Pippone scritto in risposta alle solite menate degli indignati del web, non mi va di sbattermi per riadattarlo al contesto del blog e lo copincollo così com’è (i commenti altrui che lo precedevano sono facilmente ricostruibili con un po’ di immaginazione), abbiate pietà.

Dall’interpretazione letterale del tweet Renzi sembrerebbe, appunto, un semianalfabeta sbronzo. Il fatto che però sia notoriamente in possesso di una discreta tecnica oratoria (non sa l’inglese, ma con l’italiano se la cavicchia) spinge a pensare che in realtà quei duecento e passa caratteri siano più o meno l’equivalente contemporaneo delle vecchie, care convergenze parallele. Quindi politichese, un linguaggio irrinunciabile per fare questa attività, ambiguo per scelta (vi fa ampio ricorso perfino Di Maio, il leader della forza più di rottura che ha raggiunto la gloria spalando merda su ciò che in politica rappresenta il passato per quasi tutti i suoi aspetti, compresi quelli formali).

Il limite delle interpretazioni lette in questa bolla sta nel credere o nel sostenere che quel tweet rappresenti da solo la posizione di Renzi sull’attentato terroristico e su varie altre questioni a esso collegate. Ovviamente non è così, non può esserlo. Da altri testi (tipo questo), compresi molti altri elaborati in precedenza, emerge qualcosa di un po’ diverso, variegato e più ampio, una posizione per farla breve sostanzialmente abbastanza de sinistra. Certo, anche questi non sono soddisfacenti per la base “più dura” (mettiamoci anche quei quattro liberali che lo sono genuinamente e non sono in realtà al 90% su posizioni salviniane), neanche lontanamente. Ma come in tutte le cose nella vita bisogna contestualizzare: se su certi temi attualmente alla tua sinistra non c’è nessuno, la sinistra sei tu. (Per dire, Di Maio su questo sta attaccando Berlusconi con frasi pescate direttamente dal repertorio salviniano, tipo “il business fuori controllo dei migranti”). Ah, sì, c’è quello di Potere al Popolo, o come si chiamano adesso questi, che è andato a trovare le vittime (cosa molto giusta e nobile che avrebbero dovuto fare anche Renzi e Gentiloni – ma direi anche tutte le altre forze politiche, comprese quelle di destra – a costo di perdere un altro mucchietto di voti, per decenza, tanto ormai). Lui sì, ha meritoriamente dimostrato di essere più a sinistra di Renzi su questo tema. Purtroppo le posizioni di Potere al Popolo su quasi tutti i temi fondamentali per mandare avanti la baracca sono quelle di un liceale in assemblea d’istituto, neanche tra i più lucidi (citofonare Tsipras riportato alla realtà dopo anni di spensierato e fruttuoso populismo elettorale dalla Troika a suon di, severi ma poi neanche troppo ingiusti, schiaffoni), quindi siamo in zona pura testimonianza.

Tornando al tweet di Renzi, fondamentalmente direi che, più che sull’attentato, è sul tema sicurezza. Capisco che per un po’ di gente a sinistra (e per quei quattro liberali che ecc.) sia qualcosa di trascurabile, anzi, non ci si dovrebbe nemmeno pensare, e qualcuno inorridisce anche solo a leggere il termine “polizzziotti”. Che a volte non stanno simpatici neanche a me, specie quando ostentano in publico con fierezza le loro simpatie a dir poco di estrema destra, cosa che accade preoccupantemente troppo spesso e che considero inaccettabile in una democrazia, purtroppo sono un male necessario. (Sì, stavo generalizzando, ovviamente ci sono anche gli eroi, quelli che si spaccano il culo, ecc.). Diciamo che è scientificamente provato che in campagna elettorale sia un tema di una certa importanza e che non possa essere lasciato del tutto agli avversari. “Ma scrutando a fondo il tweet di Renzi emerge una certa, possibile correlazione tra immigrazione e sicurezza, sta accettando il frame narrativo di Traini, ZOMG, è ggravissimo!1, è sbagliatissimissimo!1!1, non capite”. E qui mi tocca essere sgradevole (più che nelle precedenti righe). Penso che il tema immigrazione sia trattato “male” da entrambe le fazioni. Salvini strumentalizza ogni giorno qualsiasi avvenimento in maniera vergognosa, pericolosa e inaccettabile, il suo lessico è pieno di fuffa (non c’è nessuna “invasione”, specie in posti come Macerata, le cifre date sono puntualmente gonfiate e la sostituzione etnica pianificata è una follia complottistica). Alcune sue uscite senza scrupoli sono quasi al livello di quelle di Forza Nuova, come quando parla di “fare pulizia strada per strada” e nazistame da brividi simile. Non penso che Salvini sia convintamente fascista, assume certi atteggiamenti estremi e beceri per convenienza, ciononostante, vista l’influenza che esercita sulle masse, costituisce ora un serio pericolo per la tenuta democratica.

