Nell’immagine, il nuovo (forse, diciamo che si sta perfezionando dalle parti di Palazzo Chigi) “premier” in aperto e irrefrenabile sfoggio pauperistico-massmediatico di onestà-ah pizzaiuola alla Dibba-Dima.

Articolo scritto prima dei recenti, clamorosi, sviluppi e rielaborato qua e là. Ovviamente ritengo fuori dalla grazia d’iddio la posizione per la quale l’impuntatura di Mattarella sul nome di Savona sia una roba eversiva, un golpe (il milionesimo in pochi anni), ecc. Abbiamo dei precedenti significativi in tal senso (uno perfino di San Pertini, che disse di no a Darida alla Difesa propostogli da Kossiga nel lontano 1979, Einaudi addirittura si narra che *impose* i nomi di ben tre ministri), e sappiamo l’importanza della prassi in quest’ambito: se diversi predecessori dell’attuale inquilino del Colle non si sono limitati a recepire passivamente il listone e la cosa è passata, difficile gridare allo scandalo se Mattarella sceglie di esercitare quella che si è affermata e consolidata come una prerogativa presidenziale. La Costituzione(piùbbbelladelmondo) parla testualmente di Presidente della Repubblica che nomina i ministri su *proposta* – e alle proposte si può dire anche di no, mi pare, se non mi sono perso qualche sfumatura della nostra meravigliosa lingua – del Presidente del Consiglio; l’obbligo ad approvare qualsiasi nome mettano in lista i capi politici delle forze della maggioranza che si sta costituendo, senza avere voce in capitolo e poter chiedere motivatamente nomi ritenuti più adeguati, non si evince indiscutibilmente da nessuna parte. Nemmeno dalla porzione del Martines (ammesso che sia quello il Vangelo e non sia possibile avere legittimamente punti di vista informati diversi) fotografata, interpretata strumentalmente, in quanto mutilata di una seconda parte che in pratica ribalta quasi il senso della prima, e “fatta girare”. Questo per la sparuta minoranza di fomentati condivisori che non cerca di spacciare quel testo, chissà perché, come proveniente dal Mortati. Edit: queste bufalazze, diffuse tra gli altri da Toninelli e rilanciate in TV ad esempio da Becchi, sono state smontate da De Siervo, che qualcosina in merito dovrebbe saperla (ha votato no al referendum, per la cronaca); De Siervo che cita la costituente e l’ordine del giorno Perassi, per quelli che “eh, ma l’interpretazione sistematica”. Certo, il Presidente della Repubblica ha, si dice,  un ruolo di garanzia, non di indirizzo: ma intanto non sappiamo le precise motivazioni dietro alla scelta di Mattarella (edit: poi le ha spiegate in un discorso a mio avviso molto coraggioso ed efficace). Inoltre, cito dalla Treccani, “questa funzione di garanzia è stata, tuttavia, intesa in modo diverso da parte della dottrina, tanto che si è arrivati addirittura a ipotizzare che il Presidente della Repubblica sia portatore di un proprio indirizzo