La Nazionale italiana di pallacanestro si ferma per protestare contro la situazione drammatica del nostro campionato, letteralmente invaso dagli extracomunitari. Lo sciopero s’interrompe, ma i problemi restano, per ora, insoluti.

Le medaglie d’argento dell’ultima Olimpiade (quella di Atene) si sentono trascurate, ignorate, quasi calpestate. Inascoltato il loro grido d’allarme, lanciato ormai da mesi (ma diciamo pure da anni), invano. L’esterofilia del nostro campionato è sempre più spudorata, la percentuale di giocatori italiani s’inabissa ogni anno di più. Basket italianoE Federazione e Lega non fanno nulla per contrastare questo fenomeno. Anzi. Si piegano senza indugio alle fameliche e mutevoli esigenze di club miopi e ormai senza scrupoli, porgendo loro con aria goduriosa la vaselina. La tutela dei vivai nostrani è ormai un’anacronistica romanticheria per sognatori, un miraggio mameliano lontanissimo e inarrivabile. Il nuovo, voltagabbanico accordo tra FIP e Lega non viene affatto incontro all’apparentemente ragionevole richiesta dei giocatori di fissare l’obbligo dei sei italiani in formazione. Le nuove regole prevedono invece cinque italiani e un “passaportato“. E il limite dei quattro extracomunitari è lasciato intatto fino al 2012. Queste (più o meno) le ragioni che hanno portato i nostri prodi atleti, radunati a Bormio per le qualificazioni europee, a iniziare, in accordo con tutto il movimento cestistico italiano, un clamoroso sciopero (già sospeso, però). Il presidente del CONI Gianni Petrucci è andato su tutte le furie per questa decisione senza precedenti, arrivando, paonazzo in volto, addirittura a muggire di “offesa alla maglia azzurra” e agli incommensurabili valori etici e sportivi che questa rappresenta.

“ADESSO SIAMO IN TRE A TRATTARE” – Il CT Recalcati – ormai autentica e indiscussa palla al piede di questa nazionale – si è dato alle tradizionali operazioni pompieristiche, trincerandosi dietro frasi di circostanza dal retrogusto quasi trapattoniano. Fa l’equilibrista invece Dinone Meneghin, l’ormai semidecrepito team manager azzurro: “Il boicottaggio della Nazionale è sempre sbagliato. Dinone Meneghin giovaneNon bisogna fare muro contro muro. Occorre dialogo. Spero che la minaccia dei giocatori serva per cercare di mettere al tavolo i due poli. L’arrabbiatura dei giocatori è sacrosanta perché sono state cambiate le regole del gioco in corsa. Rovinare il lavoro della Nazionale significherebbe pregiudicarlo anche per il prossimo anno, non bisogna fallire la qualificazione agli Europei”. Contrario allo sciopero Boniciolli, il coach che è riuscito nella fantascientifica impresa di vincere la Coppa Italia con Avellino, espugnando il parquet bolognese. L’eroe irpino sostiene che, in epoca di globalizzazione a tutti i livelli, è semplicemente ingiusto e anacronistico porre dei limiti al libero viavai dei giocatori. Sarà, ma la maggioranza dei tifosi sembra essere solidale con gli scioperanti. D’altro canto è logico che, se porre dei vincoli alla circolazione dei giocatori europei è ormai impensabile e giuridicamente forse inattuabile, qualche provvedimento per arginare il dilagare degli extracomunitari andrebbe pure adottato. Sempre che ci si voglia ostinare a chiamare “italiano” il nostro campionato, a considerarlo tale. Giuseppe Cassi – il presidente della GIBA (in pratica il sindacato dei giocatori), colui che è riuscito faticosamente a convincere i propri uomini inferociti a sospendere lo sciopero dietro la promessa di una riapertura delle trattative – si dice ottimista. Dopotutto la Federazione ha riconosciuto che l’accordo FIP/Lega dello scorso aprile è stato frutto di un tragico errore, annullandone gli effetti dalla stagione 2009/10. Nessuna modifica relativa a quella 2008/09 (già iniziata) sarà infatti possibile, ma Cassi appare convinto che stavolta le due potenti associazioni la smetteranno di tirare le noccioline agli atleti, e che la GIBA riuscirà (nientepopodimeno) a sedersi a tavolino e a trattare.

MAL COMUNE MEZZO GAUDIO? – In tutto ciò, ci si chiede se la qualificazione a Euro 2009 sia davvero messa a repentaglio dalla bellicosità e dall’avidità senza fine dei nostri giocatori. Probabilmente no. Certo è che, sciopero o meno, la sfida con la Serbia del 20 agosto appare particolarmente ostica (nonostante le convocazioni del nostro rincitrullito CT abbiano incredibilmente portato a un salutare ringiovanimento, la loro base di giocatori resta sulla carta senza dubbio superiore). Si farà sentire soprattutto l’assenza dei forti nazionali NBA. Non ci sarà infatti Andrea Bargnani, per i suoi noti impegni con i Toronto Raptors. Belinelli inoltre sta allegramente disputando la Summer League, mentre Gallinari è afflitto da fastidiosissimi problemi alla schiena, veri o presunti. RecalcatiNel girone A, quello in cui è capitata l’Italia, oltre ai serbi figurano anche Bulgaria, Ungheria e Finlandia (si qualifica direttamente solo la prima classificata, vengono ripescate però le tre migliori seconde). Tutto questo nel quadro di uno sport che, specie a livello di nazionali, sta assumendo contorni sempre più farseschi con naturalizzazioni che lascerebbero di stucco anche gli avi di Recoba. Basti pensare alla Germania, che è riuscita a qualificarsi alle Olimpiadi grazie al centro di Los Angeles, o addirittura a una Russia trionfatrice agli scorsi Europei contando sull’apporto di un play Stars and Stripes. Ed è proprio grazie al barbatrucco delle naturalizzazioni facili che la regola del nostro campionato che impone un certo numero di italiani è stata spesso disinvoltamente aggirata in passato, alla facciazza del patriottismo dilagante. Ma soprattutto del buonsenso. (Semicestinato da Giornalettismo).