Dall’altra parte la risposta della sinistra, dei cattolici (quelli veri), dei liberali (quei quattro ecc.) è abbastanza puerile e inadeguata. Se Salvini dice che non deve entrare nessuno, a loro (sostanzialmente, siamo sinceri) va bene che entrino tutti. Davvero poco realistico, a livello di impatto sociale, economico, ecc. Pensare che grandi e improvvise ondate migratorie come quelle attuali – non così massicce come si dice, ma sicuramente qualcosa di sconosciuto in tempi recenti per il nostro Paese – vengano accolte dalla maggior parte della popolazione con un’entusiastica ola è pia utopia, significa proprio (voler) ignorare le basi della nostra natura e della nostra psiche, che rendono l’uomo campanilisticamente predisposto ad associarsi e a fare comunella col simile, col conosciuto, anche per tutelare quelli che ritiene essere i suoi interessi basilari, e a diffidare fortemente del diverso, del nuovo, dell’ignoto. E no, condividere gli status ben scritti nei quali simpaticamente si dice “Semo tutti cittadini del mondo, no ai confini, amigo, volemose bene, falla girare” purtroppo non aiuta a risolvere il problema, non annulla per magia le tensioni che la convivenza di culture molto diverse spesso crea, specie in periodi di crisi e quando l’avvicinamento tra le differenti realtà è poco graduale. Non si comprendono, o non si accettano, o si sottovalutano di brutto, i motivi più radicati, “ancestrali” per i quali questa visione legata a un multiculturalismo abbastanza spinto viene fortemente rigettata ed è così impopolare (anche presso una parte notevole del bacino d’utenza di sinistra, se mettiamo il naso fuori dalla nostra bolla). Dei flussi migratori importanti pongono dei notevoli problemi di integrazione che, sì, è necessaria perché le cose alla lunga filino sufficientemente lisce (ovviamente ci sono pure quelli che dicono che no, è solo una nostra pretesa, una sorta di “violenza culturale”, va bene pure far arrivare un sacco di gente a casaccio eventualmente non curandosi per nulla di questo dettaglio, non è un problema, e a questo punto io me ne vado in un angolino buio a feispalmarmi in solitudine). Molta della narrazione di questa parte è orrenda e goffa (ogni tanto qualcuno se ne esce dicendo papale papale che devono venire più migranti perché serve gente che raccolga i pomodori nei campi). Chi dice che “ci pagano le pensioni” – quelli regolari, perché gli altri la vedo dura – fa propaganda perché mette nel conto solo quello che gli pare, insomma, cherry picking (l’immigrazione ha un impatto, immediato, anche sul welfare, sulla spesa per la sicurezza, ebbene sì, e su altre cosucce). E frasi come “abbiamo bisogno di trecentomila immigrati l’anno” sono insensate (consiglio la lettura di questa serie di pezzi: la visione ottimistica sulle possibilità di successo di una società multiculturale potrebbe anche essere ok, ma spesso, se non sempre, è sposata ideologicamente e adolescenzialmente per partito preso, senza la necessaria base di riflessione, soppesando attentamente tutti gli aspetti di una questione cruciale quanto estremamente complessa).

Ogni volta che Salvini, o chi per lui, fa uscite come “Guardate, l’immigrato X ha commesso il terribile crimine Y”, con le maiuscole e i punti esclamativi studiati perché i commentatori con la bava alla bocca replichino “Ai forni, nao”, allegando santini non capovolti del Duce, la reazione de sinistra (& C.) è quella di andare a cercare un fatto ancora più truce con protagonista un italiano per starnazzarci sopra. Ma questi scambi – gnegneggianti da entrambe le parti, anche se ovviamente è Salvini a fare paura, gli altri sembrano solo un po’ scemi – servono soltanto a polarizzare, a infiammare gli animi di quelli della propria fazione. Non è un dialogo ragionevole, utile, qualcosa che possa convincere qualcuno dei non allineati. È ormai un rito consolidato, una tradizione, come il carnevale. Rispondere, a chi fa notare che gli immigrati irregolari in proporzione delinquono di più degli italiani, che delinquono anche gli italiani, o che le vittime dei crimini degli immigrati sono spesso persone a loro volta straniere quindi è ok, evidenzia solo la tragica carenza di preparazione in matematica di molti insegnanti di sostegno, oltre a una terrificante mancanza di logica. I dati Istat del 2016 dicono per esempio che “il 55% dei furti cosiddetti con destrezza è compiuto da soggetti stranieri; così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile, il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% di ricettazioni” (si potranno trovare dati che si scostino da questi, del resto, si sa, torturando i numeri è possibile far dire loro qualsiasi cosa, ma chi vuole capire penso possa farlo). Quindi, sì, visto che la percentuale di immigrati sul totale della popolazione è nettamente inferiore a queste percentuali è evidente che una certa correlazione tra immigrazione e criminalità esista – ovviamente gli immigrati irregolari non tendono a delinquere più degli italiani “in quanto negri” ma perché sono persone, non per colpa loro, con una formazione spesso scarsa o inesistente, con una barriera linguistica da superare e varie altre difficoltà, e quindi con poche prospettive di riuscire a cavarsela in una realtà in crisi nella quale faticano abbestia anche i nostri connazionali ben ambientati con tre lauree e otto master – e arrampicarsi sugli specchi con argomenti capziosi per negarlo non convince nessuno (dei non schierati). Insomma, l’immigrazione è sì una risorsa ma va gestita, mentre la visione de sinistra & C. è, come quasi sempre, improntata infantilmente solo all’emotività, quindi poco utile, anzi, dannosa.

Per concludere, il dire sostanzialmente “il far west è il modo sbagliato per affrontare il problema sicurezza, legato innegabilmente anche a un’immigrazione più forte che in passato; alla sicurezza ci devono pensare le Forze dell’Ordine, che stiamo giustappunto potenziando” non è una roba forse molto elegante dopo un attentato del genere, ma insomma. Poi vabbè, Renzi è un mezzo morto che cammina, fossi in voi io non me ne preoccuperei troppo.