Situazione nei Paesi Bassi a quattro dalla fine: il vantaggio del Feyenoord (potrebbe vincere il suo primo campionato dal ’99) si è ridotto a un solo punticino, e ora l’Ajax è in condizione di rifarsi dopo il suicidio cúperiano dell’anno scorso, mentre il PSV, rinato da qualche mese dopo una stagione a tratti sconcertante, ha buttato via ogni chance nel turno scorso con una brulla prestazione, subendo una rimonta a casa di un Twente prima di quella gara apparso in gravi difficoltà. Il Feyenoord ha l’Utrecht (in forma, ma al de Kuip Kuijt & C. normalmente arano qualsiasi forma di vita), Vitesse (in grandi condizioni, difficile non perda punti qui) e poi due facili con Excelsior ed Heracles. L’Ajax ospita l’Heerenveen (ultimamente tende a impippirsi parecchio fuori), poi grande classico in casa del PSV, infine due banali con Go Ahead Eagles (probabilmente già retrocesso) e Willem II (probabilmente già salvo). Nella coppa nazionale a inizio anno il Feyenoord perse nettamente ad Arnhem, e l’andazzo attuale farebbe pensare a un’altra sconfitta. Vedo più probabile un pareggio dell’Ajax col PSV, nel qual caso entrerebbe in ballo la differenza reti, che vede il Feyenoord nettamente avanti (+58 a +47). C’è da dire che l’Ajax col Go Ahead Eagles – squadretta miracolosamente tornata quest’anno nella massima divisione grazie al balzano sistema di promozioni dell’Eerste Divisie – potrebbe andare pure in doppia cifra (si ripete un po’, a parti invertite, la situazione del PSV che ospitava il derelitto e penetrabilissimo Cambuur nel finale dello scorso campionato), dato che il Feyenoord ci ha appena vinto 8-0, con ben cinque reti appioppate già nel primo tempo.

In Croazia, il Rijeka ha superato indenne lo scontro diretto (pur subendo verso la fine il pareggio, con una spettacolosa rovesciata) e ora è praticamente campione, dopo undici anni consecutivi di duro dominio della Dinamo Zagabria, squadra nettamente indebolitasi rispetto alla scorsa stagione con la cessione dei pezzi pregiati. Certo, mancano ancora un po’ di partite (ma la forma e la forza della capolista, unite al livello del torneo, rendono davvero inimmaginabile un crollo), e la potente inseguitrice può contare sul fattore arbitri – vedi l’incredibile rigore avuto in omaggio allo scadere in casa del Cibalia – e su magheggi vari: il prossimo turno la vede opposta, per modo di dire, alla sua succursale Lokomotiva, che ha incamerato un solo punto in ben ventiquattro scontri diretti, roba da far impallidire Atalanta e Juve; pareggio peraltro arrivato mi pare perché il team A non aveva bisogno di fare bottino pieno mentre quello B era in lotta per l’Europa League.

Il Barcellona perdendo a Malaga ha probabilmente dato l’addio alla Liga, anche se quest’anno la distanza tra le big e le mediopiccole sul campo spesso sembra meno immensa che nelle stagioni precedenti, probabilmente perché queste ultime stanno mettendo in atto un approccio difensivo meno spagnoleggiante e “fatalista”. Sospetto che il cambio di atteggiamento sia un riflesso dovuto a quanto clamorosamente fatto dal Leicester lo scorso anno; insomma, nel calcio, come e più che in altri campi, l’originalità scarseggia e si tende subito a imitare pedissequamente ciò che pare funzionare o che comunque va di moda, e in questo senso Ranieri ha mostrato inequivocabilmente al mondo le potenzialità di una provinciale ben organizzata e molto, molto attenta a non prenderle in un campionato irrazionalmente tutto basato su corsa furiosa e agonismo e, nonostante i bei soldi che fa girare, tatticamente ancora a livelli clamorosamente primitivi (vedi anche alcune irriguardose dichiarazioni degli addetti ai lavori, tra i quali il nostro Fazio, non nel senso di Fabio, su mentalità, metodi di allenamento e dintorni). Certo, il calcio spagnolo e quello inglese sono molto differenti, ma hanno comunque in comune un tatticismo mediamente non certo esasperato – almeno non quanto il nostro, anche se la Serie A invece sta evolvendosi, o involvendosi, se preferite, nell’altro senso – e una pomposa e dichiarata vocazione alla spettacolarità un po’ fine a se stessa. Ormai, quasi casualmente, Barcellona e Real alternano partite nelle quali arano l’avversaria ad altre in cui annaspano parecchio e se la giocano quasi alla pari fin verso la fine (anzi, in alcuni match ho visto la big blasonata sembrare clamorosamente inferiore all’avversaria, vedi i blaugrana in casa del Betis, autore di un asfissiante e decisissimo pressing alto che nel secondo tempo ha proprio impedito agli ospiti di proporre un qualsiasi gioco, una roba impensabile qualche anno fa, quando un simile atteggiamento sarebbe stato facilmente aggirato e scherzato grazie alla tecnica sublime e all’inarrivabile circolazione di palla; certo, alla fine c’è anche stato il goal non visto di Suarez, però…). In particolare, il Barcellona pare appunto soffrire la limitatezza della sua rosa (alcuni recenti e costosi innesti, tipo André Gomes, appaiono goffi e inadeguati, e la vecchia guardia pare non averne più, vedi Iniesta; lo stesso Messi, benché capocannoniere, è molto meno mobile e presente nel gioco, che adesso passa sempre più per Neymar, di una volta).