Interessanti queste dichiarazioni di Leonardo – uno che i campi li ha calcati e qualcosa ha vinto, poi si tratta di uno dei pochi giocatori ai quali non era applicabile un famoso adagio di Boskov – relativamente all’ennesimo secondo posto finale (se va bene, il calendario è tosto) della Roma.

È sicuramente vera la questione della mentalità, con tutto il corollario, come ingrediente importante per arrivare al successo (avrei qualcosa da ridire su quella del Brasile che, insomma, non sempre si è percepita nella storia, nonostante team sulla carta spesso ottimi, vedi 1982). Del resto che l’aspetto psicologico, e quindi l’approccio e tutto, nello sport conti parecchio è evidente dal peso oggettivo, abnorme a tutte le latitudini, che ha una roba come il fattore campo.

Io comunque mi ostino a pensare che si parli di uno sport nel quale, per com’è fatto, se non sei immensamente superiore all’avversario qualche partita ogni tanto rischi di pareggiarla. Non puoi vincerle tutte, e la Roma finora ne ha vinte tante, con una media punti abbondantemente superiore ai due a gara che alla fine l’avrebbe portata a quota ottantasei (calcolo effettuato prima del nefasto pareggio con l’Atalanta, la Juve ha vinto due degli ultimi campionati facendo ottantasette punti, e in un caso ne ha racimolati solo ottantaquattro; ovviamente se l’avversaria diretta non molla la quota scudetto può benissimo alzarsi smisuratamente, si pensi al campionato degli anni Settanta nel quale le due torinesi incamerarono uno sfracello di punti e una prevalse sull’altra di un soffio). Sono convinto pure che in campo non si scenda da soli ma ci sia anche, appunto, l’avversario, che in questo caso era tosto e piuttosto agguerrito, visto che lotta per un posto in Europa. L’Atalanta peraltro ha disputato un grande e generoso secondo tempo col Sassuolo nel turno precedente, nonostante non sia riuscita ad andare oltre il pareggio. Si dirà che la Roma (o chi per lei) fallisce puntualmente le partite decisive. Ma se per far tuo un campionato devi vincerle quasi tutte questo discorso lascia un po’ il tempo che trova: era “decisivo”, e assai difficile, anche vincere al San Paolo o a San Siro, e ci sei riuscito, erano “decisive” tutte le partite vinte con le mediopiccole che ti hanno portato a questo punto. Al primo anno di Garcia si sono fatte due serie di “W” (una da dieci e una da nove) che risultano, statistiche alla mano, tra le più lunghe di sempre nella storia della Serie A. Non si è vinto una mazza lo stesso. Non si è andati nemmeno vicini a vincere. Quest’anno la Roma ha segnato finora sei goal in più della Juve, che vanta una differenza reti migliore di una sola unità.

Una crepa in questo ragionamento della mentalità, almeno in questo specifico caso, sono le finali perse dai bianconeri (in Champions è la squadra che ne ha perse di più in assoluto, è successo anche contro avversari nettamente inferiori come Amburgo o Borussia Dortmund). Anche il Milan, altro club considerato geneticamente vincente, si difende bene (clamorose rimonte subite in Champions da avversarie molto meno attrezzate come Deportivo e Liverpool… pensate come una ripresa quale quella, sconcertante, di Istanbul avrebbe alimentato per secoli la leggenda della Roma come squadra di eterni perdenti nati, tra spernacchiamenti e luoghi comuni vari). Ovviamente si potrà dire che Juve e Milan hanno vinto tanto, tantissimo (al che, altrettantto ovviamente, si potrebbe replicare che i loro organici in media sono stati molto più competitivi di quelli giallorossi, almeno io sfilze di fenomeni alla Platini, Zidane, Van Basten, Gullit, Rijkaard, Weah, Nedved, Buffon, Baggio, Baresi, Maldini, Shevcenko, Kakà, Ibra, ecc. da ‘ste parti non li ho visti; certo, Totti, mezzo anno di Batistuta, sicuramente altri elementi molto validi, ma non mi pare che nel complesso ci sia paragone). Ah, i primi tempi talvolta li sbaglia anche la Juve (a Crotone primo tiro in porta al 45′, ma si è verificato qualcosa di simile pure contro squadre più impegnative), solo che poi i tre punti li porta regolarmente a casa perché è troppo superiore e la giocata del campione quando l’avversaria è stanca esce fuori. Sospetto che se quest’anno non si è vinto lo scudetto è principalmente e banalmente perché la Juve è molto più forte e dotata di una rosa parecchio più completa. E che se non si è vinta l’Europa League (o almeno non siamo arrivati a giocarcela con lo United, l’unica squadra superiore a noi tra quelle superstiti) è perché la rosa è corta e nel secondo tempo all’andata col Lione siamo crollati. Certo, ci sono stati anche gli errori tattici e gestionali, decisivi, del tecnico, che avendo presente i limiti dell’organico avrebbe dovuto impostare diversamente la gara dopo il 2-1 o il 2-2 (risultati ancora largamente favorevoli) una volta notato che i suoi non ne avevano più. C’è da dire che il motivo per il quale Spalletti sta velatamente minacciando l’addio è, secondo Sky Sport, legato alla deludente campagna invernale, quando la società non gli prese i rinforzi richiesti, indispensabili per far rifiatare un po’ certi titolari. In Coppa Italia si sarebbe potuto fare di più, pesa come un macigno l’atteggiamento tattico immotivatamente squilibratissimo della squadra nella gara d’andata, con tutte quelle opportunità concesse ai velocisti e ai talenti laziali per filarsene in porta (accadeva praticamente ogni volta che perdevamo un possesso a centrocampo). Ma, certo, superato l’ostacolo Lazio, comunque non banale, in finale ancora una volta ci saremmo trovati di fronte la Juve, non la favola Alessandria, o il Gelbison Cilento.

Si può vincere da underdog, ci mancherebbe, però spesso in questo caso aiuta avere avversari più morbidi o meno infallibili della norma. Il Leicester l’anno scorso ha vinto a ottanta punti (quota bassa) con tutte le big che hanno fallito contemporaneamente, cosa che, è chiaro, non può capitare sempre, e quest’anno con la regolarità del Chelsea, squadra evidentemente quadratissima dal momento in cui ha ingranato, non si sarebbe potuto permettere per esempio di perdere entrambi gli scontri diretti con l’Arsenal, o tutte le altre pause e flessioni che ha avuto. La Grecia campione d’Europa meritò, a suo modo, ma vinse un torneo in cui le squadre favorite erano Portogallo e Repubblica Ceca, belle formazioni, ma insomma, se si fosse ritrovata con la Spagna al picco del ciclo recente, o con la Germania del 7-1 al Brasile… Diciamo che per la Roma dover arrivare davanti a una compagine che in questo momento se non è la più forte al mondo poco ci manca non è d’aiuto. Juve-Barcellona 3-0, l’anno scorso a momenti passava col Bayern, l’anno prima ha fatto fuori il Real… Noi con ‘ste squadre baciamo per terra se non dobbiamo prendere il pallottoliere. Insomma, non attribuire alla mentalità ciò che si può ragionevolmente spiegare col divario in fatto di valori tecnici.