politico, il c.d. indirizzo politico costituzionale, allo scopo di impedire che quello di maggioranza travalichi o si discosti dalle direttive fissate nella Carta costituzionale”. E in cosa la nomina di Savona possa portare a scostarsi dalla Costituzione è a mio avviso facilmente intuibile. Naturalmente si parla di un testo per forza di cose “vago” su molti punti (checché se ne dica e nonostante tutti gli strumenti per decifrarlo che vogliamo, vedi le pippe sulle discussioni dei padri costituenti o la storia dei vari emendamenti accolti o rigettati), o in ogni caso variamente interpretabile, con diversi criteri, ecc. Il linguaggio è ambiguo, se esiste una Corte Costituzionale che ci mette mesi a prendere posizioni (non sempre all’unanimità) ci sarà un perché, ecc. Quindi, lo sport di far dire alla Costituzione, come a qualsiasi altro testo umano, il cazzo che ci piace, specie nei suoi passaggi meno precisamente definiti e più vulnerabili, continuerà a venire praticato, mettetevi l’anima in pace. Abbiamo visto il ruolo del Presidente della Repubblica interpretato in vario modo: ci sono stati i notai, gli interventisti, quelli che hanno avuto entrambe le fasi, a seconda dei passaggi politici e storici, del periodo del settennato, dei livelli di aterosclerosi raggiunti. Altro aspetto: Mattarella è stato professore di diritto pubblico e costituzionale, nonché giudice della Consulta. Sospetto che ne sappia un tantinello di più della scimmietta ammaestrata qualunque di Facebook che fino a poco fa guarda caso strepitava di “premier non eletto, skantaloooh!1” perché quelle erano le parole d’ordine del momento con le quali l’avevano riprogrammata. Con questo, non sono per l’ipse dixit (se pensiamo che è stato giudice costituzionale Maddalena, che certo non brilla per lucidità e obiettività). Però, visto che quando si devono sostenere posizioni che ritengo assurde, irrealistiche o chiaramente inopportune per via della situazione del Paese – tipo alcune decisioni con pesantissimi risvolti di carattere economico, prese da zucche chiaramente nell’iperuranio, pesantemente ideologizzate o in conflitto d’interessi, o certe sentenze che limitano pesantemente la possibilità di adottare leggi elettorali che vadano più nel senso della governabilità che in quello della rappresentatività – questa formula retorica viene ampiamente sfruttata per mettere a tacere ogni ragionevole obiezione, chi sono io per non riutilizzarla a mia volta e a mio vantaggio? Edit: “Il comportamento del presidente Mattarella appare del tutto conforme alla lettera della Costituzione e alla prassi“, spiega una nota sottoscritta da Enzo Cheli, Paolo Caretti, Ugo De Siervo, Stefano Merlini, Roberto Zaccaria, Stefano Grassi, Cristina Grisolia, Elisabetta Catelani, Massimo Carli, Orlando Roselli, Giovanni Tarli Barbieri, Andrea Simoncini, Andrea Cardone, Duccio Traina.

