Primo, chi vuoi che ti si inculi a metà lujo. Secondo, si tratta di un argomento non banale, i limiti che OVVIAMENTE incontra la libertà di fare e sparlare su internet, e come tale va affrontato, non evitato. Richiede dibattito, presa di coscienza, blablabla. Quindi semmai digitatene a più non posso.

BloggerPrendete questo ennesimo ddl idiota e mettetene in evidenza le infelici scelte lessicali (generici e imprecisati “siti informatici” obbligati a rettificare). Chiedete che vengano illuminati gli aspetti più oscuri e insidiosi, quali quelli legati all’individuazione dell’autore irresponsabile. Tenendo presente, però, che margini per interpretazioni stronze come quella del giudice di Modica potranno esserci sempre. Perché la legge è fatta di parole. Ed esse sono, per loro natura, ambigue. Cavarsela esponendo cartelli preconfezionati alla “uaaaaargh, internet è libbera, ritirate tutto o smetto di postare sul mio preziosissimo blog, gnè gnè“, mi sembra un po’ inutile e riduttivo.

Il bavaglio ai blogger. Guarda che, se scrivi che Mastella è un pedofilo e una merda ambulante e giovedì 17 aprile alle 16 e 56 in punto l’hai visto su un autobus in Via del Corso mentre — sbavante e col membro vistosamente inturgidito a stento trattenuto nei pantaloni — faceva la mano morta a Luxuria, già adesso ti metti nei casini, altro che rettifica d’Egitto. Se quello un giorno si alza più mastellonzo del solito e si mette a guglare con la manona tutta sudata, può scartavetrarti inclementemente il ciurlo tramite i suoi pregiatissimi avvocati. (Magari non lo fa per questioni di opportunità, di immagine, o per mera incapacità, o mancanza di tempo/voglia, ma il rischio teorico c’è).

Il navigatore medio, beato lui, ancora pensa che si possa insultare e diffamare a piacimento. O compiere altre azioni che nella vita reale sarebbero di dubbia legalità, impunemente. Solo grazie all’invulnerabilità apparentemente garantita da un monitor, o da un nick. La tua famosa libbbertà, incredibile, eh, finisce dove inizia il diritto dell’altro (blogger, cittadino, mammifero e perfino politico, dopotutto forse sono esseri umani anche loro) a non essere diffamato, insultato o danneggiato in altro modo. Discutibile (io sono per l’insulto libero, ad esempio :asd: ). Ma, nella mitica (e oramai semisconosciuta ai più) real life finora è stato così e non si vede perché il web debba fare eccezione. Sempre che si tratti di un qualcosa che meriti di essere tutelato (un “Alfano stupidino” non credo rientri in questo discorso e porti un giudice capace di intendere e di volere a condanne).

Eh, ma gestire le attività di rettifica è un’attività onerosa per il blogger che, poverino, rinuncerebbe“. Beh, hai voluto la bicicletta, pedala, mi verrebbe da rispondere. Andiamo, ‘sto diritto di rettifica per un mezzo con le peculiarità di internet lascia perplessi, in 48 ore poi. Non era il governo della sburocratizzazione selvaggia? Ma da qui a certi catastrofismi che si leggono. Nessuno sano di mente andrà da Spinoza a chiedergli rettifiche delle battute, tranquillo. Nessuno si metterà a martellare gli zebedei ai milioni di blogger che parlano di attualità e politica nel modo solito, a meno che non vadano troppo sul pesante, accettando quindi il rischio. (A quel punto forse forse meglio la richiesta di rettifica che essere trascinati direttamente in tribunale?). E le pulci ai giornalisti d’assalto travestiti da blogger, tipo Travaglio o Ruta, le fanno già ora.

È evidente che ‘sto pseudosciopero dei blogger finisca per sembrare nient’altro che un coretto di appoggio a coloro che tutti odiano. I giornalisti. Cioè, con le debite e importanti eccezioni, a detta di tanti l’anello di congiunzione tra il bestiame e la notizia faziosa, inventata, aggiustata e scritta in qualsiasi modo e con qualsivoglia parte del corpo, ma di certo non tramite l’ausilio delle mani.

Perché mai la gente dovrebbe scioperare in questo modo inutile per una delle tante caste del cazzo che addobbano questo Paese. Non so voi, ma io di solito non scendo in piazza addolorato prendendomi a ciliciate per le infauste sorti dei notai. O di tassisti, politici, magistrati, farmacisti. Poi, proprio i giornalari che hanno sempre attaccato i blogger nel timore. Ma soprattutto, ancora non l’hanno capito. Chicazzocisisente “blogger“? Sono uno che, per i casi della vita e della tecnologia, si trova a defecare i suoi discutibili scritti in luogo annusabile dal pubblico, e tanti come me. Troppi.

I giornalisti si difendono già benissimo da soli. E lo farebbero ancora meglio se, invece di smettere d’informare, provassero a seguire metodi giornalistici più seri e a specorinizzarsi un po’. Sempre, intendo, non solo quando vedono attaccato il loro preziosissimo orticello.