Ultimo aggiornamento: 1/1/2022 (articolo scritto il 29/5/2018 e poi modificato in varie parti).

Notizie del genere circolano insistentemente su media dalla dubbia attendibilità nell’ultimo periodo. Anche altri portieri (come Donnarumma prima della clamorosa sfilza recente di papere) sono stati associati a cifre mostruose, ma è ovvio che la finale di Champions appena disputata porterà qualche sceicco o presidente riccone ad autoconvincersi umoralmente che la sua squadra ha assolutamente bisogno di procurarsi a ogni costo uno dei migliori esemplari disponibili per rimpiazzare l’attuale e finora poco calcolato mezzo citofono. Ma alla Roma, costretta a svendere Salah un anno fa perché a Pallotta i bilanci creativi stile Milan garbano poco, converrebbe dare via il suo campione, considerando anche che la sua valutazione verrà probabilmente ulteriormente pompata da un Mondiale nel quale il Brasile, rigenerato da Tite e dall’affermazione di qualche asso in ruoli chiave prima scoperti, si presenta come favorito? Il portiere fenomeno puoi permetterti di averlo come ciliegiona sulla torta se sei un top team, mentre se sei costretto a schierare spesso i Peres, i Juan Jesus, i Gonalons direi che le tue priorità sono decisamente altre. Basta non andarsi a pescare col lanternino elementi alla Karius. Alisson è stato a volte costretto a un superlavoro nel corso di questa stagione, si pensi alla fondamentale partita con l’Atletico Madrid all’Olimpico, ma è successo appunto per lacune della rosa. Per me non puoi basarti sul fatto che il tuo portiere faccia il fenomeno a ogni partita. Mettiamoci che nel calcio, specie quello moderno, il portiere non è in teoria una figura così determinante come in altri sport, quali l’hockey e la pallamano. Questo per quello che fa tra i pali (il calcio è uno sport strapraticato, quindi il livello si è molto spostato verso l’alto un po’ in tutti i ruoli: fare gol da fuori area, per dire, è diventato difficilissimo al punto che a momenti manco ci si prova più, perché si sa che o azzecchi il tiro quasi perfetto o è una palla regalata agli avversari, dato che si presume che l’estremo difensore avversario sia su un certo standard che si è imposto). Diverso il discorso in fase d’impostazione, che nel calcio moderno parte sempre più dal basso: uscire bene dalla difesa, creare da subito superiorità numerica, avere un portiere reattivo e tecnico, dotato di visione, in grado di innescare bene le ripartenze e pescare l’uomo, anche lontano o lontanissimo, al pixel è un bel vantaggione. Quindi, sì, disporre di un Alisson o di un Ederson è indubbiamente cosa molto bella. Ma cento milioni sono cento milioni. La casa non puoi cominciare a costruirla dal tetto. Soprattutto, tra un portiere bravo che costa pochissimo e il top mondiale del ruolo la differenza spesso e volentieri non è che si noti così tanto. Si pensi, non so, aggiunta postuma, al Sorrentino del Chievo degli ultimi anni in A: era decisivo un sacco di volte e costava zero, essendo in là con gli anni e magari non avendo goduto di grandi uffici stampa e procuratori in passato. Senza guardare all’estero, nella nostra A ci sono vari profili validi ed affidabili (tra i pali, almeno, appunto… comunque un portiere anche oggi deve soprattutto parare) che sono anche relativamente economici. In altre parole, il portiere “da cento milioni” è sì un valore aggiunto, ma quel po’ di qualità in più lo paghi in maniera incredibilmente salata, pertanto non può essere un’ambizione per una squadra “normale”.

