è ancora bipolare (tripolare, via): si premia quello che si reputa il meno peggio, non si va a votare il partito di Oscar Giannino, in questo momento specifico incarnato da Stefano Parisi, o l’altro dello 0,5% fuori dai blocchi perché si sa che questi non hanno alcuna possibilità di incidere e di produrre un cambiamento (se lo si vuole, e quando una forza politica ha governato senza creare almeno un miniboom economico o un miglioramento percepibile nelle condizioni di vita, di solito nelle democrazie si tende banalmente a voler dare una chance al maggiore avversario, chiunque esso sia).

Chi vota M5S, quindi, a parte la base di fanboy che invade il web a botte di punti esclamativi, è consapevole che la Raggi non è un granché, e probabilmente pure Di Battista e Di Maio (un mio conoscente adulto e “normale” li vota e non sapeva manco chi fosse quest’ultimo, che pure in teoria sarebbe il candidato alla Presidenza del Consiglio, non una figura marginale… tanto per dare un’idea di quanto gliene freghi alle persone della validità della classe dirigente pentastellata, che non è stata adeguatamente formata o selezionata, nonostante i molti anni a disposizione per farlo; ora che si pone il problema della squadra di governo viene ventilata l’ipotesi di tecnici o personaggi più presentabili desiderosi di saltare sul carro del vincitore; ma anche qui, si è visto a Roma, difficile che questi possano resistere a lungo su un carrozzone così eterogeneo, tenuto insieme solo dall’odio contro il sistema, e che siano disposti ad accettare i diktat di Grillo).

Insomma, l’adagio “E allora il PD?” viene ridicolizzato o demonizzato sulle bacheche (perché alla fine lo si teme in quanto modo efficace per liquidare la questione), ma a mio avviso, per quanto semplicistico e pavloviano, non è che sia poi così sbagliato o insensato, dato che l’elettore ha a disposizione solo due o tre opzioni reali. Alle argomentazioni degli “antiM5S” (i disastri della Raggi, l’autoritarismo isterico di Grillo, le firme false, le continue figure da peracottari sprovveduti complottisti dei suoi adepti, ecc.) chi vota Grillo potrebbe facilmente ribattere, anzi, lo fa di continuo, tutti i giorni: “Sì, ma i venti miliardi alle banche sono molto peggio” e tutto il resto del campionario, che fa presa subito in quanto di pancia mentre le spiegazioni sulle dinamiche che regolano il mondo reale sono complicate e meno affascinanti. A mio avviso costoro sottovalutano o non percepiscono i danni che una simile forza così infantile nell’indole e nei contenuti potrebbe causare al Paese (sì, c’è ancora margine perché le cose vadano peggio di così, ma molto, molto peggio; ovviamente per la natura umana questo cruciale aspetto non viene tenuto in considerazione come dovrebbe), a parte quelli creati dall’egemonia culturale già nei fatti ad appannaggio di Grillo & C., vedi giustizialismo spinto, dietrologia, cospirazionismo e stupidaggini dilaganti, ecc. Per dirne una, se diventasse realtà la storia della doppia valuta quale escamotage per fare spesa pubblica come se non ci fosse un domani in nome del clientelismo più sfrenato, si rischierebbe davvero una situazione paravenezuelana. Mettiamoci anche una lettura quasi esclusivamente emozionale della politica (uno come Renzi fa presto a stare sul culo, umanamente, a larghe fette della popolazione) e di tutto quello che le gira intorno…