Da alcuni commenti che ho disseminato in giro: «Secondo me l’iperbole del superallenamento paragonato al doping (farebbe male e sarebbe dopante anche quello, si dice spesso in queste discussioni) non è efficace. Lo sport è, anche, eroismo, soprattutto in alcuni casi (ciclismo, maratone, ecc.). Bombarsi è una scorciatoia, è pigrizia (viene percepita come tale, soprattutto), allenarsi quattordici ore al giorno, no, è il contrario, è dimostrazione di una forza di volontà pazzesca. Capisco che farsi seguire dal medico quando ci si dopa e tutto il resto sia un bello sbattimento, non sono cose da sottovalutare. Sono sicuramente molto impegnative. Però. Insomma. Dai. Per carità, è evidente che doparsi non basti per vincere il Giro d’Italia, devi anche allenarti duramente. Dubito però che nel ’54, quando la Germania Ovest sconfisse in finale l’allora fortissima Ungheria (che le aveva appioppato otto goal nel girone, poi i tedeschi come si sa non ebbero vita lunghissima), ci riuscì per caso, o perché in quei giorni si erano allenati tantissimo. Qualcosa mi fa sospettare che il fatto che si fossero bombati come cavalli sia stato alla fine il fattore decisivo.

Si dice che la lotta al doping (no liberalizzazione, quindi) va fatta per i rischi alla salute che gli atleti corrono. Mi pare una roba un po’ retorica e non del tutto vera, o sincera. Ovvio che lo sport a livello agonistico non metta al primissimo posto e al di sopra di tutto la salute e il benessere degli atleti (checché se ne dica), sennò non si dovrebbero proprio svolgere gare motoristiche, niente pugilato o arti marziali, ma anche uno sport normale come il tennis nel quale difficilmente muori non è che ti faccia benissimo a quei livelli, per non parlare delle dodicenni campionesse di ginnastica artistica che magari sarebbe meglio avessero un’infanzia normale.

Come detto, però doparsi va contro l’epica, cioè il motivo per il quale uno segue le gare, nessuno si commuoverebbe al racconto della storia di Dorando Pietri se poi aggiungessero “vabbè, comunque c’è da dire che era drogato fin nei peli del culo”. Liberalizzare il doping pertanto farebbe perdere senso allo sport. Inutile dire che saperlo con certezza (se un atleta si dopa o no) fa tutta la differenza del mondo, ed è il motivo per il quale consideriamo leggendari molti atleti del passato. Riguardo al perché questa sostanza sì e quell’altra no, da qualche parte la linea bisogna pur tracciarla, è un po’ come il cartellone dei vegani, la zanzara la spiaccico, il gatto no, il ragno ci penso un attimo su».