Ebbene sì, lo confesso. Sono fondamentalmente antiberlusconiano, e non ci vedo proprio niente di male, anzi (essere di sinistra mi annoia, come tutto ciò che contempli l’annullamento obbligatorio della personalità in favore del grande e irrazionale mucchio selvaggio; ci vedo più tanta retorica ammuffita e voglia di sentirsi superiori mentalmente, eredità del ’68, che quella di affrontare nel miglior modo possibile le questioni concrete e i problemoni Manifesto elettorale elezioni europeeapparentemente insormontabili che ci si parano dinanzi; cioè l’unica cosa che dovrebbe interessare qualsiasi individuo sano di mente e non iperideologizzato dentro e fuori). Sono antiberlusconiano, infatti, per motivi molto pratici: se sei afflitto da un male terribile, prima pensi a estirparlo e poi, se ci riesci, a fare le maratone, a costruire case o il cazzo che ti pare.

L’antiberlusconismo viene ormai immediatamente e univocamente identificato con il Signor Italia dei Valori. Il problema è che internet offre uno spaccato ingannevole della società. Nel 2006 sembrava che la Rosa nel Pugno, forte del suo invasato anticlericalismo, dovesse sfondare (poi prese il due e mezzo, che era comunque una discreta base di partenza, però si sfasciò per miopi e boselcapezzoniani motivi). Era un’impressione falsata dal fatto di trovarsi quotidianamente immersi in un ambiente in cui quasi tutti avevano una visione “simile” su certi temi, considerati imprescindibili per la sopravvivenza. Ma sentiti dal resto della società come leggermente meno fondamentali.

Ecco, io penso che il “troppo” antiberlusconismo possa essere una zavorra per l’Italia dei Malori (che prenderà il suo bel 8/9/10%, ma chi lo mette in dubbio) un po’ come il “troppo” anticlericalismo lo è stato per il Crisantemo nel Pugno. Perché alla fine un partito, di questi tempi, è fondamentalmente poche cose, chiare; cioè quegli ideali e obiettivi con i quali viene naturalmente associato e identificato dalla maggior parte della popolazione. Non può essere che così. E vieni identificato in un certo modo non a caso o per la malvagità dei media (o almeno non solo), ma per come ti poni e per le scelte che fai.

Ti mobiliti per il referendum sul Lodo Alfano e per altre cinquante iniziative in difesa della legalità, della Costituzione, ecc. e sei meno attivo nel promuovere manifestazioni o campagne in favore dell’ambiente o per aumentare il salario ai lavoratori? Verrai etichettato di conseguenza. Chi vota la Lega di solito vuole più soldi (federalismo fiscale) e immigrati fuori dai coglioni. Se questi risultati non saranno apertamente perseguiti, senza andare troppo per il sottile, e, almeno in parte, raggiunti l’esperienza al Governo apparirà inevitabilmente come un fallimento. (Poi, vabbè, parlo di una situazione ideale, con giornalisti liberi e capaci, ecc.). Gli altri temi verranno per forza trascurati, o messi in secondo piano; o sugli stessi non ci saranno posizioni tanto precise per mancanza di unità e determinazione vere; o si resterà sul vago anche su questioni importanti, indipendentemente dalle robe con le quali si sono scolasticamente riempiti i programmi, magari per mera inadeguatezza dei capi (l’altra sera c’era Di Pietro e pensavo a come vari, comuni utenti che bazzicano su forum, blog e social se lo sarebbero facilmente pappato a colazione sull’energia, tanta era l’ingenuità e l’improvvisazione con cui esponeva le sue argomentazioni in materia; questo indipendentemente dalla scarsa conoscenza della lingua e dal tipo di posizione sostenuta, s’intende).

PedobearNon si può (in un’esperienza di governo di solito breve e travagliata) ottenere tutto, essere tutto o legiferare efficacemente con cognizione di causa su qualsiasi cosa, e ci sono dei limiti anche nella comunicazione. Chi vota Di Pietro vuole legalità, liste senza gente sulla quale possa ricadere anche solo l’ombra del sospetto di aver rubacchiato una merendina ai tempi dell’asilo. E soprattutto Berprepuzioni fuori dalle balle.

Il paradosso è che con queste priorità, così nette e “urlate” di continuo, si tolgono, come detto, voti al Piddì (Franceschini però è meno fesso di Walter, non che ci voglia tanto) ma non si batte Berzuzzurelloni. Perché comunque poi sono necessarie delle alleanze, dei compromessi. Perché l’80-90% degli italiani là fuori vogliono anche e soprattutto altro. Robe molto concrete, occupazione, casa, sicurezza, diritti sul lavoro, salari migliori, sanità e istruzione decenti, asili ai quali sbolognare giorno e notte i propri marmocchi, meno tasse, PACS, città più vivaci, opere, se non grandi, almeno medie o mediopiccole, ecc. Paradossalmente, essere (e apparire) meno cocciutamente e monoliticamente antiberlusconiani, aiuta a raggiungere e a coinvolgere fasce di pubblico più ampie e quindi a contrastare con più efficacia Berlusconi. Continua a leggere >>

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