Mattarella fa quel che può (cioè non molto, ma è sempre meglio di niente): ha lasciato correre su Conte per impuntarsi su questo, che è ben più pericoloso, basta leggere tutte le robe incredibili sull’uscita dall’euro nottetempo, senza che in campagna elettorale questo fondamentale tema sia mai stato trattato, non mi sembra una tattica così malvagia come si dice. Se poi il ragionamento è che deve fare per forza il notaio e ingoiare tutto perché sennò gli danno il marchio di nemico del popolo, vabbè… (Immagino la dura lotta del professor Savona contro l’alta finanza mentre fino a febbraio scorso è stato manager di un fondo con sede in Lussemburgo, cit.). Con queste premesse il suo ruolo sarebbe inutile comunque.

L’80 o il 70% dei voti (sommate) le forze antisistema devono ancora prenderli, finora sono chiacchiere da bar alla D’Alema, non è così automatico, ci sarà una nuova campagna elettorale, possono succedere nuovi fatti imprevisti, devono arrivare i bonifici alle forze politiche e ai candidati che non hanno più un euro in tasca, bisogna vedere come reagiranno gli elettori ad alcune cosucce che si sono viste in questi mesi (un elettore di sinistra del M5S che li aveva scambiati per il nuovo sol dell’avvenire e li ha visti a un passo dall’alleanza con la Lega magari se ne sta a casa), ecc. Come spesso ricordo, chi forza per andare alle elezioni di solito non ottiene affatto il risultato che aveva previsto fotografando i sondaggi in un dato momento. A nuove elezioni magari si andrà meno presto di quanto si dice, l’esperienza insegna che qualche motivo per tirarla per le lunghe si trova sempre, oppure ci sono colpi di scena, ecc. Ma anche nel caso ci si vada subito, l’idea di fare cappotto portando le masse a votarti praticamente ad agosto ululando al Bimberberghe e alle scie chimiche per altri mesi è forse ottimistico. C’è da dire che Salvini ha il vantaggio immenso di poter comunicare con estrema chiarezza e con molta presa in TV e tramite i social, coi suoi mezzi molto spicci. Mattarella mica può andare sui social a trollare e difendere tweet dopo tweet le sue posizioni, a dire che col piano B di Savona sarebbe stata morte e distruzione (i mercati, al cui giudizio volenti o nolenti siamo sottoposti, sono una questione di fiducia, lo spread sale già solo a sentire vagamente ventilare l’ipotesi di queste soluzioni…). (Ovviamente spread, mercati, agenzie di rating, sulle quali pure si dovrebbe aprire forse un’ampia discussione, ecc. sono tutte cose molto, molto reali e concrete, elementi antipatici ma ineliminabili del complesso mondo attuale, e se ci vedete cospirazioni varie siete solo dei poveri sprovveduti, ignoranti e imbecilli… I parametri vengono già ora ricontrattati con l’Europa, la Bce già compra vagonate di titoli di Stato italiani: quanto vogliamo tirare la corda?). L’opposizione dovrebbe essere abbastanza intelligente da martellare sui rischi *concreti* (mutui, conti correnti, ecc.) che gli italiani stanno correndo. Dopotutto il famigerato “fate presto” un po’ di strizza per un certo periodo l’ha fatta venire, mi pare, il grigio e ora odiato Monti i suoi mesi di popolarità li ha avuti, e se le prossime elezioni si trasformassero in una sorta di referendum sull’euro potrebbe non essere poi tanto male. Sì, certo, la posta in gioco si alzerebbe, perché i referendum puoi anche perderli, in questo caso con effetti disastrosi. Ma che altre alternative ci sono? Per me il piano di Savona (ascoltando anche certe sue interviste) era delirante, e il rischio che un passaggio del genere venisse messo in atto alla chetichella non poteva essere corso a cuor leggero: se si uscirà dall’euro adesso almeno ciò avverrà alla luce del sole, dopo una combattuta campagna elettorale. C’è anche l’eventualità, non trascurabile, che Lega e M5S scelgano di non fare una campagna elettorale apertamente antieuro, per non correre rischi, e a quel punto Mattarella sarebbe di nuovo nelle condizioni di poter opporsi (per quel poco che può) alle “savonate”.

Anche se le forze antisistema prendessero tutti quei voti, non ci si può far niente, è un bug critico della democrazia, che è un qualcosa che abbiamo dato per scontato fosse eterno ma in realtà è per le sue caratteristiche intrinseche estremamente fragile: semplicemente, non ci sono incentivi a tenere comportamenti responsabili.

Se leader populisti irresponsabili e sufficientemente carismatici appaiono in momenti di crisi, promettono mari e monti (“eh, ma Renzie ha promesso gli ottantaeuri e un miglione di posti di lavoro!1”: uguale uguale con quelli che chiedono di, rotfl, cancellare il debito, guarda, mio bel piccione che giochi a scacchi) e azzeccano i cavalli di battaglia giusti prima o poi al potere ci vanno, prima o poi un largo consenso lo ottengono. Quindi, lasciano il tempo che trovano pure i discorsi sulle leggi elettorali con un minimo di senso pratico che non si devono fare “perché poi sennò quelli vanno al governo!1”. Una cosa che mi dà un po’ di fiducia è che poi questo antieuropeismo irresponsabile è probabile che si ridimensionerà quando si toccherà con mano la sua inefficacia pratica, vedi gli scappellotti che ha rimediato Varoufakīs. Quindi magari con lo spread fuori controllo e il panico dietro l’angolo un po’ di gente cresciuta solo esternamente rinsavirà, il cagotto e la schedina del gioco a premi comprata al momento del voto e grattata senza che si sia vinto niente faranno perdere attrattiva al giocattolino sovranista.

