Il Paraguay non è cambiato di una virgola rispetto a quello di Francia ’98, eliminato da un golden gol transalpino al termine dei centotredici minuti più Paraguaysoporiferi che l’umanità ricordi.

Eroici catenacciari con la maglia del Lanerossi Vicenza che quando si ritrovano un pallone tra i piedi lo guardano straniti, come se si trattasse di un pericoloso ordigno in grado di fargli esplodere l’acconciatura. Non tentando neppure seriamente di orchestrare alcunché, ma affidandosi con orgoglio ai soli calci da fermo (ma Chilavert, il gradasso portierone che tirava punizioni e rigori, non è più). È normale, quindi, che la partita dell’Italia sia stata tanto scialba e contraddistinta da un irritante possesso di palla orizzontale dalle dimensioni quasi lusitane.

Il problema della Nazionale è che manca drammaticamente di qualità. Pepe e Iaquinta possono anche scappare in ogni zona del campo per novanta minuti come se avessero tutti i pitbull impazziti dei tigì attaccati alle chiappe, suscitando applausi in essemmessese su Facebook e commozione prostatica tra i vecchietti al bar. Purtroppo quelli in corso in Sudafrica non sono i mondiali di atletica leggera. Per cui se conquisti l’arnese rotolante devi sapere cosa farne.

Va bene il Gattuso di una volta che, conscio della propria totale inettitudine in fase di costruzione, appena strappata a morsi dai piedi nemici la sfera infuocata la consegnava diligentemente al primo Pirlo nei paraggi. Pepe invece pretende di fare robe difficili, da adulti, dribblare, impostare, tirare. Operazioni che spesso non vanno a buon fine. Stessa cosa per Iaquinta, sprovvisto della tecnica necessaria per sbarazzarsi veramente dei mastini bavosi antropomorfi che lo inseguono e mettere in mezzo palle decenti per un inquietante Gilardino.

Un altro aspetto è quello annoso legato ai giocatori stranieri pullulanti nel nostro campionato. Sarà retrogrado e razzista, ma se l’Inter vince la Champions League senza italiani per la Nazionale è un problema irrisolvibile. Lippi è costretto a convocare sciami di giocatori della Giuvendus, non solo per i favori sessuali che indubbiamente questi gli fanno. Ma perché con quelli internazionalmente inesperti e implumi dell’Udinese, del Chievo o dell’Albinoleffe non si va da nessuna parte (con tutto il rispetto, enorme, per i fanboy delle summenzionate compagini). Di Natale in Italia può fare anche trilioni di gol e condurre la sua squadra a stupende salvezze anticipate con una mano legata dietro la schiena, ma appena ci sono le partite importanti si caca nel suddetto organo prensile.