“Oibò, e ora? Che cosa ci faccio qui?”, esclamò tra sé e sé l’esapode, nella misura in cui i limitati mezzi glielo permettevano. Ma non ebbe molto tempo per riflettere dato che il padre, un pensionato perennemente incazzato col mondo e con i poteri forti, lo tirò giù del letto bestemmiando e ululandogli nelle orecchie che era in grave ritardo. L’ex scarafaggio in qualche modo intuì che avrebbe dovuto recarsi al più presto sul posto di lavoro, ma una volta giunto in qualche modo lì non riuscì a combinare quasi niente, in quanto insetto fondamentalmente inesperto delle cose umane. Anzi, talvolta non riusciva a controllare certe sue agghiaccianti movenze da scarafaggio, specie con le braccia, che nelle situazioni di stress agitava meccanicamente, apparendo così piuttosto buffo ai suoi colleghi. “Sarà meglio che tu vada, tornerai quando ti sarai rimesso a posto”, gli dissero. Ma era solo una scusa per allontanarlo, in breve tempo Gregor ricevette una lettera di licenziamento che gettò la sua famiglia nello sconforto, data la centralità del suo stipendio nell’economia domestica. La sorella, molto giovane, provò ad aiutare andando a lavare le scale per un po’, ma non funzionò e fu costretta a prostituirsi, essendo i genitori troppo vecchi e gli ammortizzatori sociali di quella porzione di multiverso troppo poco generosi e definiti. Il padre allora affrontò Gregor incolpandolo per l’incresciosa situazione nella quale aveva fatto sprofondare la famiglia e lanciandogli contro con rabbia delle mele mature, mele che però l’ex scarafaggio afferrò e divorò al volo, con gran compiacimento. A un certo punto Gregor, camminando nella sua stanza, sentì il tipico effetto sonoro di corazza di blattoideo calpestata. Guardando sul pavimento vide l’increscioso spettacolo offerto da un suo ex simile spiaccicato. Lì per lì non diede tanto peso alla cosa e rimosse il cadavere, ma poi andò dalla mamma chiedendole: “Scusa, ma da quanto tempo non si vedono scarafaggi in questa casa?”. “Come osi, figlio mio, non ci sono mai state simili schifezze da queste parti, saremo anche poveri ma siamo gente pulita, noi”. A quel punto realizzò di aver molto probabilmente schiacciato il vero Gregor Samsa, che per sua sfortuna si era casualmente trasformato in un insetto, ma di dimensioni solo normali, non gigantesche, e che quindi non sarebbe stato più possibile per i due scambiarsi in qualche modo i ruoli tramite qualche faticoso magheggio. “Tutto ciò è terribile… Povero Gregor vero, ma soprattutto povero me che non sono adatto a questa vita così complicata nella quale le aspettative che la società nutre nei tuoi confronti sono costantemente altissime. Però, pensandoci meglio, stigrancazzi, nonostante tutto essere un umano è nettamente più vantaggioso da un sacco di punti di vista che essere uno scarafaggio”. Ma non aveva ancora fatto i conti col padre che, notate le strane movenze scarafaggesche mostrate dal figliolo ultimamente (citate anche nella lettera di licenziamento), decise di approfittarne per monetizzare. Presto degli spettacoli paracircensi vennero organizzati nell’abitazione e i relativi introiti superarono abbondantemente quelli incamerati dalla sorella in qualità di prostituta. Anzi, i clienti della stessa si fermavano volentieri a vedere Gregor che faceva le tipiche mossette da scarafaggio con i suoi sei arti (i quattro naturali più altri due posticci aggiunti ingegnosamente dal babbo, per aumentare la somiglianza con la bestia e lo spettacolo). Uno dei numeri vedeva i genitori, la sorella e i clienti di questa lanciare un quantitativo spropositato di mele all’indirizzo di Gregor, molto abile nel fermarle tutte al volo e sgranocchiarle rumorosamente come nella futura pubblicità di un popolare dentifricio. Ma i proiettili melosi erano troppi e durante una delle esibizioni Gregor andò in affanno e fu travolto dall’enorme quantità di frutti tirati tutti assieme, stramazzando così al suolo, moribondo. Il padre, imprecando per la fonte di reddito così sfumata, gli si avvicinò e lo finì con altre mele, particolarmente ben indirizzate, per poi tornare a occuparsi della gestione delle attività sessuali della figlia e della moglie, anch’essa ormai instradata verso la più che redditizia attività prostitutiva.