Riguardo all’obiezione per la quale la strategia (o la tattica, sticazzi, fate voi) di Mattarella sia disastrosa e che con l’altro al posto di Savona sarebbe stato uguale. Sì, esistono filmati nei quali Giorgetti spiega i teorici pro e soprattutto i contro, dal suo punto di vista, riguardo all’euro (a mio avviso con molta più sobrietà rispetto a certi passaggi da neurodeliri dell’altro). Ma niente piani per l’uscita notturna. E niente lettere pseudorassicuranti pubblicate su blog di fanatici euroscettici. Quanto ai modi, che contano eccome, sento dire in giro cose come “eh, ma che vuoi che sia se quello chiama nazisti i tedeschi, è un modo di dire, tanto per avere più risonanza”. Ho l’impressione invece che in un simile contesto (che non è quello del bar all’angolo, dove ci è concesso di ruttare in piena libertà) questo genere di sparate alla fine siano più sostanza di quanto si creda, e producano sparate analoghe nell’altro campo, invelenendo e mandando a puttane un clima già di per sé non.

Riguardo alle prospettive elettorali delle opposizioni (indubbiamente al momento messe male e disorganizzatissime). Vendere sogni non funziona per sempre, ininterrottamente. Come detto, molti italiani hanno votato Lega e M5S con lo spirito con il quale si va a comprare un Gratta e Vinci (“vabbè, io non è che ci creda tanto, ma proviamo, a ‘sto punto, che ci costa, le alternative le abbiamo sperimentate e non sono così entusiasmanti… hai visto mai che riescano davvero a fare ‘ste cose”). Relativamente al fatto che la paura sia inefficace, invito a leggere il seguente estratto di Phastidio, esemplare (depurerei il finale dagli eccessi del suo solito pessimismo cosmico, non siamo i francesi ma forse gliela possiamo fare anche noi, con i nostri tempi; riguardo alla prima parte, si potrebbe fare della dietrologia, o forse è solo geopolitica, citando il patto di collaborazione firmato tra Lega e il partito di Putin, oltre a certe foto di Salvini; da un mio contatto: “siccome la Costituzione impedisce il referendum sull’euro, l’idea era quella di utilizzare il default per uscire; quando esci, hai bisogno di Stati esteri che ti aiutino nel periodo di shock economico seguente perché i risparmi varrebbero il 40-50% in meno e tutto aumenterebbe di colpo di almeno il 20%, sto solo ripetendo ciò che dice Savona, eh; ecco il patto con Putin”).


La lettura della crisi per la quale Salvini, dopo quasi tre mesi, non abbia voluto accettare un piccolo, e quasi trascurabile a quel punto, compromesso (indipendentemente dalle seghe sulla Costituzione), cosa che molti prima di lui hanno fatto, e abbia fatto saltare il banco di proposito per tornaconto personale mi pare piuttosto solida e a naso gode di un certo appeal sui social e sui tram.

Bisogna tener presente l’alto tasso di personalizzazione della politica attuale, si vota molto anche in maniera emotiva, in base a dettagli razionalmente insignificanti (chessò, uno ha detto una minchiata su una roba poco rilevante rispetto ad altre, tipo il ritirarsi dalla politica – i politici mentono, incredibile! – ma per la nostra piccola e limitata mente quella diventa la cosa più importante del mondo, quasi decisiva ai fini del voto). Se sta sul cazzo umanamente Renzi perché è sbruffone, ecc., e questo fa perdere voti al PD, non è che il leader della Lega con i suoi comportamenti così spregiudicati (contrapposti all’equilibrio e al buonsenso di una figura dall’alto tasso di popolarità come Mattarella, col suo prestigio e il suo passato, ecc.) non sia divisivo. Probabilmente Salvini otterrà un buon risultato elettorale, un recente sondaggio lo dà addirittura al 27%, ma questa cosa polarizza molto anche contro di lui e potrebbe spingere molta gente lo scorso marzo freddina ad andare alle urne per votare contro questo tipo di visione così sfascista (ci metterei anche i tanti che hanno deciso come votare all’ultimissimo). Se Lega e M5S a un certo punto si sono cacati in mano nell’andare apertamente contro l’euro e hanno assunto posizioni molto più ambigue e sfumate, se l’uscita pianificata da Savona era una roba da fare nottetempo, come i ladri, un motivo ci sarà, evidentemente temevano di perdere più consensi, esponendosi così tanto su un tema così critico per le tasche degli italiani, che di guadagnarne. Insomma, dall’altra parte vedo discrete praterie, certo, bisogna saperle sfruttare e non è facile…

