Le mie dita, i miei polpastrelli avvertono l’urgente bisogno di un gioco calcistico di produzione recente (recente uguale gli ultimi quindici anni), mi vedo costretto da agenti esterni a riesumare l’Xbox, tanto lo so che al quindicesimo gol preso da un pescivendolo sconosciuto che mi buca la difesa altissima a velocità boltiane spegnerò come sempre bestemmiando Massimo Palanca. Credo si tratti dello spin-off immediatamente successivo al sorpasso, indiscutibilmente sancito da tutte le riviste di settore, a mazzette unificate, su PES. I miglioramenti rispetto a FIFA 10 sono importantissimi e subito evidenti, portieri più furbi, panchine più capaci. (Dice la pubblicità, ovviamente sembra ugualissimo). Se ricordo bene, alla massima difficoltà ero riuscito a portare al successo le squadre pentastellate, allora, in omaggio al mio tradizionale masochismo imperante, prendiamo la Slovenia, ridente nazione che è da poco riuscita a pareggiare il primo tempo contro San Marino (non era facile). Saltiamo tutte le scelte di magliette e i cazzi, la penosa e obbligatoria macchietta della sfida col portiere. Sì, lo so cara mascotte che danzi al ritmo di Florence and the Machine che l’Ungheria nell’82 ha bitumato l’El Salvador 10-1, sono cresciuto a pane e inserti del Guerin Sportivo, che ti credi? I miei giocatori sembrano inchiodati al terreno, avanzano faticosamente, forse terribilmente malati ma nessuno lo sa, mentre agli algerini riesce tutto con poco sforzo. Mi segnano in tutti i modi, penetrazione boltiana, ma anche fucilata su punizione, capocciata e perfino colpo di tacco alla Madjer. Le mie formichine verdi, però, cocciute, provano a edificare azioni, con la cazzuola, l’unico modo possibile, come nella realtà è questo faticoso pseudotikitaka nel quale quando la formichina avversaria si fa appena appena un pochino vagamente minacciosa allora non si può scherzare, bisogna ripartire daccapo. Dalla difesa, dal portiere, dalla torta alle mele della bisnonna di Florenzi, se necessario. Gli Stati Uniti della partita successiva sono inaspettatamente molto più forti dell’Algeria, creature velocissime e inarrestabili (e il Brasile del ’70 come cacchio lo fate, allora?). Me ne mettono un paio in scioltezza, e sarebbero quattro se non sacrificassi due formichine nell’opera di falciatura del Bolt nemico proteso ineluttabilmente verso rete. La tecnica paga, visto che entrambi i rigori vengono miseramente falliti. Certo, le mie formichine ora sono in nove, ma non demordono e continuano a tessere la loro ragnatela (sì, ok, so’ formiche e non ragni, passatemela). Gliene piazzo incredibilmente due, con la tecnica dell’avvicinamento paziente mattoncino dopo mattoncino. Certo, poi loro me ne fanno altri tre senza neanche spettinarsi, ma la soddisfazione è tanta. Handanovic è chiamato innumerevoli volte all’uscita sciagurata a centrocampo per prevenire l’ennesima frittata. Ogni minuscolo calo di concentrazione difensivo è punito colla morte. Sul rettangolo verde e sugli spalti tutti i poligoni sembrano darsi disarmonicamente un gran da fare, bisogna ammettere che è un gioco vivo, tifose con le tette foderate nazionalisticamente agitano appuntite vuvuzela, in campo i giocatori si sbracciano in prevedibili proteste ma l’arbitro è sempre il più stronzo di tutti.