Thomas Raschke – Wire frames

Intrappolato. Incerto tra pareti. Esploro la casa, mi abituo al personale. C’è già una famiglia apparentemente completa. Grazie ai domestici, sguazzo tra le comodità. Ed è sempre tutto così perfettamente aggiornato.

Vengo trascinato a tavola.

Mio padre si eleva stabilmente dal terreno, fornito di spalle a parallelepipedo. È determinato. Quando qualcuno dà fastidio in giardino, lo assale senza troppi complimenti. Ne stronca velocemente le pretese, poi torna a sedersi, senza pulirsi.

Non si sa se abbia fatto il soldato, è ancora indagato per questo.

Molti penetrano in casa, ma lui li respinge con fastidio. Li spinge nei muri, abbastanza ottuso, li caccia in fori creati appositamente. Oppure spalanca in modo plateale le finestre, sterminate. (Questo avviene più raramente, solo con i più insistenti). Solleva o randella i fastidiosi.

Per il resto, non presta molta attenzione a quel che accade attorno. Paga i conti, il calzolaio è sempre contento, e lo stesso tutto sommato si può dire del macellaio (grazie a lui ha rapidamente comperato la macchina nuova).

Mio padre non vuole che gli altri paghino i conti e si dimostra parecchio ostile. Polemico nei confronti di chiunque si dica intenzionato. Sembra che da giovane abbia esplorato delle sezioni non proprio conosciutissime, e che ciò gli abbia fruttato attestati a bizzeffe. Oltre alle onorificenze, una menzione sui principali siti bonzonet dell’epoca.

Veste sempre allo stesso modo, alla marinara oserei dire, ma con un gusto accurato che gli fa preferire giubbe blu cobalto – che valorizza indiscutibilmente – e pipe a ogni altro indumento conosciuto. Sostituisce a un ritmo forsennato certe sue camicie oscene, forse perché gli s’inzuppano troppo rapidamente. Spesso lo si vede attraversare le aule più spaziose nudo, o coperto in modo solo approssimativo, affidandosi alla natura. Passa furiosamente incenerendo il terreno, ignora le domande.

Mio padre compra stivali destinati a durare, in quantità, e poi, insoddisfatto, li smercia nervosamente, per corrispondenza, oppure consolida oggetti astrusi costruiti in precedenza, simili a scarpiere senza confini. Ha troppi interessi, a dir poco inusuali, non li cura fino in fondo. Una volta teneva un blog enorme, particolarmente difficile da scassinare, però [bimba #2] – impegnandosi con tutte le sue forze – una mattina ci riuscì. E tutti gli avvenimenti e i pensieri annotati da quel momento dischiusi, in libertà. Improvvisamente, imprendibilmente si volatilizzarono. Da allora, su quelle pagine vengono ciclicamente descritti solo eventi meccanici, ripetitivi.

Mio padre non ha la passione dello sport ma, a furia di frequentare amanti delle gare, ha cominciato a fornire giudizi poco obiettivi sui singoli atleti. I campioni, isolati dal contesto con l’intenzione di sminuirli, vengono svalutati rapidamente, e a me, in effetti, a quel punto non interessa più nemmeno seguire le competizioni che vengono proposte perfino nel megaschermo del salone. Credo di essere pesantemente influenzato dai suoi imperiosi cambiamenti di umore riguardo a quelli che prima erano, in qualche modo, dei campioni stimati da tutti.

Spesso, lo si vede infuriarsi lungamente per un lancio sbagliato, oppure se qualcuno ha trascurato (mettiamo) il giavellotto per dedicarsi a frivolezze a bordo campo, o se magari il sedicente fuoriclasse si è concentrato per un attimo più sull’azione dei massaggiatori che sulla sfera ormai saldamente in suo possesso, venendo sradicato in primo luogo dai dirigenti. Non ammette in alcun modo che un atleta possa curare la propria immagine, o affidarsi a degli sponsor, ma ritiene che debba presentarsi semplicemente così com’è, nudo e con un look appena accennato, altrimenti non è sport.

Nel suo mondo esistono personaggi ideali quasi irriconoscibili.

Mio padre è, ovviamente, un giardiniere assai conosciuto e rispettato per la forma che conferisce alle sue creazioni (alcune siepi tra l’altro gli assomigliano in maniera incredibile, e contengono anche delle semplici animazioni: quando lui ha iniziato a inserirle, non c’era ancora in giro nessun altro che lo facesse). L’amore incondizionato per i ciclamini e gli alberelli, che istruisce certosinamente, è stato probabilmente uno dei motivi che lo ha allontanato dall’ambiente militare, determinandone l’ingloriosa o quantomeno dubbia carriera.

Nei momenti privati, però, ama anche indossare delle divise francamente infelici, giubbe monotematiche, serie e compatte, che ha preso una volta all’ingrosso. Le alterna ai pigiami colorati dell’esercito, vesti spaziose riposanti, che fanno a pugni col pessimismo degli interni.

Per il resto, compie azioni, gesti ripetitivi, grida, esulta, entra in contatto con gli altri meccanicamente. Saluta, viene salutato, stringe mani, si accalora… litiga, si accoppia sul divano, sul presepe, persino sugli elettrodomestici in movimento. Fuma ovunque. È particolarmente rissoso, rotola i rivali. Spesso mi tocca sottrarlo all’abbraccio di commercianti o rivenditori con i quali è entrato in contatto, oppure recuperarlo quando fa incidenti sconfinando col trattore (senza prendere seriamente in considerazione gli altri elementi e i cartelloni che popolano la strada finisce per litigare… anche qui sbrigativopunitivo, risolve quasi sempre in maniera marziale, abbattendo i contendenti).

Non tollera i vecchi amici, i conoscenti, quelli con i quali è cresciuto, a mio avviso perché sanno troppo di lui, e comunque su richiesta dà di loro una valutazione permalosa, eccessivamente negativa.

Il suo più fido amico, invece, l’ha conosciuto recentemente al mercato. Urlavano spesso, talvolta scambiandosi consigli, ortaggi, ma bruscamente, con opinioni divergenti e inconciliabili. Differenze di vedute su prezzi, profumi, provenienze. Inizialmente ci litigava e ha rischiato anche di sbuzzarlo, afferrando arnesi appuntiti dimenticati sui banconi, quindi accanendosi quando ormai era a terra senza difese. Ma, una volta risanato, entrambi hanno dimenticato velocemente l’accaduto, riprendendo a chiacchierare amabilmente, talvolta anche a breve distanza. Lo invita spesso a casa e usa con lui maniere affettate e ridondanti, che rasentano volentieri la pacioccosità più stucchevole.

Mio padre una volta è stato visto planare per poi riposarsi sui giardini. [Tavolo estensibile]