Sicuramente il Mondiale più divertente e meglio giocato dei nove da me intensamente seguiti. Partite raramente noiose (perfino l’inizialmente arida Costa Rica-Grecia è diventata appassionante nei supplementari), squadre mediamente molto più organizzate che in passato, anche dal punto di vista tattico e difensivo, nonostante l’abbondante quantitativo di reti messe a segno. A parte un po’ di inevitabili cappellate individuali, che ci saranno sempre, i gol bisogna davvero costruirli. Purtroppo segnare da fuori sembra essere diventato quasi proibitivo appunto perché, in barba al caldo, si corre parecchio e nulla o quasi viene lasciato superficialmente al caso, quindi i tiratori più intraprendenti vengono subito ostacolati o murati. Sospetto ci sia anche un’influenza culturale del nefasto tiki-taka nel limitato numero di realizzazioni dalla distanza, per cui non dico che le squadre tentino di entrare in porta con la palla, ma magari di avvicinarsi di più prima di scoccare la conclusione sì.

Mi pare un Mondiale del tutto atipico privo di una chiara favorita: ci sono addirittura sette squadre (quelle arrivate ai Quarti, tranne la Costa Rica, più le quattro big che dovrebbero passare il turno nelle partite di oggi e domani) che più o meno hanno possibilità simili di aggiudicarsi l’ambita Coppa. Una situazione mai vista. Ce ne sarebbe stata un’altra quasi altrettanto competitiva, il Cile miracolato dalla cura Jorge Sampaoli, quello dell’aneddoto in cui viene espulso ma lui sale sull’albero e non visto continua a pontificare e poi bla bla, uno che presto gli emiri malvagiui si contenderanno a suon di paperdollari, ma purtroppo il destino, i pali e le traverse hanno voluto che.

Il Brasile chiaramente vale molto meno di quanto si pensasse, ed è forse addirittura la meno forte delle sette sorelle (la sensazione è che se attaccati con determinazione questi vadano in crisi, e che soprattutto dalle parti di Ficarra sia fin troppo facile affondare), però ha sempre un certo Neymar, e Hulk ha dato segni di vita contro il Cile, Júlio César è rinato – più che i rigori, calciati orribilmente, la parata su Aránguiz che manco Padre Pio. E poi, oh, gioca in casa, mica ci sarà sempre quel mostro di bravura e incorruttibilità di Webb ad arbitrare.

L’Olanda, nonostante non abbia brillato contro il Messico (ma dato l’avversario rognoso e i trentotto gradi era prevedibile), è forse quella che ha più chance, insieme all’Argentina. Abbiamo un Robben che, tuffi o meno, sembra in grado di tirare quasi da solo la carretta, e una squadra nel complesso tosta (due dei quattro gol incassati vengono da rigori a mio avviso inesistenti), a parte il gelataio messo improvvidamente tra i pali. Non dimentichiamoci che quattro anni fa questi sono andati vicinissimi a vincere contro una Spagna al culmine del suo splendore (se lo stesso Robben non avesse fallito alcune palle gol piuttosto clamorose…), e questo qualcosa vuol dire. Ah, dispongono pure del non trascurabile vantaggio costituito da un Quarto abbordabilissimo con la Costa Rica (quindi, in pratica, due big da abbattere per il trionfo, anziché le tre delle altre).

L’Argentina ha iniziato male, vincendo con la Bosnia solo grazie all’autogollonzo casuale iniziale, e battendo il volitivo ma modesto Iran in una partita che avrebbe sì e no meritato di pareggiare. Con la Nigeria però si sono visti progressi sostanziosi (anche se buscare ben due gol da una squadra così non è buona cosa), segno che l’avvio stentato potrebbe essere dovuto anche alla preparazione fisica mirata per gli scontri a eliminazione diretta, non solo al fatto che Sabella non si interessi di calcio, e soprattutto Messi la butta dentro sempre e sembra seriamente intenzionato a farne uno in più degli avversari. E poi tutto quel ben d’iddio che hanno in attacco prima o poi dovrà uscire dal coma profondo.

La Colombia, solida e spettacolare, quattro centri su quattro partite, l’Uruguay buttato fuori senza quasi neanche spettinarsi, Cuadrado che dispensa calcio, Rodriguez (autore del gol più pregiato del torneo, dopo il volo di testa di Van Persie) che pare il novello iddio: viene da chiedersi cosa potrebbero fare questi se disponessero anche di Falcao. I bookmaker possono dire quello che vogliono, ma a questo punto i veri favoriti contro il Brasile sono loro.

La Francia è una squadra (complimenti a Deschamps, chissà se la Juve avrebbe ripreso a vincere prima con lui in panca). Corrono tanto, dispongono di giocatori atleticamente straripanti. Dal punto di vista qualitativo, anche per l’assenza di Ribéry, sono probabilmente inferiori ad alcune delle altre favorite e stanno indubbiamente sotto al livello della Francia di Zidane & C. Però sono in forma bestiale, e questo conta, conta tantissimo, specie in un Mondiale giocato in queste condizioni.

La Germania in teoria sarebbe la squadra da battere, sia in ossequio alle tradizioni che la vogliono arrivare bella corazzata fino in fondo, sia perché il progetto Löw sembra finalmente giunto a maturazione, con quelli che erano i ggiovani promettenti e terribili di un po’ di anni fa diventati calciatori e ometti veri e finiti, quindi sarebbe anche arrivato il momento di incassare. Però c’è da dire che nel girone hanno impressionato fino a un certo punto: 4-0 col Portogallo nel quale ha pesato molto anche l’arbitro (dal 2-0 in poi, quindi sì, bel successo, ma non questo megatrionfo che si dice); soprattutto gara col Ghana nella quale avrebbero potuto facilmente perdere, visto che una squadra più smaliziata degli africani avrebbe potuto facilmente sfruttare per esempio l’occasione in tanti vs due. Non so, probabilmente mi sbaglio, ma Löw mi pare un po’ il classico perdente di successo, secondo me una a caso delle tre partite contro le big che gli mancano per acciuffare la Coppa la fallirà, come regolarmente avvenuto dal 2008 a oggi.

È rimasto il Belgio. Cosa dire. Gli USA sono organizzati e scappano tantissimo, però hanno i piedi mediamente fucilati, magari resisteranno fino ai supplementari, ma poi dovrebbero crollare sotto i colpi della capigliatura fashion di Fellaini e delle magie di Hazard, Mertens e soci. Anche qui, squadra magari meno spumeggiante di quanto si pensasse, ma molto, molto concreta, completa, ricca di talento e difficile da perforare (solo un gol subito, su rigore). Tra l’altro avere un portiere coi controcazzi, anziché uno spaventapasseri qualunque, aiuta parecchio in caso di drammatico esito finale ai tiri di rigori (vedi Costa Rica-Grecia).