Bobo VieriIl caso Marrazzo, le sparate di Giulio sul posto fisso, quelle di Silvio sull’IRAP, le cazzo di primarie del piddì e quest’influenza che ormai suineggia sempre più porcellosamente rischiano di far passare in secondo piano notizie di ben maggiore importanza. Come l’addio ai campi di giuoco di Vieri per dedicarsi a tempo pieno alla gnocca (cit. Bambino).

Oddio, il Bobone nazionale, senza saperlo, si era già ritirato diverse primavere or sono, ma babbè. Inestimabile l’eredità lasciata ai poster da uno dei centravanti più forti (fisicamente) e ignoranti di sempre, colui che ha incarnato lo stereotipo del calciatore frivolo, troglodita e materialista, nonché totalmente privo di immaginazione (cioè, stiamo parlando di uno che ha rimpiazzato la velina mora perduta con quella successiva, più giovine… provare la bionda no, eh? così, tanto per cambiare…). Un uomo indubbiamente più uomo di tutti gli altri, e per questo in grado di comunicare col mondo civilizzato solo grugnendo sprezzanti proclami in sgrammatichese durante le conferenze stampa.

Resta comunque un campione indimenticabile, soprattutto per le giUoie che ci ha saputo regalare con la maglia della nazionale al Mondiale contro la Corea (gol decisivo di piattone fallito a vagina spalancata, per i tre-quattro che fossero riusciti a rimuovere) e all’Europeo 2004 (almeno sei — no, dico SEI — occasioni nitide di testa nel match fondamentale con la Svezia, tutte spedite sopra la traversa con chirurgica precisione).