Il calcio estone è uno dei più strambi e scriteriati in circolazione, e perciò lo amo: partite ufficiali che finiscono 36-0, stabilendo nuovi record, formula della coppa nazionale che facilita irragionevolmente il percorso a formazioni di scapoli e ammogliati che riescono puntualmente ad arrivare un po’ troppo in là o squadre A sorteggiate contro le relative squadre B, come successo al Flora la scorsa volta, indovinate chi passò il turno. Notevole anche la classifica della Esiliiga, la B locale, dello scorso anno, con le prime tre piazze occupate dai team di riserva di Flora, Levadia e Infonet (e il Kalju II al quinto posto), in modo tale che a spareggiare, senza successo, con la penultima della Meistriliiga è stata la gloriosa decaduta Tallinna Kalev, mentre la promozione diretta è spettata al Rakvere Tarvas, classificatosi quarto. Decisione o formula evidentemente sciagurata, dato che a una sola giornata dalla conclusione del massimo campionato, il Rakvere – che peraltro ha lo stadio nuovo ancora in costruzione e gioca su un pessimo artificiale – ha incredibilmente raccimolato solo tre punti, frutto di altrettanti pareggi, due col Narva (quart’ultimo) e uno con il quasi altrettanto derelitto Pärnu Linnameeskond (il secondo termine vuol dire qualcosa tipo “girovago, vagabondo”, e anche il Paide, altra formazione di Meistriliiga, lo sfoggia chissà perché nel nick). La storia del Rakvere è comunque interessante, perché mostra cosa può fare l’uomo impegnandosi, con disciplina, anche quando è totalmente e visibilmente negato per una particolare attività, il giuoco del calcio in questo caso. Dagli esordi traumatici (il Flora che gli ha rifilato cinque pappine in scioltezza con le mani legate dietro la schiena solo nel primo tempo, nonostante il campo innevato, attenendosi rigidamente ai dettami di Concita De Gregorio nella ripresa) la squadra è via via migliorata, pur continuando a perdere e pur tornando negli spogliatoi per la pausa già in svantaggio tutte le volte che ha incontrato le big, tranne l’ultima col Levadia. La voglia di non subire ulteriori umiliazioni ha portato di recente a due incredibili match giocati a distanza ravvicinata col Kalju, che nel primo caso è riuscito ad avere la meglio solo grazie all’aiuto dell’arbitro (tre rigori concessi, due realizzati) e nel secondo ha strappato i tre punti fondamentali per continuare a giocarsi lo scudetto solo grazie a una rete un po’ confusa, arraffata proprio agli sgoccioli, col risultato inchiodato sull’1-1.

Piuttosto buffa anche l’evoluzione della nazionale: mentre le partite del campionato locale sono decisamente da over, grazie a una gestione tattica in alcuni casi totalmente scellerata anche da parte dei team professionistici (ricordo un ridicolo Paide-Kalju 5-4 della scorsa stagione, con gli ospiti che ovviamente stradominavano ma che prendevano goal ogni volta che perdevano un contrasto a centrocampo, visto che nella loro parte di campo a difendere avevano spesso praticamente solo il portiere), l’Eesti jalgpallikoondis si è per forza di cose dovuta reinventare catenacciara, visto l’abisso qualitativo esistente con le grandi rappresentative europee. E i risultati non sono stati affatto negativi: prima delle recenti disfatte con Bosnia e Portogallo, costate la vita al tecnico svedese Magnum Pehrsson, rimpiazzato col recordman di presenze in nazionale (ben 156/157) Martin Reim, l’Estonia ha vissuto lunghi periodi durante i quali rare sono state le disfatte subite. Certo, in mezzo c’è stato anche l’inglorioso 0-0 a San Marino, unico risultato utile per la nazionale del Titano nell’arco di intere ere geologiche, ma nel complesso… Ricordo partite nelle quali le big europee hanno faticato moltissimo ad avere la meglio della pugnace difesa baltica, per esempio la doppia sfida con l’Inghilterra per le qualificazioni allo scorso Europeo, con Teniste, onesto centrocampista del Sogndal, squadra norvegese, riciclato terzino e in grado di contenere perfettamente le sfuriate del costosissimo Sterling (che poi alla fine un goal l’ha fatto, ma, oh, si giocava pur sempre a Wembley).

Un accenno alla Meistriliiga di quest’anno, forse uno dei tornei più appassionanti di sempre, con l’Infonet più o meno sempre in testa (relativamente a sorpresa, ha overperformato come si intuisce dal calo nelle ultime giornate, con una serie di vittorie stiracchiate contro le piccole, ma ha anche superato il suo problema storico, la difficoltà nel trovare la via della rete… ovviamente quel 36-0 non fa testo, per intuibili motivi), Levadia e Kalju poco dietro, con regolarità, e poi i campioni in carica e favoriti del Flora a tentare la rimonta dopo il cambio di allenatore e un avvio di campionato caratterizzato da un inspiegabile ingorgo di pareggi. Prevedibili anche le problematiche incontrate quest’anno dal Levadia, meno competitivo rispetto alle scorse stagioni e con più difficoltà spesso a sbloccare le partite facili, causa parziale ridimensionamento e scelta di puntare più sui ggiovani. Avremmo potuto trovarci con quattro squadre, tutte di Tallinn, racchiuse in soli due punti e un duplice scontro diretto all’ultima giornata, con tutto il pathos che ne consegue, ma il Flora ha pensato bene di suicidarsi facendosi rimontare due goal negli ultimi dieci minuti dal demotivato Sillamäe Kalev (ex grande che non avrebbe dovuto nemmeno partecipare a questo campionato per difficoltà finanziarie, ma che alla fine è riuscita a mettere insieme un team più che decente).