Un paio di commenti lasciati in giro. Il primo riguarda quest’articolo (vabbè, è Il Giornale, con tutto ciò che ne consegue e che è superfluo sottolineare, sta giusto un gradino sopra al suo quasi omonimo Il Giomale, dispensatore di fake news). Non ho il mito delle FdO, ci sono effettivamente un po’ troppi fasci dentro per i miei gusti e l’immagine che esce di ‘sti due dai social non è brillantissima (foto del Duce, strali di basso livello contro i terroni, ecc.), ma la retorica del “hanno fatto SOLTANTO il loro dovere”, come se si trattasse di gente che fa le fotocopie, beh, anche no. Se film e telefilm li fanno sui poliziotti e non sui lattai ci sarà un motivo. Una delle ragioni è che appunto quel mesteri prevedono l’eventualità che chi li svolge compia azioni di estremo coraggio e abilità, mettendo a repentaglio la propria incolumità. È vero che vengono pagati, ma, appunto, vengono pagati poco in rapporto ai rischi che corrono (quanto vale la vita?), e comunque portare a termine un compito, come chessò l’arresto di un boss mafioso, richiede abnegazione, ferma volontà, bisogna “crederci”, è una sorta di missione. Parlare di eroismo in questo caso è pomposo, e le pagine sono ridicole, così come l’esaltazione, ma anche l’atteggiamento opposto (“sono sbirri, fasci e razzisti, quindi sminuiamo, anzi, via alla gogna mediatica da social”) non è che sia ‘sta meraviglia.

Riguardo alla polemica sulla diffusione dei nomi degli agenti, a parte l’iniziale “ma che cazzo fanno, sono impazziti?” e la mancanza di coordinamento tra il ministro Minniti e il questore, ho l’impressione che i tempi siano cambiati rispetto a quando imperversavano le BR, e ora probabilmente gli stessi agenti e i loro familiari ci tengono più al pubblico riconoscimento che alla privacy (vedi agente ferito che si fa fotografare in ospedale con gli amici o le dichiarazioni della mamma dell’altro). Credo che altrove spesso sia così, vedi per esempio quello che ha seccato Osama, i soldati americani (peraltro da quelle parti hanno la targhetta con su il nome) che hanno bloccato il terrorista del treno Thalys in Francia, o le foto postate dagli SWAT della Iraqi Federal Police e altri corpi durante le operazioni da Fallujah a Mosul. Si sa anche il nome dell’agente che ha arrestato Breivik. Magari è anche un modo per sfidare il terrorismo e dire che non si ha paura, mettendoci immediatamente la faccia, o boh. Poi, è terrorismo internazionale, non interno, evidentemente si giudica improbabile che l’Isis per sua natura si accanisca contro il singolo agente (ma poi il tipo non avrebbe dovuto ammazzarsi per andare incontro alle vergini? magari lo giudicano pure pavido, vai sapere), essendo diverso il suo modo di agire rispetto al sano terrorismo di una volta e puntando l’organizzazione a seminare il terrore a casaccio tra la popolazione. Poi, certo, a furia di parlarne e di polemizzare magari all’Isis gli dai un nuovo spunto…

Immagine di Bispensiero.