Spesso si sente dire che il ruolo del portiere è quello più importante di tutti. Questo perché «se sbaglia il portiere prendi gol». Fa presa, ma è retorica. Al posto degli Alisson, degli Oblak, dei Courtois mica ci devo andare (nel caso) io, o l’unica alternativa disponibile è il portiere del Trastevere Calcio. Allora sì, avreste ragione. Ma ci potrebbe benissimo andare un Musso, un Silvestri, ecc. E questi, di regola, non è che farebbero entrare palle floppe, eh. Probabile anzi che i loro nomi si affermerebbero a livello mondiale come quelli dei loro più illustri predecessori. Si pensi al caso Donnarumma-Maignan, esemplare in tal senso. Nonostante il recente Europeo vinto come sappiamo, non è che io sia così incondizionatamente entusiasta (almeno al momento) del numero uno della nostra Nazionale. È incredibilmente esplosivo e reattivo, copre la porta come nessun altro, compresi i mostri del ruolo che hanno giocato prima di lui, certo. E non è affatto poco. Ma i suoi pregi (per quanto enormi) finiscono qui. Mi lascia perplesso e insicuro sotto praticamente ogni altro punto di vista. Se deve fare un’uscita alta o lo vedo cincischiare col pallone tra i piedi al limite dell’area (con gli avversari che volano a pressarlo e lui che, non si capisce perché, ci mette tempi calcisticamente improponibili a capire chi servire) mi cago in mano. E ormai, benché sia ancora giovanissimo, è in giro da una vita: si migliorerà, certo, ma il gap da colmare per certe cose è troppo ampio, difficile pensare ormai che diventi un fenomeno a tutto tondo. Ricordo le ironie e i disfattismi quando al suo posto arrivò Maignan, tra gli stessi tifosi del Milan. Eh, facile fare i fenomeni in Ligue 1 (cioè, se l’umile Lille è riuscito a vincere il campionato sul PSG degli sceicchi è in buona parte merito suo, vedete voi), se si è messo in luce così tardi ci sarà una ragione, ci siamo indeboliti nel ruolo, sarebbe stato meglio dare la tangente al pizzaiolo, ecc. Ora mi pare si sia visto quanto cazzo sia forte questo, costando un’infinità in meno del predecessore. Magari la storia mi spernacchierà, ma tra Maignan e Donnarumma (se stipendio, cartellino e mazzette ai procuratori fossero uguali) al momento non avrei alcun dubbio.

Aggiornamento (old). Alisson alla fine è andato via per una cifra sensibilmente inferiore a quella del titolo, ma in ogni caso stratosferica. E ugualmente folli sono state le quotazioni raggiunte da altri portieri quest’estate, in un mercato evidentemente sconvolto da quella decisiva e fondamentale prestazione di Karius nella partita più importante dell’anno, a livello di club. Peraltro tendo a credere alla versione postuma fornita dal pur scarso giocatore, quella della commozione cerebrale: insomma, a meno che non abbia corrotto i medici… Mettiamoci che la dinamica del primo gol sembra proprio influenzata dalla possibile disfunzione spazio-visiva causata dall’impatto, visto che in quei frangenti il giocatore pareva agire proprio come se fosse Mr. Magoo. Un altro aspetto culturalmente interessante è il modo in cui il povero Olsen è immediatamente diventato il bersaglio preferito dei tifosi romanisti, pur essendo tra i meno responsabili per la brutta partenza della squadra. Insomma, se i giocatori dell’Atalanta (per il resto tutt’altro che irresistibile in questo avvio di stagione) penetrano la tua difesa come il burro, se ti fai rimontare addirittura due reti due dal Chievo, che in trasferta nell’ultimo secolo ha preso pizze ovunque, vincendo solo col Bologna perché quelli erano già salvi, dubito che. Più che la sua pur rimarchevole idiosincrasia ad allontanarsi dai pali natii, quel paio di interventi goffi, che comunque non sono costati il gol, e il ridotto numero di salvataggi “estremi”, credo paghi l’essere diventato una sorta di simbolo della politica delle plusvalenze e dell’autofinanziamento adottata per mandare avanti la baracca da Monchi in nome degli “Americans Straccions”. Probabile che c’entri anche l’influenza mefitica dei vari marioni, che ne avranno intuito le potenzialità da capro espiatorio, ma l’ultima volta che ho provato a sintonizzarmi su una radio romanista ho subito beccato un blocco pubblicitario che nemmeno durante i film di Rete 4, e verso l’ottavo spot di qualche ristorante capace di code alla vaccinara inimmaginabili ho desistito, quindi non saprei dire esattamente.