Se siete invasati e avete letto fin qui (ne dubito) la vostra scarsa attività cerebrale vi starà probabilmente portando a partorire minchiate preconfezionate come “AUUUAAAAH, ma cosa diciiiiiiiii, ki ti pakaaaaa, la volontà del popoloh traditah, digiassettemiglionidiitagliani!2”. (La volontà del popolo ovviamente si esercita nei limiti della Costituzione, non così, come ve pare, esistono garanzie, pesi e contrappesi, ecc.). Bene, vi rimando a questo post di Francesco Costa, che rigira bene contro questo tipo di narrazione i suoi stessi, demenziali argomenti.

PS  Sul fronte verers “guarda quanto so’ meglio e più zenzibbile di te, realtà pfui” (mi sfugge il modo che si usa per dirlo in inglese, fcufate… no, ovviamente non intendo “radical-chic”, che è abusato a cazzo di cane), quelli che avevano visto in Dima e Dibba i nuovi, intrepidi condottieri verso il sol dell’avvenire mi pare vada abbastanza il “Mattarella avrebbe dovuto impuntarsi su Salvini agli Interni perché è razzista e nazista, Savona all’Economia dopotutto era ok perché, diciamocelo, i tedeschi sono kattivi e la Merkel culona”. (Robecchi, reverse benchmark per eccellenza, ci ha fatto un tweet, si può stare sicuri che non ci azzecca mai… è nella lista di quelli che quando non ho voglia o tempo per informarmi su un nuovo tema che è uscito fuori vado a vedere che dicono, senz’altro è giusto, vero, sensato l’esatto opposto).

Ora, a parte l’ovvia considerazione – alla quale qualsiasi persona col QI superiore a quello di un cercopiteco arriverebbe subito – che Salvini era solamente uno dei due leader della coalizione, votato da stramilioni di italiani (quindi una robetta un po’ diversa rispetto a un Savona pescato in giro), perciò dirgli che fa schifo, puzza e non può entrare nel governo altro che ritratti rimossi dagli uffici, saremmo già stati coi forconi nelle piazze. Ma poi nel caso in cui l’uscita nottetempo dall’euro dei deliri di Savona si fosse tramutata in realtà (quindi, ripetiamolo, shock economico con i risparmi che perdono il 40/50%, prestiti da Stati esteri improbabili per tirare avanti pagando stipendi e pensioni, tutto che aumenta di colpo del 20% e passa, ecc., parole di Savona stesso) sono certo che allora la priorità degli italiani, che già non li vogliono adesso, e dei governi, di Neanderthal o tecnici di emergenza successivi, sarebbe stata quella di aiutare i migranti e trovare i fondi da stanziare per loro. (Quei soldi li tira fuori l’Europa? Cambierebbe poco, in uno scenario di quel tipo). Delle cime, proprio. (Per le anime candide che “no, ma quando mai sarebbero potuti uscire dall’euro così all’improvviso, sono fantasie” ricordo che nella bozza del contratto di appena qualche settimana fa c’era scritto proprio questo. E poi c’è questo video, la pistola fumante; ma se andate sul profilo di Salvini nel 2017 di cose nel genere ne trovate a palate).

Aggiornamento. Caso strano, “la maggiore paura, quella che tiene elevato lo spread BTp-Bund oltre ogni ragionevolezza economica, è politica: gli investitori temono che l’Italia possa prima o poi uscire dall’euro“. E se qualcuno straparla di uscire dall’euro due sono le ipotesi: o è un incosciente, o ha già portato i suoi soldi all’estero.